Overwhelmed

overwhelmed al controllo passaporti

Quando entro in un aeroporto e attraverso la zona dei controlli: è quello il momento in cui un cubetto di nervosismo mi si scioglie nello sterno.
Le preoccupazioni irrazionali—starò dimenticando un documento fondamentale a casa? arriverò in tempo?— possono andare, finalmente libere.
Esco per le scale della porta D dell’aeroporto de El Prat, dopo aver passato il controllo passaporti; seguendo un contorto gioco di riflessi, alcuni raggi di sole mi offuscano la vista mentre guardo il paesaggio umano della gente ancora in coda. È un momento, ma finalmente mi rilasso.
Da qualche tempo a questa parte il nervoso pre-viaggio mi viene a visitare prima di quanto non avvenisse in passato. Questa volta si è oltretutto mescolato a una serie di circostanze fastidiose.

Una discussione troppo intensa sulle mie scelte di donna, che ancora mi si strascica subdolamente in qualche meandro del cervello nonostante sapessi che sarebbe arrivata, nonostante avessi tutte le mie argomentazioni salde; la politica italiana, i silenzi, gli ordini insulsi, un’imbarcazione con 629 persone senza patria che naviga nel Mediterraneo in cerca di un porto in cui attraccare; la preoccupazione per quello che sarà, di questo Paese da cui mi sono allontanata fisicamente ma che alla fine ritorna sempre sotto i miei occhi, anche quando non mi ci vorrei immedesimare; i dubbi, la strada che sto percorrendo, le deviazioni che vorrei incontrare ma che in questo momento mi si confondono all’orizzonte, un’immagine borrosa—direbbero qui—che mi rende difficile pensare al cammino.

È normale che ti senta così…overwhelmed dai troppi pensieri.

Overwhelmed: mi piace molto più la versione inglese che la sua traduzione italiana, sopraffatta.
È una parola più rotonda, con quella O iniziale che forma il circolo asfissiante dei pensieri, delimita da subito il perimetro della mia ansia; poi si distende con il suono whe, la E chiusa, come la mia mente che non riesce a uscire dal circuito vizioso delle riflessioni che si intrecciano, senza soluzione per il momento.

Mi sento overwhelmed e intanto ripongo in borsa il mio passaporto bordeaux. Quello che mi permette di fare queste riflessioni mentre attraverso frontiere comodamente seduta sul sedile d’aereo.

{Foto di copertina: Aslı Yılmaz su Unsplash}

La fortuna di avere un passaporto bordeaux

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2 Risposte a “Overwhelmed”

  1. Anche a me capita di sentirmi così, soprattutto negli ultimi tempi. Non sarà che l’atmosfera si fa più pesante attorno a noi, attorno ai trent’anni e qualcosa? Non sarà che è questa l’età in cui tutti si aspettano da noi qualcosa, e non necessariamente ciò che desideriamo? Non sarà che questa è l’età in cui ci si misura dolorosamente con le proprie radici, i propri limiti, le proprie potenzialità? Quella dell’essere overwhelmed, nel bene e nel male, è una fase necessaria. Ti abbraccio!

    1. Mi sa che stai facendo le domande giuste, Sandra. Effettivamente con il passare del tempo certe domande si fanno più invadenti e ci costringono a dover giustificare scelte o tempistiche. Anche se, ora che mi ci fai pensare, per me anche durante il decennio dei venti ci sono stati periodi in cui mi si chiedeva di ”render conto” (sotto altri aspetti, senza dubbio), ma pur sempre con il peso di dover spiegare-dimostrare-giustificare qualcosa.
      Sicuramente questa fase di overwhelmed dei trenta e qualcosa la voglio prendere in modo diverso, voglio farla mia al 100% e affrontarla a modo mio, con i miei tempi. Un abbraccio a te!

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