7 consigli per non sentirsi soli in una città nuova

Emigrare vuol dire che finalmente arriva il fatidico giorno in cui, con la schiena piegata sotto il tuo zaino, atterri nella nuova città, metti piede in quella che sarà la tua nuova casa e ti rendi conto che – ommerda – ora sì, sei completamente sola.
Non sempre si può contare su coinquilini simpatici e accoglienti, conoscenti amici di amici o colleghi di lavoro interessati a introdurti nella loro routine quotidiana.
Quindi sta a te rimboccarti le maniche e darti da fare.

Come ho fatto a superare la paura di sentirmi sola in una città nuova?

Personalmente, sono arrivata dall’altra parte del Mediterraneo senza conoscere nessuno e con veramente poca voglia di usare quei numeri di telefono che amici preoccupati per la mia esistenza mi avevano amorevolmente passato: ho quindi accuratamente evitato di contattare il figlio della vicina di casa della Maria che vive in città dal 1999 ed è tanto un bravo ragazzo.
Non avevo deciso di emigrare per cercare a tutti i costi contatti con italiani all’estero (come ho raccontato anche alle Amiche di Fuso), ma questa è stata una scelta personalissima: in realtà in questi anni mi è capitato di essere stata contattata da amici di amici che arrivavano spaesati in città e a cui ho dato volentieri consigli su come approfittare al meglio della loro nuova condizione di emigrati dall’altra parte del Mediterraneo.
Se però anche voi volete provare a cavarvela da soli senza dover ricorrere alla carta  “amico di…”, provate a mettere in pratica questi punti che per me sono stati la base della nuova vita all’estero.

1. Non farti fregare dalle apparenze.

I primi mesi in una nuova città possono essere i peggiori, quelli in cui più di una volta sentirai la voglia di tornare indietro, nella comfort zone che hai orgogliosamente oltrepassato salendo su quell’aereo (o treno, o nave, o bla bla car…).
Dopo tante energie spese, lascia spazio alla tua curiosità e voglia di immergerti in un nuovo ambiente provando a proiettarti verso il futuro. Avrai molto tempo per guardare indietro e capire se la scelta che hai fatto è stata quella giusta. Non farti impressionare dalla lingua che non capirai perfettamente (o per niente), dalla gente che ti sembrerà burbera a ogni lato della strada, dalle difficoltà burocratiche.
Respira, respira a fondo ed entra nel gioco: studia, cerca di usare la nuova lingua il più possibile, guarda con occhi meno sospettosi le persone, cerca dei punti di riferimento da fare tuoi, per quanto insignificanti ti possano sembrare (un bar, una libreria, una biblioteca, una piazza tranquilla…). Abituati piano piano alla nuova vita e fai domande, senza aver paura di sembrare stupido: sei nuovo in città, hai diritto di non sapere come funzionano certi meccanismi.

come non sentirsi soli in una città nuova: impararne i meccanismi
…tipo i meccanismi della bici pubblica

2. Esci ed esplora la città, in solitudine.

Quando mi sono trasferita a Barcellona ero in uno stato d’animo tale per cui la nuova solitudine mi dava una botta di adrenalina che non lasciava spazio ai piagnistei. Anzi, non avevo proprio intenzione di piangermi addosso: passavo le giornate fuori casa, uscivo da sola la mattina e stavo fuori tutto il giorno, esplorando la città senza meta e lasciando curriculum a ogni porta. Mi sono persa mille volte fra stradine che ora sono diventate casa mia, tutto era nuovo e magico, ed ero circondata da miriadi di persone di cui – pensavo – sicuramente molte nella mia stessa situazione.
Questo pensiero mi incoraggiava e mi faceva sperare in un futuro meno solitario. Chiudersi in casa perché non si conosce nessuno è forse uno degli errori più grandi: liberiamoci dall’idea che fare attività da soli sia da sfigati, diamoci il diritto di godere delle cose belle di una città nuova anche se non abbiamo compagnia.

3. Parla con gli sconosciuti.

Ci hanno sempre insegnato a fare il contrario, lo sconosciuto è il male per antonomasia.
Sbagliato: siamo adulti e teoricamente dovremmo aver sviluppato un minimo di senso critico grazie al quale riconoscere una persona cui vale la pena rivolgere la parola senza rischi.
Quindi quando vai al supermercato o al chiosco dei giornali non aver paura di dire due frasi più complesse di un grazie e arrivederci.
Se sei in un museo (o all’uscita del cinema, o in un bar…) e vedi qualcuno la cui faccia ti ispira simpatia, parlaci: scoprirai quanto è confortante scambiare una semplice conversazione con altri esseri umani quando la sensazione predominante sarebbe quella di sentirti un Calimero piccolo e nero.
Non si tratta di un invito a scegliere uno sconosciuto come migliore amico per la vita (che poi non si sa mai), ma semplicemente un incoraggiamento ad avere fiducia negli altri e nella necessità tutta umana di essere animali sociali. Se poi i tuoi tentativi di socializzazione non hanno successo e la faccia simpatica non si rivela tale, non ti arrendere: fai spallucce e voltagli la schiena, non ti auto-giudicare mai – d’altronde nessuno ti conosce – e probabilmente sarai più fortunato con il prossimo incontro.

4. Scegli un posto che ti piace e frequentalo.

I miei primi amici qui in città sono stati la coppia che lavora nella gelateria a fianco a casa: sono entrata un giorno a comprare un gelato e mi hanno accolto con un sorriso.
È bastato questo per sciogliermi il cuore in un giorno in cui mi sentivo particolarmente sola: quel sorriso e il loro benvenuto mi hanno dato il coraggio per attaccare bottone e andare un po’ oltre al cordiale rapporto cliente-negoziante.
Ho iniziato a frequentare abitualmente la gelateria e a conoscere meglio la coppia: i loro consigli e le loro opinioni sulla vita nel quartiere mi hanno aiutato a inserirmi più in fretta e a sentirmi meno pesce fuor d’acqua nel mio nuovo habitat. Sicuramente nella nuova città in cui ti sei trasferito troverai un posticino che ti piace, anche solo per un caffè mattiniero: approfittane per farlo diventare un punto di riferimento in cui rifugiarti quando ti sentirai un po’ perso.
No, per punto di riferimento non intendo il divano di fronte alla televisione: metti il naso fuori casa e prendi quel caffè, quasi sicuramente incontrerai presto altri clienti abituali con cui scambiare quattro chiacchiere e magari diventare amici.

Come non sentirsi soli in una città nuova: trovare i caffè e le torte più buone
Caffè e torta in uno dei miei locali preferiti

5. Partecipa agli eventi.

In qualsiasi città, grandi o piccole che siano, troverai una più o meno ampia offerta di eventi e occasioni di socializzazione. Che si tratti di una mostra, dell’inaugurazione di un libro, dell’apertura di un nuovo negozio, di un festival dell’ippica…facci un salto. Procurati se possibile un libretto degli eventi della città e usalo come la tua agenda personale, appuntati gli eventi che potrebbero interessarti e vedi che aria tira, senza pregiudizi. Anche se si rivelassero eventi noiosi (e sarai comunque libero di andar via dopo dieci minuti, se vorrai) perlomeno ti sarai sforzato di uscire di casa e mischiarti alla gente, vedere o ascoltare qualcosa di nuovo, trovare ispirazione o conoscere qualcuno che condivida i tuoi interessi.

6. Utilizza i social network.

Passare ore su Facebook per continuare a vivere la tua vecchia vita a distanza e rimpiangere gli amici che sono rimasti nella tua città d’origine non è esattamente una mossa azzeccata: utilizza i social network per trovare attività nel tuo nuovo ambiente. Io per esempio sono stata utente attivissima di Meetup per il primo anno di vita qui.
Mi sono iscritta scegliendo la mia nuova città e gli interessi che avevo intenzione di coltivare: la lista di possibilità è amplissima e la piattaforma funziona bene in molte grandi città, europee e non.
Ho avuto modo di andare a mangiare in ristorante, partecipare a feste o vedere un film al cinema con persone che come me erano appena arrivate in città: alcune di queste persone sono poi rimaste nella mia vita, nonostante non abbia più necessità di organizzare le mie uscite con Meetup.
Valida alternativa se volete dedicarvi agli incontri gastronomici è Eatwith, piattaforma per mangiare manicaretti in casa di cuochi [la maggior parte delle volte] provetti e in compagnia di sconosciuti curiosi come voi.

7. Sorridi.

Non voglio fare la Pollyanna di turno però non se ne esce: a parte che la sola mimica del sorriso produce endorfine (chiedetelo al mio istruttore di pilates che ce lo ripete in continuazione), ma presentarsi alle persone in maniera sorridente è il miglior biglietto da visita.
Un sorriso dà coraggio per iniziare una conversazione, cambia il tuo sguardo e attrae gli sguardi altrui.
Io prima non lo consideravo, ma l’ho imparato a mie spese: se ti fai conoscere con un sorriso, difficilmente otterrai scortesia in cambio. E se qualcuno non ti ripaga in maniera gentile, rimane sempre valido il consiglio del punto 3, chi ci perde non sei tu.
Non sempre è facile farlo e nessuno ti chiede di andare in giro come ebete sorridendo in continuazione: ma imparare a usare il sorriso quando si è nella condizione di voler conoscere persone nuove è a mio parere la prima regola della sopravvivenza sociale.

 

—♥︎—

Avete altri punti da aggiungere? Quali sono state le vostre tecniche di sopravvivenza in una città nuova?

E se ti avvisassi quando pubblico un nuovo post?

✩ Aggiungi il tuo indirizzo email qui sotto: ogni mese ti manderò un'email con il riassunto dei post pubblicati, più suggerimenti letterari e informazioni extra sulla vita a Barcellona ✩

Confermo di voler trasferire le mie informazioni personali a MailChimp ( Più informazioni )

Il tuo indirizzo email è al sicuro, non lo condividerò con nessuno. Puoi decidere di cancellare il servizio quando vuoi. Inviando i tuoi dati personali accetti automaticamente di trasferirli a MailChimp, il servizio che uso per inviare la newsletter. (Più informazioni qui)

19 risposte a “7 consigli per non sentirsi soli in una città nuova”

  1. credo che siano in generale dei consigli utili per chiunque si trovi in una situazione nuova. forse in una città sconosciuta risulta più “facile” seguirli perchè sei davvero sola ma dovrei seguirli anch’io.
    grazie

    1. si, per me è coinciso il momento di doverli applicare in una città sconosciuta, ma credo che con un po’ di sforzo (più che altro per sentirsi turisti nella propria città) si possano applicare anche in caso di cambio vita in generale…a prescindere dagli spostamenti fisici.

  2. Sembra così facile! Credo li applicherò tantissimo quando mi trasferirò, anche se sarà con qualcun altro. L’auto-isolazione dal partner è una buona idea? 😛

    1. eheheh bella domanda! quello che ti dico è che ognuno vede “l’emigrazione” in una nuova città a suo modo…e le reazioni alla nuova vita possono essere diverse, quindi ecco, auto-isolarsi ogni tanto dal partner per il bene della coppia non mi sembra una cattiva idea 😛

  3. quanto è familiare la sensazione da “Calimero piccolo e nero”! Sembra facile e cresce la voglia di andar via, ma per ora le radici sono ancora troppo fisse e il coraggio troppo scarso!

    1. se le radici sono troppo fisse magari non è il momento di andare via 🙂 se un giorno arriverà quel momento, vedrai come le radici saranno pronte a imbarcarsi e a permetterti di cambiare terra sotto i piedi!

  4. Parlare con la gente e’ assolutamente fondamentale. Porte che si aprono e sorrisi che si intrecciano. Buona viaggio, sempre!

    1. trentanniequalcosa dice: Rispondi

      Grazie Cristina, buon viaggio anche a te! 🙂

  5. Trasferirsi in una nuova città: i consigli per ricominciare da zero - Siciliainformazioni dice: Rispondi

    […] cultura diversa, che rappresentano anche un modo per crescere interiormente. Questo significa che andare all’avventura è spesso il modo migliore per conoscere nuove persone, e per cominciare ad appropriarsi di una città che apparirà sempre meno sconosciuta, ad ogni […]

  6. Even with Google Translate’s questionable translation, I was able to understand and deeply appreciate the points you make here. In fact, they are very good tips for bringing some new inspiration into your life, even when you are no longer new in town 🙂 Wonderful post!

    1. Thanks a lot Lucy! So glad to see you here 🙂
      It’s true, we should try to apply some of these suggestions even when we’re not new in town anymore 😉

  7. Ode al giorno in cui ho deciso di trasferirmi da sola in una nuova città • Trent'Anni e Qualcosa dice: Rispondi

    […] terza volta è stata quella vera, cruda, quella in cui la scelta di trasferirmi in una città nuova in cui non conoscevo nessuno non è stata dettata da un obiettivo socialmente riconosciuto. Al […]

  8. Valentina Nervino dice: Rispondi

    Mi sono imbattuta nei tuoi articoli per caso e leggendo ho scoperto che sei di Cagliari. Anche io sono una trentenne e qualcosa, Calabrese e ho vissuto per 12 anni all’estero tra Spagna, Messico e Irlanda e da 3 giorni mi sono trasferita per lavoro proprio nelle tua citta’. Condivido in pieno tutto quello che hai scritto sopra e grazie per i preziosi consigli!

    1. Ciao Valentina, grazie per essere passata di qui! Anche tu hai girato tanto! 🙂 Io sono della provincia di Cagliari, ma il capoluogo è stata la mia prima città adottiva, spero ti sappia far sentire a tuo agio! In bocca al lupo per la nuova avventura 🙂

  9. Premesso che il consiglio di girare la città anche da solo, parlare con gli estranei mi sembra ottimo. Direi che il problema è che molti italiani sono abituati a stare in comitiva in Italia, appena si spostano gli sembra un dramma, ma non lo è. Io ogni volta che tornavo dall’estero vedevo miei amici che dopo anni frequentavano quasi sempre le stesse persone.
    Rispetto a chi racconta che si sente solo all’estero, vorrei andare controcorrente:
    Ho vissuto all’estero in 2 paesi, Irlanda e Germania(temporaneamente anche Olanda). Sono Bolognese, nato e cresciuto qui.
    Irlanda? mi sono trovato meglio che in Italia. Rigurardo la famiglia? sicuramente manca, anche se ogni tanto si può vedere lo stesso.
    Amici? li ho trovati anche in Irlanda e meglio che in Italia
    Fare amicizia in Irlanda non era così difficile, per fare un esempio: appena arrivato chiedo informazioni a una ragazza per andare in un posto, lei mi accompagna in macchina e mi fornisce
    l’indirizzo del suo locale. (mai successo in Italia, dove di solito, dalle mie parti con gli estranei non ci si scambia nemmeno una parola). Sulla nave da Holyhead? conosco un signore, e mi invitano subito (da estranei) a mangiare con loro al ristorante (anche questo mai successo in Italia).
    Questo per dire l’impatto iniziale.. poi dovrei raccontare altre cose che sono lunghe.
    Io sono nato e cresciuto nella rossa in Emilia Romagna. Senza generalizzare dalle nostre parti di persone “veramente” molto più distaccate con gli estranei, ce ne sono tante. è molto più facile fare amicizia nel Nord Europa, soprattutto se non sei Brad Pitt o il classico tamarro che si veste da fighetto(in alcuni locali italiani questi sono i tipi purtroppo che saltano più all’occhio, mentre anche sul modo di vestire in altre zone hanno mentalità un pelino diverse).
    Ho fatto moltissime conoscenze in Irlanda, alcune sono durate altre no.. ma il bilancio è nettamente positivo. L’unico problema sono gli affitti.. sono diventati un pochino cari.
    In Germania? ho vissuto in Bassa Sassonia, poi anche a Berlino.
    Bassa Sassonia: qui la gente non era socievole come in Irlanda, ma sempre mille volte meglio che nella mia Bologna! Uscivo la sera, mi divertivo, molti rapporti sociali alla fine li ho anche qui. Ho ancora moltissimi contatti e a breve ci devo tornare.
    Risultato? mi sono trovato meglio fuori che in casa. A Berlino non ne parliamo, vita notturna stupenda, dopo una settimana ho trovato una ragazza che mi ha fatto girare i migliori locali.
    Bologna? conosco gente (non solo settentrionali anche meridionali) che escono sempre a “comitive”. Sempre gli stessi, gruppi chiusi. Che noia! (mio parere personalissimo).
    L’abitudine delle comitive altrove, dove i ragazzi a 18 anni vanno via di casa, viaggiano da soli, vanno nei pub da soli.. è meno comune.
    Questo è stato un vantaggio per inserirmi, sia dal punto di vista sentimentale che amichevole.
    Amo l’Italia e in particolare la mia città, ha moltissimi aspetti positivi, ma queste cose le dovevo dire: a Bologna e Milano hanno addirittura dovuto creare un social network basato su interessi comuni, in alcune zone, altrimenti le persone non rivolgevano la parola ai vicini di casa.
    Questi sono esempi estremi.. per dire che anche in Italia la vita sociale non è sempre rosa e fiori.
    Dai racconti di alcuni espatriati(non qui.. dico in generale) sembra che appena vanno all’estero, trovino la solitudine.. non mi risulta affatto che ci sia questo problema. Anzi.. muoversi stimola a conoscere persone che magari stando nella stessa cerchia uno non conoscerebbe.

    1. Ciao Gian, grazie per aver condiviso la tua esperienza 🙂
      Condivido molte delle cose che hai detto, e sono convinta che in Italia ci siano ancora tantissime zone in cui è difficilissimo farsi una nuova cerchia di amici, se si arriva soli. Dipende comunque sempre dal proprio caratteri e dagli interessi, ma in linea di massima è vero che non è un Paese semplicissimo. All’estero è più facile forse perché spesso ci buttiamo di più e abbiamo meno pressione sociale sulle spalle. Chissà. In bocca al lupo per tutto!

      1. Lo davo per scontato, ma hai fatto bene a dirlo.
        Ovvio che dipenda anche dal carattere e dagli interessi! se una persona è particolarmente chiusa, oppure ha una cultura troppo distante dalle altre, non fa amicizia nemmeno all’estero. Questo è poco, ma sicuro.
        In quel caso è lui stesso che si isola.
        Ad Hannover c’erano alcune ragazze asiatiche, nella stessa casa dello studente che per anni non hanno rivolto la parola a nessuno, pur condividendo l’appartamento con 50 persone. Le influenze culturali anche contano. Era come se vivessero altrove.
        Ci sono italiani all’estero che lavorano nei ristoranti, non parlano quasi una parola di tedesco dopo anni che vivono in Germania! e stanno fra di loro nel ristorantino ad ascoltare Nino D’angelo o musica del genere..(tanto vale stare in Italia) ne ho conosciuti tanti. Questi non si integrerebbero mai, nemmeno se fossero nel paese più accogliente al mondo. In questo caso, “se la cercano un pochino..” di rimanere tra di loro.. o semplicemente gli piace così. Anche l’inglese va bene solo per i turisti, ma per capire cosa dicono gli altri(soprattutto persone adulte) durante una discussione.. bisogna conoscere almeno un minimo della “lingua madre” locale. Anche perchè molti tedeschi l’inglese non lo vogliono parlare e ne hanno il diritto.
        è come se uno pretendesse di parlare il Russo in Italia(per assurdo).

        Ovviamente il mio paragone era a parità di carattere, socievolezza, e tutto il resto.. Ho cercato(nel possibile) di analizzare le stesse persone(su un campione che ho conosciuto), guardando come si trovavano in alcune regioni italiane e in altri paesi.
        Buona fortuna a tutti in ogni caso!

  10. Ultima cosa, vorrei riprendere una tua frase: “liberiamoci dall’idea che fare attività da soli sia da sfigati”:
    Niente di più vero!
    Ma questo è “radicato” profondamente nella mentalità in molte città italiane. Di conseguenza anche molti italiani all’estero lo pensano.
    Sono stato all’estero in dei Pub da solo, e vedevo moltissimi da soli. Non ti vedevano come sfigato, anzi.. si mettevano a parlare con te, a volte.
    Per loro era normale. Esiste anche da quelle parti la comitiva.. ma non è “l’unico” modo di uscire.
    Se gli italiani(buona parte, non voglio generalizzare) non si libereranno da questo modo di pensare, finiranno per uscire sempre con le stesse persone. (molti lo vogliono)
    Questa è una delle cause per le quali, in Italia si esce moltissimo in comitiva.
    All’estero.. i primi tempi soprattutto quando ero solo.. quasi ogni sera conoscevo gente nuova.
    In Italia sarebbe impensabile.. almeno a Bologna se qualcuno si mette a parlare con un estraneo sul bus, lo prendono per “matto” oppure per “sfigato”.
    Sono proprio mentalità, usi e costumi diversi.
    Io personalmente, visto che faccio anche un lavoro a contatto con la gente, preferisco stare in un posto dove i rapporti sociali sono più dinamici, quindi da questo punto di vista sono stato molto avvantaggiato oltreconfine.
    Esistono anche in Italia luoghi nei quali si parla con estranei, ma di solito sono ambienti per gente abbastanza “grande” di età.. o addirittura balere. In generale, non si usa moltissimo.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.