Giocare con il fuoco

palau maricel sitges correfocs

Non so quale piano del destino abbia voluto che scegliessi proprio la Catalogna come mia residenza adulta. Uno dice, Barcellona e il mare e il sole e la gioia di vivere. Vero, pure io ho sempre detto lo stesso. Ma non posso fare a meno di pensare a come questo posto e le sue tradizioni si basino su valori completamente opposti a quelli che mi hanno visto crescere in Sardegna. Eppure siamo a una distanza di una traversata di traghetto.

Bambina cresciuta fra giri in bicicletta e partite a pallavolo improvvisate in strada con le vicine di casa, avevo un margine di allontanamento di circa 400 metri. Le nostre estati bambine in Sardegna si svolgevano in pochi metri di strada, non avevamo bisogno di nient’altro che di un pallone, una BMX e una piscina gonfiabile se faceva molto caldo. Ci sorvegliavamo a vicenda, io, mia sorella e le nostre amiche, e la prima che intravedeva un’auto sbucare all’inizio della strada, gridava “MACCHINA!”, così tutte potevamo spalmarci alla parete in attesa dello scampato pericolo. L’occhio vigile di mia madre, onnipotente presenza, ci sorvegliava sotto un’aura di protezione e ansia. Potevo imbracciare la mia bicicletta e correre avanti e indietro per la via di casa, ma il limite del mio mondo a quei tempi era “la curva”, il punto in cui la strada svoltava a sinistra e l’occhio di madre perdeva il potere vigilante. Non potevamo superare “la curva” con la bici, perché dopo quel punto “passano le macchine e vi possono investire”. Ho decisamente avuto un’infanzia felice ma un pelino ristretta in confini di asfalto e giardini, con pochi metri di autonomia. 

Per questo mi sembra uno scherzo del destino essere arrivata fino a qui, e mia madre pensa lo stesso. Dopo tanti sforzi per proteggerci, si è ritrovata una primogenita inquieta che a 30 anni e qualcosa ha già accumulato 13 traslochi, residenza in 6 città, e viaggi in solitaria dall’altro lato dell’oceano. E ora vive in un posto in cui i bambini vengono travestiti da diavoli, con sacchi di iuta a proteggere la pelle, e sfilano a lato degli adulti mentre danno fuoco alla città durante las fiestas mayores. Io, nel mio piccolo, da bambina affrontavo il rischio del fuoco bruciando tutti i fiammiferi che mia madre lasciava vicino al camino, per vedere quanto durava la fiamma. Giusto per fare un confronto.

Ma qui in Catalogna del fuoco hanno fatto una religione. Non c’è santo che tenga, qualsiasi festa patronale, di quartiere, stagionale, avrà il suo momento correfocs. Pensate a un gruppo di persone vestite da diavoli, con maschere da saldatore per proteggere gli occhi, che reggono un palo a cui vengono attaccati decine di fuochi artificiali. Non so se avete la mia stessa esperienza, ma cercate di ricordare a quando andavate alle scuole medie e durante il periodo di Carnevale i vostri compagni di classe facevano a gara nello scoppiare i bengala più rumorosi. E voi, povere undicenni timorose della vita, tornavate a casa di corsa sperando di non perdere un piede schivando bengala che manco un campo minato. I vostri compagni di classe piromani sono cresciuti e ora vivono in Catalogna facendo brillare la città con petardi ancora più grossi e piogge di fuochi aerei. E mentre lo fanno sono accompagnati dai tamburi di un gruppo di batucada che ne marca il passo, mentre loro ballano come diavoli impossessati dall’energia del fuoco.

sitges strade in fumo correfocs

Quello che dovete fare se vi trovate in mezzo a un gruppo di diavoli correfocs (che lo abbiate disgraziatamente scelto o vi troviate intrappolati senza via di fuga) è saltare e – se non avete degli occhiali protettivi – guardare per terra. I correfocs non hanno pietà e non cambieranno la traiettoria delle loro scintille solo perché vi trovate malauguratamente in mezzo a loro.

Come due incoscienti novellini, io e il Guerriero durante la domenica di festa a Sitges domenica scorsa, abbiamo pensato che il punto panoramico migliore per assistere allo scintillio dei correfocs fosse il balcone che si affaccia sul mare di Carrer Fonollar. È un angolo bellissimo della città, un abbraccio a 180º sul Mediterraneo. Trattandosi di uno spazio un po’ più aperto rispetto alle altre stradine strette del centro storico, è la zona ideale per questi diavoli e i loro petardi. Ci appoggiamo quindi contro uno dei grandi portoni di legno del Palau Maricel, io sono in tenuta giornata-da-spiaggia: sandali ai piedi, gambe nude, canotta minima e zaino in spalla. Ci copriamo la testa con il telo da mare, pronti a proteggere occhi e capelli. 

pioggia di scintille correfocs sitges

Ora, tutti sanno che le stelline che si accendono a Capodanno non fanno tanto male, si spengono subito e raramente bruciano, se ci si presta attenzione. Pensate però a cosa vuol dire stare sotto una pioggia interminabile di scintille, centinaia di grosse stelline e petardi che scoppiano intorno a voi. E non c’è via di fuga perché avete pensato intelligentemente di stare contro un portone. Quando i diavoli danno inizio alla loro performance e cominciano a saltare sotto il fuoco, capiamo di aver fatto la cazzata del mese. Assistere a un correfoc con l’illusione di proteggervi con un telo mare e appoggiandovi contro un portone di legno che farà da rimbalzo a tutte le scintille che simpaticamente si spegneranno sulla vostra schiena, è la cosa più stupida che possiate fare, sappiatelo. Di questo farà purtroppo le spese la mia rossa mochilla Quechua – compagna di tanti spostamenti – che si è ridotta così:

zaino_quechua_buchi_scintille

Che se non ci fosse stata lei a quest’ora avrei la schiena a colapasta. E poi bisogna saltare, soprattutto se avete degli insulsi sandali: d’altronde sarà un riflesso automatico, non appena le vostre dita dei piedi inizieranno a scaldarsi. Come se non bastasse, i diavoli catalani godono un sacco a fare le loro danze e disturbare la gente, soprattutto gli sprovveduti che li affrontano alla leggera. Saranno quindi i due minuti più lunghi della vostra vita in cui non potrete far altro che gridare, saltare, e pregare che i vostri capelli non prendano fuoco (perché ovviamente anche il telo mare Decathlon si scioglie sotto la pioggia di scintille).

Ragazzi, un’idea geniale quindi. Però una botta d’adrenalina che lévate. Finita la diavoleria, si fanno i conti dei danni e inizi a vedere dove le scintille hanno scavato. Zaino, telo mare, braccio destro e dito del piede destro. Il Guerriero, stranamente illeso, non ha nessuna ferita di guerra, il fuoco l’ha animato e si sente di aver fatto una super esperienza catalana – grazie al pero, aveva le scarpe da tennis, lui. Armato della sua macchina fotografica, si ributta nella mischia per immortalare altri diavoli. Io invece mi imbatto in un operatore della Croce Rossa che si spalma Foille come se fosse crema solare e gli chiedo di usarne un po’ sul mio braccio. Nella mia testa già più ansiosa del normale in quest’epoca (sono pur sempre italianasi ologrammizzano immagini di lapilli di petardo che scavano nella profondità della pelle e dita dei piedi che cadranno per colpa delle scintille malefiche. 

palau maricel sitges correfocs

Mi risuonano nelle orecchie gli ammonimenti di mia madre quando mi beccava impegnata a osservare la fiamma che mangiava il fiammifero, non giocare con il fuoco che è pericoloso! 

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10 commenti

  1. Che spettacolo!! La prossima volta armati di sarcofago di ordinanza e doccia portatile, da accendere al momento dell’inizio delle scintille! Povero zaino, però…

    1. Povero zaino, ma grande scudo! 🙂

  2. Madre! Dev’essere bello da vedere, un po’ meno trovarcisi in mezzo…

    1. Esatto, se sei vestito appositamente per stare in mezzo al fuoco è anche divertente…ma se sei in modalità turista no!

  3. Io perennemente impaurita da fuoco…..non mi godrei uno spettacolo del genere…

    1. Ti capisco, fa un po’ impressione!

  4. Il post è bellissimo ma è l’espressione “grazie al pero” che è straordinaria 😉

    1. 😀 mi veniva spontaneamente un’espressione più volgare, ci ho messo il primo albero che mi veniva in mente 😉

  5. no ma questi sono matti. senza offesa, eh…

    1. eh, lo sono lo sono…

Cosa ne pensi?