Ciao

insegna colorata al neon su sfondo nero che dice "Everything"

Pensavo che non avrei avuto parole per descrivere come mi sono sentita, come ci siamo sentiti, cosa abbiamo vissuto negli ultimi 10 mesi.

Ma l’ultimo articolo qui sul blog risale a fine maggio 2020, e dai, è un peccato – mi sono detta – lasciare in silenzio un blog che mi ha rappresentata tanto negli ultimi 5 anni. Non mi farò zittire dall’anno della pandemia. Anche perché, individualmente parlando, è stato molto più che questo.

Intanto sono viva, sto bene, e magari ne eravate già al corrente se mi seguite sui social.

Ho riletto la listona che avevo scritto alla fine del 2019 e mi conforta constatare che mi piacerebbe scriverla di nuovo, una bella lista. Saltando a piè pari tutta la retorica de il2020MiHaInsegnatoChe, LeCoseCheHoCapitoNel2020, e insomma, abbiamo capito.

Le non-lezioni del 2020

A me sembra che il 2020, devo essere sincera, non mi abbia insegnato niente di particolarmente nuovo.

Lavoro da remoto da 5 anni, quindi non ho vissuto nessuna rivoluzione dal punto di vista smart.

Vivo all’estero da 8 anni, quindi la lontananza dalla famiglia e dalle amicizie in momenti difficili è pelo sullo stomaco già digerito.

Mi era già capitato di dover rinunciare al privilegio del viaggio in quanto compagna di una persona che non possiede un passaporto bordeaux.

Non mi sono presa particolarmente più cura di me. Ho mangiato e bevuto per sedare l’ansia e ho ripreso a digrignare i denti. Ho disdetto l’abbonamento in palestra e non mi sono affannata a cercarne una sostituzione da svolgere in casa. Ci ho provato per un paio di mesi con 7 Minutes ma mi sono devastata le ginocchia, quindi niente, peccato, adiós.

E le cose per cui sarà indimenticabile

Come se una pandemia non fosse abbastanza, il 2020 rimarrà negli annali della nostra famiglia per diversi motivi.

Due lutti, il secondo dei quali la mia ultima nonna. Non sono riuscita a tornare in Italia in tempo per via delle lungaggini dovute all’obbligo di certificare la negatività al Covid prima del viaggio e per la scarsità di voli che collegano Barcellona con la Sardegna. Viaggiare senza grande preavviso è ormai diventata una delle cose più difficili.

Un appartamento nuovo, tutto nostro. La ricerca era iniziata a inizio anno per poi subire la pausa forzata del confinamento. Dopo aver perso l’occasione di luglio, un appartamento che ci piaceva tanto con vista mare dalla cucina, a settembre è arrivato l’appartamento nostro. Luminosissimo, arioso, con una bella porta finestra aperta sul cielo, le colline e il mare sulla destra.

Lasciare Barcellona in favore di un pueblo. Siccome non siamo diventati ricchi all’improvviso, un appartamento luminosissimo, arioso, con una bella porta finestra aperta sul cielo, le colline e il mare sulla destra non poteva trovarsi a Barcellona. Dopo otto anni di onorevole cittadinanza, i miei dati sul documento di identità sono cambiati: non sono più residente a Barcellona ma in un piccolo paese di mare sulla costa del Maresme. Avevamo già tantissima voglia di andare via dalla città, il confinamento ha solo acuito la necessità.

Ho lasciato il mio lavoro da remoto per diventare freelance al 100%. Era una scelta su cui meditavo da tempo, frenata per un certo periodo da circostanze familiari e poi dall’incertezza del futuro durante il confinamento. Ma a settembre ho dato il via alle danze, ricaricata dopo un’estate in cui mi sono resa conto che no, non volevo continuare a procrastinare. La mia casa professionale ora si trova qui.

Il Natale catalano. È solo la seconda volta che non passo il Natale con la mia famiglia in Italia. Una principiante, se penso al Guerriero e alle festività che passa di anno in anno lontano dal Messico. Nonostante l’amarezza della situazione e la difficoltà di certe situazioni, è stato però il primo Natale nel nostro nuovo appartamento. Comodo, caldo, divanoso, goloso, molto riposante. Ecco, è andato benissimo così, tutto considerato.


Finisco di scrivere questo post oggi, 6 gennaio, con lo stesso umore che caratterizzava le mie giornate di bambina in questa data. Malinconico, stropicciato da strani sogni notturni (come mi capita quasi sempre la notte del 6 gennaio, ma perché? Avrà a che fare con il concetto di fine del periodo festivo?), pigro.

Photo by Jennifer Feng on Unsplash

Una risposta a “Ciao”

  1. A me il lavoro da remoto non piaceva manco prima e non ho smesso con gli allenamenti, anche se li ho dovuti ridurre moltissimo, però sta diventando un problema non avere più una vita e soprattutto non vedere mia mamma, pure se sono 15 anni che vivo lontana dai miei 🙁

    Un abbraccio ❤

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