Il bus delle otto di sera

tramonto campidanese

La banchina di attesa degli autobus extraurbani che partono dalla stazione di Cagliari è sempre la stessa, da decenni. Grigia e con le panchine rosse. Gli autobus si avvicendano uno dopo l’altro, puntano i fari sulle facce stanche di chi attende, gli occhi vanno allo schermo e all’orologio. Non è il mio, è ancora presto.

Il mio autobus è quello delle otto di sera. È l’autobus più sicuro che c’è, parte ogni giorno dell’anno e ti riporta al paesello dopo un’ora di viaggio. Attraversa tutti i paeselli della pianura e sale fino al mio. Prosegue fino al capolinea, il paesello sulla costa.

Il bus delle otto di sera conosce molta gente e ne ha viste di tutte i colori, e fra queste molti momenti della mia vita.

autobus cagliari piazza matteotti
Credit : Arst Sardegna

Ha visto il rientro dalla mia prima spedizione a Cagliari con gli amici, l’adrenalina dei 15 anni e l’entusiasmo di passare una giornata da soli, a bere Coca Cola con la cannuccia, tutti attingendo dalla stessa lattina.

Mi ha visto flirtare con il ragazzo che mi piaceva tantissimo ma che poi decise di no.

Mi ha visto quella volta in cui sono tornata a casa dal mio primo appuntamento romantico in città.

Ha visto come caricavo le valigie quando decisi di tornare al paesello dopo aver litigato con le mie coinquiline, il primo anno di università.

E che dire di tutti quei viaggi passati a mandare sms pieni d’amore? E le conversazioni al telefono con un’amica dall’altro lato?

Ero sul bus delle otto quando mi perdevo nei miei pensieri o abbandonavo il libro che stavo leggendo per ammirare il cielo arrossarsi al tramonto. Ho letto tantissimi libri, sul bus delle otto.

tramonto campidanese

Molte volte sono salita sul bus delle otto con i capelli di sale e la sabbia fra le dita dei piedi.

Mi sono affidata al silenzio del rientro serale per ripassare gli esami della sessione di settembre.

Mi sono fatta cullare fra i suoi sedili nelle sere d’inverno, quando tornavo al paesello distrutta dopo 10 ore di lezioni in facoltà.

Mi ha dato tutto il tempo per preparare mentalmente discorsi che ritenevo importanti.

Mi ci sono addormentata tantissime volte, rischiando di perdere la fermata, ma intanto sognavo una nuova città in cui vivere e un futuro che poi è arrivato.

Mi ha visto in lacrime il giorno in cui l’ho rivisto per la prima volta dopo la rottura.

Mi ha visto ieri, il bus delle otto, a trent’anni e qualcosa, con uno spolverino di panno giallo sulle spalle, i piedi doloranti per i tacchi alti, e uno stato civile lucidato a nuovo, per cui abbiamo aspettato 3 anni.

 

 

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7 commenti

  1. tenerissimo questo bus della sera, la sua rassicurante immutevolezza, il suo accogliere pensieri e vita.
    ml

    1. un puntuale accompagnatore di pensieri, mi era mancato effettivamente 🙂

  2. E’ il racconto di una vita, la tua, che si dipana tra le tappe più significative della tua esistenza. A rappresentarla un luogo, un tempo o, nel tuo caso, un mezzo di trasporto. Averne consapevolezza rende tutto più chiaro a se stessi e consente di proseguire lungo il percorso di un’esistenza piena, magari aggiustando il tiro o dando maggior credito ai desideri veri e più profondi. Non puoi che compiacerti di questo cammino e di quello che ti appresti a percorrere da questo momento in poi. Per di più con uno stato civile che ti riporta da te

    1. GRazie Linda per questo bellissimo commento 🙂 è stato un cammino lungo, e di sicuro c’è ancora tanto da fare…meglio così, mi piace camminare! Un abbraccio

  3. Nel paesello sembra sempre che tutto resti uguale.
    Invece qualcosa cambia: tu.

    1. Ti dirò, per fortuna sì, sono cambiata io, e tanto 🙂

  4. […] proprio vuoi un appellativo che ti corrisponda, allora ti dirò che sei diventata una bravissima donna in corriera, […]

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