Guidando lungo la Catalogna: di vini del Priorat e borghi da cui toccare il cielo con un dito

weekend catalani lungo la comarca del priorat

Di come un fine settimana di inizio primavera nella Catalogna interna, lungo la comarca del Priorat, ci ha fatto riconciliare con il mondo a suon di vino rosso e cieli da toccare (quasi) con un dito.

Per molti anni sono stata io quella che aveva l’onere di partecipare ai pranzi d’impresa. Mi sono sorbita fior fior di pasti in belle località italiche o sul mare a Barcellona; belle occasioni per vedere posti nuovi e mangiare in ristoranti fuori dalla mia portata, ma pur sempre in compagnia di colleghi e capi di lavoro. Occasioni quindi, in cui personalmente mi sono sempre sentita un pelino in soggezione.

Ora i ruoli si sono invertiti. Da quando lavoro a distanza vedo i miei colleghi solo qualche volta all’anno, e in circostanze molto informali. Soprattutto non ho più gli obblighi sociali di partecipare a cene natalizie, family day o invenzioni simili. Ora tocca al Guerriero.

Doveva essere un semplice pranzo in una cantina di Gratallops

A metà marzo l’impresa per cui lui lavora ha organizzato una giornata in cantina nella comarca del Priorat, in provincia di Tarragona, per i dipendenti e le loro famiglie.
Noi due, reduci da mesi di post-trasloco, acquisto e assemblaggio mobili nel nostro nuovo appartamento vuoto, avevamo decisamente bisogno di un fine settimana di stacco.

Abbiamo affittato una macchina e un sabato mattina di quasi-primavera ci siamo messi in viaggio verso il Priorat, la comarca catalana famosa soprattutto per il vino. Da Barcellona il viaggio non è tanto lungo, 2 ore giuste, che io mi sono goduta tutte: il Guerriero ancora non ha convalidato la sua patente messicana con quella europea, quindi non può guidare, per cui mi sono goduta io la macchina a noleggio (una bella León rossa fiammante).

Il pranzo di impresa ci attendeva in una cantina poco fuori il paesino di Gratallops, con una terrazza con vista sui vigneti e le colline del Priorat. Libera dal condizionamento di essere circondata da miei capi e capetti, finalmente mi sono rilassata!
E comunque non vedevo l’ora che tutti ripartissero per iniziare il nostro weekend di vino e scollinamenti in auto. Io e il Guerriero eravamo gli unici a esserci organizzati per dormire a Gratallops; tutti gli altri suoi colleghi sono arrivati con il bus dell’azienda a mezzogiorno, e dopo pranzo sono ripartiti.

A Gratallops ci sono più cantine che persone

Noi invece abbiamo sconfitto il sopore post-prandiale in questo paesino di pietra di 224 anime.

stradine in pietra di gratallops comarca del priorat catalogna

Sarà per il periodo di bassa stagione, ma ci sembra di essere approdati in un paesino fantasma.
Non c’è nessuno per strada. Gli unici esseri viventi che percepiamo si trovano dentro alcune enoteche che incontriamo nel cammino verso il nostro bed&breakfast.

E anche se la presenza umana per il momento non è preponderante, è chiaro che ci troviamo in un posto devoto al vino. Le enoteche e le cantine si susseguono nelle strade in pietra di Gratallops, sembrano più numerose delle case private. La gran parte di loro, comunque, sono ancora chiuse per la pausa invernale.

 

cantine di gratallops comarca del priorat catalogna

Anche il bed&breakfast in cui dormiremo, uno dei pochissimi del paesino, è di proprietà di una delle cantine.
Si chiama Hostal Elvira, e onestamente non è niente di che. Ma considerando che le altre strutture si vantano di epiteti come Boutique Hotel e sono ben più cari, non facciamo tanto gli schizzinosi.

strade del vino a gratallops comarca del priorat catalogna

Il bello di questo posto è il silenzio. Totale, assordante, meraviglioso dopo tanti mesi di rumore. La sera dopo cena (ottima, nell’unico ristorante che troviamo aperto in questo sabato sera di marzo), ci ritroviamo completamente soli nella piazza del paese senza riuscire a cogliere nemmeno un rumorino, un cane che abbaia, un bambino che piange, che ne so. Niente.

La mattina dopo, domenica, la nostra idea di essere arrivati in una bolla spazio temporale che ha risucchiato il resto dell’umanità si incrina parzialmente. Troviamo un mini-mini-market aperto, alleluja, sulla cui porta campeggia l’invito ”Caffè caldo”. Possiamo fare colazione! La ragazza al banco ci prepara due caffè con la macchinetta, che accompagniamo con dei dolci tipici da forno, molto simili alle rosquillas de anís.

Direi che siamo pronti per continuare a guidare.

le colline rosse e verdi della comarca priorat in catalogna

Verso Siurana, l’ultimo baluardo saraceno della Catalogna

Guidare su queste strade è un piacere. Il cielo è azzurrissimo e le cime della Sierra del Montsant si delineano chiaramente all’orizzonte. Questi paesaggi a tratti mi ricordano la Sardegna: il verde intenso, il rosso delle rocce e i loro strati millenari che si appoggiano l’uno sull’altro.

Ci hanno consigliato di andare a vedere Siurana, un minuscolo paesino del Priorat arroccato in cima a una delle punte della Sierra. I catalani che ci sono stati garantiscono si tratti di un paese da favola. Per la sua posizione ostica, è stato il paesino della Catalogna che per ultimo ha visto cadere la dominazione saracena nel 1153.

Capiamo il perché di questa conquista tardiva mentre percorriamo la strada per arrivarci: diversi kilometri di curve in salita, che mettono a dura prova le mie doti di guidatrice (e, a quel tempo, non oso immaginare dopo quanti giorni di cammino si riuscisse a salire fin qui).
Sono in difficoltà non solo per le strettissime curve a gomito e la paura che arrivi qualcuno dal verso opposto proprio nel lato più stretto della carreggiata; ma anche perché il paesaggio intorno è così bello che mi dispiace dovermi concentrare sulla strada, invece che far spaziare lo sguardo sulla natura circostante.

Dopo circa un’ora di salita, finalmente arriviamo in cima e Siurana ci accoglie così.

il paesino arroccato di siurana nel priorat, catalogna

È necessario lasciare la macchina nel parcheggio sterrato e raggiungere il paesino a piedi. D’altronde le strade sono così strette che sarebbe impossibile girare in auto.

Siurana si trova in cima a una rocca, circondata dalle pareti rosse della Sierra del Montsant.
Gli abitanti all’attivo sono ben 36. Non so se chiamarli coraggiosi o fortunati, visto che si godono dei panorami di questo tipo.

vista panoramica di siurana comarca del priorat

Quello che incanta di questo paesino non sono tanto le sue strade lastricate (sono veramente quattro in croce), quanto la sua posizione che sormonta la valle. Gli spuntoni di roccia piana si allargano ai lati del borgo, invitando a percorrerli ma con un po’ di brividi lungo la schiena, vista l’altitudine.

salto della regina mora di siurana comarca del priorat

Oltre all’antica Chiesa romanica e ai resti del Castello arabo, l’angolo più leggendario di Siurana è il Salto della Reina (il Salto della Regina).

Vista la sua posizione inespugnabile in cima al pantano omonimo, Siurana fu l’ultimo borgo saraceno a cadere nelle mani dei cristiani: la leggenda narra che Abdelazia, la regina saracena, preferì saltare giù per la rocca con il suo cavallo, piuttosto che cadere in mano nemica. Ma il cavallo, in un inutile ultimo tentativo di resistenza al suicidio, lasciò impresso sulla roccia l’impronta del suo ferro, che ancora oggi si può vedere poco oltre la ringhiera della foto qui sopra. 

Passiamo qui tutta la giornata, annegando la vista sulla vallata che circonda il borgo e fantasticando su come debba essere vivere qui su, soprattutto in inverno.

Io, figlia di un paesello ben più grande ma pur sempre paesello, so che non ce la farei mai.

—❣—

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4 Risposte a “Guidando lungo la Catalogna: di vini del Priorat e borghi da cui toccare il cielo con un dito”

  1. Sarà che la vita oggi è uno stress continuo ma a volte invidio gli abitanti di questi paesi arroccati e difficilmente raggiungibili. I paesaggi sono da togliere il fiato.

    1. Si è vero Simo, quando si arriva là su è la prima cosa che si pensa: che pace, ma cosa ci faccio in città a stressarmi? Poi però la bilancia dei pro e dei contro vuole dire la sua…

  2. E sì, passarci la vita è tutta un’altra cosa. Non credo riusciremmo a rinunciare ad una serata al cinema o ad andare a concerti o mostre..O ad ascoltare Orhan Pamuk 🙂 (e qui ti invidio tanto)

    1. Brava, hai colto nel segno 😉
      Essendo cresciuta in un paese di provincia e per giunta isolano, non mi attira molto l’idea di isolarmi. Anche se a volte con il Guerriero sognamo di andare a vivere vicino al mare, in una casa grande e lontana da tutto, ma con una rete wifi super potente e una libreria enorme

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