Come stiamo (in Spagna)?

Come stiamo in Spagna

«Allora, cosa si dice in Spagna?»

Eccola, la domanda che mi mette in difficoltà.
Mentre cerco le parole da esprimere a voce, nella mente si inanellano risposte come:
Non vivo in Spagna, vivo in Catalogna (sì, lo penso e non per indipendentismo ma per una serie di ragioni che meritano un post a parte);
Si dice quello che si legge sui giornali, non ho contatti diretti con il Ministero della Salute spagnolo (acida, yeah);
Cosa posso saperne di quello che si dice in Spagna se sono chiusa in casa da tre settimane?

Però lo capisco, alloracosasidiceinspagna è un modo per intavolare la discussione. Un modo generico ma sentito di chiedere come sto. In questo momento non mi sento di incolpare nessuno per le domande generiche. Non è facile ignorare l’elefante nella stanza.

Negli ultimi giorni ho visto molti articoli che confrontano le misure prese nei diversi paesi per arginare la pandemia, e tutti mi sembrano riduttivi. Perché per capire veramente come si vive in un paese durante la pandemia bisognerebbe, appunto, viverci o leggere approfonditamente la stampa nazionale.

La mia fonte di informazione preferita in questo momento, per capire come si affronta la pandemia nel paese in cui sono emigrata, è El Diario.

Questo articolo non vuole essere un bollettino, non vuole presentare numeri né curve. Vuole solo essere un modo per rispondere alla domanda iniziale, a modo mio. Aspettatevi quindi anche alte dosi di autoreferenzialità (forse, lo scoprirò alla fine). E poi, in fondo, c’è una domanda per voi.

Come si sta affrontando la pandemia in Spagna?

La situazione in Spagna, oggi 5 aprile, è pessima. I numeri sono molto simili a quelli italiani e ormai lo avrete letto dappertutto che, in Europa, Italia e Spagna sono i due paesi più colpiti dall’emergenza COVID-19.

Il Presidente ha emanato il “decreto reale dello stato di allarme“ il 13 marzo 2020

Regolato dall’articolo 116 della Costituzione, lo stato di allarme spagnolo permette al Governo di applicare misure eccezionali in casi di estrema necessità. La pandemia rientra fra queste.

L’articolo 116 della Costituzione regola lo stato di allarme, che comporta la sospensione temporanea dei diritti fondamentali e, nel caso più estremo, l’entrata in scena dell’esercito.

Questo vuol dire che tutti i corpi di polizia, sia nazionali che autonomici (regionali), devono rispondere esclusivamente al Governo. Ma anche che la libertà di circolazione può essere limitata, a seconda delle circostanze.

Per questo, quando il 13 marzo Pedro Sánchez ci ha avvisato che la Spagna sarebbe entrata in stato di allarme, non ci è voluto molto ad applicarne le conseguenze e farci stare tutti in casa: la limitazione della circolazione rientrava già fra le disposizioni di legge, e questa non è nemmeno stata la prima volta in cui gli spagnoli se la sono vista applicare.

Il primo stato d’allarme in epoca democratica risale al 2010, durante un enorme sciopero dei controllori di volo che creò un gran caos. L’allora presidente Zapatero applicò lo stato di allarme e dichiarò che da quel momento i controllori di volo andavano considerati come personale militare: se non fossero andati al lavoro, sarebbero stati accusati del reato di ribellione.

Da un punto di vista pratico, quindi, il 13 marzo la Spagna aveva già tutti i mezzi per attivare da subito delle restrizioni più forti rispetto a quelle che in Italia sono invece state applicate con gradualità.

Come ci dobbiamo comportare durante lo stato di allarme in Spagna?

La lista delle restrizioni in Spagna è stata applicata subito e con precisione.

Non possiamo uscire.

A meno che non si tratti di emergenze, acquisto alimentari/medicine, per motivi lavorativi da giustificare (e dal 28 marzo sono permessi solo i lavori in attività essenziali), per assistere persone anziane/malate, per andare in banca.

Da subito è stato chiaro che non si può uscire per fare sport né per una passeggiata di salute (a meno che non si porti fuori il cane).

I bambini non possono andare al parco.

Anzi, le aree gioco nei parchi sono state chiuse da subito.

Non possiamo usare le aree comuni dei condomini.

Quindi non possiamo salire nella terrazza condominiale, nel patio o nel giardino del palazzo. Questo per me è stato un duro colpo, perché la mattina in cui ho letto l’articolo mi ero svegliata con il pensiero consolatore che forse sarei potuta salire in terrazza a bere un caffè. Poi ho letto El Diario e fine dei sogni di gloria.

Possiamo fare acquisti online e spedire pacchi.

Il commercio online funziona normalmente, anche se certi articoli sono introvabili. Come la cyclette che avrei voluto comprare da Decathlon per fare un po’ di movimento in casa.
I ristoranti e le gastronomie che si sono organizzati possono prestare servizio a domicilio.

Noi qui a Sant Andreu non abbiamo ancora provato a ordinare una cena online: i nostri posti preferiti per mangiare nel quartiere hanno chiuso completamente i battenti e siamo ancora immersi nel dilemma se sia giusto o meno usare servizi di rider come Glovo/Uber Eats/Deliveroo.

Veniamo multati se non rispettiamo le restrizioni.

Il reato di “inosservanza o resistenza agli ordini delle autorità” è punibile, nella forma più grave, con reclusione fino a quattro anni. Dal punto di vista amministrativo, la Legge sulla Pubblica Sicurezza comporta una pena per colpa grave con multe da 601 a 30.000 euro.

Non è obbligatorio avere l’autocertificazione quando usciamo.

Se andiamo al supermercato o in farmacia non dobbiamo giustificarlo per iscritto, perché queste sono considerate attività di prima necessità.

Chi invece deve andare a lavoro e non può farlo da casa, deve stampare un modulo ufficiale con tutti i dettagli sulla propria attività lavorativa e portarlo con sé.

Se volete approfondire, tutte le domande e tutte le risposte (in spagnolo) si trovano qui.

Cosa sta facendo lo stato spagnolo per aiutare la popolazione in questo momento?

Tante cose.
La lista dei provvedimenti è lunga e, come in ogni paese democratico che si rispetti, anche quella delle polemiche. Qui ne metto solo alcune, a mia totale discrezione (ma in fondo c’è il link per leggerle tutte).

Sussidio per autónomos (Partita Iva spagnola)

Chi ha sofferto la chiusura del proprio negozio o una riduzione del fatturato del 75% rispetto alla media mensile del semestre precedente, ha diritto a una prestazione straordinaria, una specie di sussidio di disoccupazione temporaneo.

Questo sussidio per autónomos parte da un minimo di 661 euro, incrementabile a seconda della base contributiva pagata nei 12 mesi precedenti.

Per il momento si tratta di un sussidio mensile, rinnovabile fino alla fine dello stato di allarme. Tutte le informazioni per richiederlo sono qui.

Qui in Spagna, chi ha Partita Iva paga una quota fissa mensile di contributi (la cosiddetta cuota autónomos) non legata al fatturato: per il momento il pagamento di questa quota mensile non è sospeso, ma è prevista una moratoria di 6 mesi.

Aggiornamento del 7 aprile: I fondi messi a disposizioni per queste misure di sussidio agli autónomos sono limitati. In Catalogna, per esempio, sono stati stanziati 7,5 milioni di euro che riusciranno a coprire le esigenze di soli 4.500 autónomos. Secondo i dati della Generalitat catalana, il numero di autónomos in Catalogna rasenta le 500.000 persone.

Sussidio per lavoratori temporanei

Le persone il cui contratto di lavoro è stato risolto durante lo stato di allarme e che non hanno versato contributi sufficienti per ricevere l’indennità di disoccupazione, possono chiedere un sussidio di 430 euro al mese.

Il contratto temporale interrotto, però, deve avere una durata minima di due mesi.

Sussidio straordinario per chi lavora nella collaborazione domestica

Le persone impiegate nella collaborazione domestica che sono state licenziate o hanno temporaneamente cessato il servizio a causa del rischio di contagio hanno accesso a un sussidio straordinario.

L’importo del sussidio equivale al 70% di quella che si chiama “base reguladora” (la base calcolata sui contributi versati in un certo periodo di tempo).

Alternative e rimborsi per prodotti e servizi acquistati

Chi ha pagato un bene o un servizio senza averne potuto usufruire a causa dell’isolamento, potrà recedere dal contratto entro quattordici giorni senza penali o ricevere un’alternativa o un rimborso da parte della società.

Le attività che funzionano con abbonamento, come le palestre, devono sospendere le quote mensili fino alla fine del confinamento. Per le quote già addebitate (tipo quella di marzo), devono offrire un’alternativa o fornire un rimborso se il consumatore non la accetta.

Io e il Guerriero abbiamo pensato di usare i soldi della palestra di questo mese per abbonarci a El Diario e sostenerlo. La loro redazione sta facendo un lavoro incredibile.

Proroga dei sussidi di disoccupazione e dei contratti per docenti e ricercatori

Chi stava già usufruendo di un sussidio di disoccupazione, potrà continuare a farlo durante i mesi di confinamento, automaticamente.

Anche i contratti di assistenti universitari, docenti associati e ricercatori, vengono prorogati fino alla fine della crisi sanitaria.

Moratoria per i mutui e sostegno agli affitti

Chi sta pagando un mutuo può beneficiare di una moratoria di tre mesi, ma solo se ha perso il lavoro o può dimostrare di aver subito una riduzione delle entrate. Questo vale anche per i locali, gli studi di liberi professionisti e i laboratori artigiani.

C’è da specificare che questa misura si applica solo alle persone il cui mutuo mensile è pari o superiore al 35% del reddito netto percepito da tutti i membri del nucleo familiare.

Anche per gli affitti ci sono diverse misure di cui beneficiare.
In generale, sono vietati gli sfratti di persone vulnerabili e che non hanno una soluzione di alloggio alternativa.
I contratti di affitto in scadenza fra il 2 aprile e fino a due mesi dopo la fine dello stato di allarme, possono essere prorogati per un periodo massimo di sei mesi, alle stesse condizioni. Però gli inquilini devono incaricarsi di richiederlo al padrone di casa.

Ci sono diverse condizioni da rispettare per ottenere questi benefici, ed è meglio consultarle per benino.


Quindi come stiamo qui in Spagna?

Un po’ a pezzetti, facile immaginarlo.

Quello che a me fa più paura è il dopo. E credo che sia un sentimento diffuso.

Ho scritto questo bel papiro dallo sgabellino in balcone, approfittando del sole domenicale. Il via vai di gente che non si è fermato un attimo mi dà da pensare, però continuo a dirmi che questa è la via principale del mio barrio e forse ci sta che chiunque esca passi da qui.

Intanto, per oggi nel nostro calendario avevamo segnato la partenza per il Messico. Mi consolo riguardando le foto di due anni fa e provando a pensare a quando potremo tornare.

I numeri, i bollettini, la asettica enumerazione della pandemia cozza con la vita di tutti i giorni che è ancora fatta di sogni e progetti, anche se in standby e fra quattro mura.

Qui, nel nostro appartamento, stiamo bene. Il frigo è pieno di cibo fresco, Internet funziona, stiamo lavorando normalmente, le foglie del platano di fronte alla finestra sono sempre più verdi, stamattina abbiamo fatto di nuovo le crêpes.

Procediamo a tentoni, fra botte di vita e pensieri che a volte sprofondano nel vuoto.

E voi, come state?

Photo by Randy Tarampi on Unsplash

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10 risposte a “Come stiamo (in Spagna)?”

  1. Anch’io chiusa in casa a Barcellona da quasi un mese ormai. Mi auguro che tutto questo finisca presto ma, come te, quello che mi fa più paura è “il dopo”. Speriamo bene. Un abbraccio virtuale, Valentina

    1. Incrociamo le dita. Un abbraccio a te 🙂

  2. Io sono stata chiusa in casa a barcellona ,fino al 26, mattina in cui mi hanno chiamato una coppia di amici rimasti bloccati a barcellona che sarebbero dovuti andare a formentera, tornavano dalle Canarie.. Avevo appena fatto la lavatrice… Ho sperato di trovare una stanza fino all ultimo, ho preso il biglietto della nave alle 18.30 non aggiungo altro, con i lacrimoni agli occhi…. C ero quasi nie fatto, colloqui fino al 13 marzo quando hanno proclamato stato di emergenza,,,, ora sono in Italia i vicini catalani mancano tanto, manca la catalunya,,,, manca tanto manca il mio supermercato preferito…mi manca scendere a buttare immondizia leggere la scritta animo,,anca tanto troppo,,,, sarei dovuta restare… Spero che tutto finisca presto, ma non so come ne usciró io da questa quarantena…. Non sarei dovuta ritornare,,,, in fondo ero scappata da questo posto,,,, e ora,,, il dopo mi spaventa mi spaventa come non tollero più la mia città e i miei vicini(anche io avevo provato a chiedere le chiavi del terrazzo, negate) magari ci si rivede a barcellona bella!

    1. Speriamo, Eli! <3

  3. Cara, io esco di casa solo per fare tragitto casa-ospedale e viceversa (ogni giorno penso “è questo il giorno in cui mi contagerò?!” , e per andare al super 1 volta a settimana. Per fortuna ho l’attico grande, dove sono spiaggiata anche in questo momento mentre scrivo. Psicologicamente è dura, ma mi fa paura anche il dopo.

    1. Speriamo bene…cuidate mucho, Francesca <3

  4. ciao alice, idem qua a casa a bcn. non so quando ci sara’ un dopo
    * anche io ripenso al mio ultimo messico (due anni fa e ultimo di 3 volte, ero andata poco dopo te)

    1. Mi ricordo, avevamo parlato di La Paz se non sbaglio 🙂 Speriamo di poter tornarci presto!

  5. In Germania si puo’ uscire (a parte per supermercato, lavoro, motivi medici…) per una passeggiata, jogging, giro in bici.
    Spero che Africa e India vadano per il meglio, loro non hanno certamente tutti i mezzi come Europa e USA.
    Sono atterrita dal dopo, la recessione riguardera’ tutto il pianeta. Speriamo che trovino presto innanzitutto un farmaco specifico e poi un vaccino.

    1. Incrociamo le dita; non possiamo fare molto altro se non continuare a prenderci cura di noi e degli altri <3

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