Un anno da freelance in Spagna, un resoconto

la passione ci ha portato qui - freelance in spagna

Gennaio non è solo il mese in cui inizio a pensare al Carnevale, ma anche quello in cui arriva la prima mazzata dell’anno: il pagamento delle tasse trimestrali (quelle del periodo Ottobre-Dicembre). Questo 2017, in particolare, è segnato anche da un primo traguardo: alle spalle ho un anno intero da freelance in Spagna, e posso finalmente fare un resoconto su come sta andando questa avventura da lavoratrice indipendente.

Mi sono registrata come lavoratrice autonoma nel regime fiscale spagnolo a Settembre 2015. Sono quindi in realtà passati 16 mesi, ma i 4 mesi di attività del 2015 si sono amalgamati con i precedenti in cui ancora lavoravo in Clinica come dipendente. Solo ora che Laura, la commercialista, mi ha inviato i resoconti annuali del 2016 posso veramente stilare le somme e fare dei confronti.

Ho deciso quindi di condividere alcuni di questi conti sul blog, così se qualcuno sta pensando di fare questa scelta, avrà qualche dato da tenere in considerazione.
Naturalmente tutto è frutto della mia singola esperienza, e questo non vuole essere un vademecum da prendere come oro colato. Ognuno di noi ha le sue motivazioni per decidere o meno di lavorare come autonomo, e soprattutto ognuno ha il proprio stile di vita e le sue spese. Quindi quello che vale per me potrebbe non essere altrettanto valido per voi.

[Prima di andare avanti, se non lo avete ancora fatto, leggete l’introduzione: Come diventare freelance in Spagna]

NB: Sto dando per scontato che abbiate già un indirizzo di residenza in Spagna e un Número de Identidad de Extranjero, il famoso NIE.

Lavorare come freelance in Spagna conviene?

Dipende.
Da che lavoro fate, da che tipo di clienti servite, dal vostro stile di vita e spese fisse mensili.
Perché è importante fare queste distinzioni?
Perché non tutti i lavoratori autonomi hanno gli stessi obblighi fiscali, la casistica è varia e va studiata con attenzione.

Io quindi ho scritto questo post in prima persona, per descrivere il mio esempio.
Se state pensando di registrarvi come autonomo in Spagna, la prima cosa che vi consiglio di fare è rivolgervi a uno degli uffici informativi della vostra città (spagnola) per capire come destreggiarsi al meglio.
Se vivete a Barcellona, consiglio di fare un salto a Barcelona Activa, l’organizzazione pubblica che si occupa di sviluppo locale. Consultando il loro calendario, troverete gli appuntamenti informativi e potrete accedere al loro ufficio informazioni, dove una persona si dedicherà al vostro caso specifico.
Una buona lettura di partenza sui passi da seguire si trova qui (in spagnolo).

Che tipo di freelance sono?

Questa è la prima domanda che mi sono dovuta fare per capire come comportarmi e quale documentazione presentare.

Prima di tutto perché al momento della registrazione all’Agenzia Tributaria (Hacienda) mi hanno chiesto di scegliere l’epigrafe dell’attività (IAE), cioè un codice che identifica la tipologia di lavoro che svolgo. Si tratta di un registro un po’ antiquato, quindi ecco, sicuramente dentro non ci troverete un codice per “Social Media Manager” o affini.

Io faccio parte del gruppo 751, Professionisti della Pubblicità, Relazioni Pubbliche e simili.
Molto generico, e come noterete anche poco attinente al mio lavoro effettivo.
L’importante è comunque scegliere un codice IAE il più vicino possibile al lavoro che si svolge, perché da questo dipende il tipo di IVA che si applicherà alla vostra attività (4%, 10%, 21% o esenzione).

Dove si trovano i miei clienti?

Una volta completata la parte più burocratica e aver capito in quale categoria professionale mi trovo, ho dovuto fare i conti con il tipo di clienti con cui lavorare.

Voi vi chiederete: Come fai a sapere in anticipo con quali clienti lavorerai?
Qui in effetti ci colleghiamo alla domanda precedente.
Se siete dei freelance puri, che cioè lavorano su commissione e non hanno ancora una base clienti definita, i vostri primi sforzi saranno tutti rivolti a creare questa benedetta base clienti.
Come fare? Questo dipende da che lavoro fate.

Io non sono una freelance pura, ma più precisamente una contractor da remoto.
Ho un cliente che occupa l’80% del mio tempo lavorativo, cioè la società francese per cui mi occupo di assistenza al cliente, traduzioni, documentazione in italiano e spagnolo, etc. E il tutto lavorando esclusivamente da remoto.
Sono loro che pagano il grosso delle mie entrate mensili, e si tratta di un ingresso fisso e costante.
Però loro sono in Francia e io sono…in giro. Siccome non esiste un “contratto di lavoro internazionale”, che permetta a un’azienda di contrattare sotto la legislazione del suo Paese X un lavoratore che risiede altrove, la formula del contractor è sempre più diffusa.
Il trattamento che riceverete dipende dall’azienda che vi contratta.
Io mi considero una contractor a tempo indeterminato, nel senso che non lavoro su un progetto a scadenza. La mia società mi tratta come se fossi una dipendente (ferie, bonus, etc): l’unica differenza è che devo sbrigare io tutta la burocrazia, basandomi sulle leggi fiscali spagnole, esattamente come se fossi una freelance al 100%.

Questo sistema ha un vantaggio: il cliente internazionale che vi assume come contractor, vi farà risparmiare sull’IVA.
Le mie fatture mensili, infatti, non contengono IVA e il motivo è semplice: se io pago le tasse in Spagna, e la mia società paga le sue in Francia, non ha senso pagare l’IVA su un servizio prestato a un altro Paese. In questo caso quindi l’IVA si annulla e io risparmio un bel 21% in fattura.
In più, ho anche altri clienti non spagnoli con cui svolgo lavori più saltuari e meno continuativi: ad esempio scrivo articoli di viaggi per un magazine online e gestisco 3 pagine Facebook per un’agenzia milanese.
Questo rappresenta il restante 20% del mio tempo lavorativo.

¡Importante!

Per poter emettere delle fatture senza IVA, dovete registrarvi come operatori intracomunitari. Il vostro NIE, praticamente, diventerà anche il vostro numero di Partita IVA spagnolo.
Per essere sicuri dell’avvenuta registrazione, andate sul sito del VIES e compilate il piccolo modulo.
Fate lo stesso controllo anche con il numero di Partita IVA dei clienti con cui lavorerete!
Se loro non sono registrati come operatori intracomunitari, non avete diritto a dedurre l’IVA dalle vostre fattura (l’operazione non viene riconosciuta come intracomunitaria, e potreste dover pagare l’IVA come se il cliente fosse spagnolo!).

coffee and writing - freelance a barcellona

Quanto mi costa lavorare come autonomo in Spagna?

Veniamo ai calcoli. Ho qui di fronte a me il resoconto di tutte le spese fisse che lavorare come autonomo ha comportato nel corso 2016.

Le spese fisse del mio lavoro sono il pagamento della quota destinata alla Seguridad Social e quelle per il commercialista.

La cuota de autónomos

Questo è il dettaglio che più caratterizza il regime fiscale spagnolo: ogni mese si paga una quota fissa, indipendente dalle proprie entrate. Tenetene in conto se siete freelance puri e non avete delle entrate fisse!

La quota autonomo è in pratica una percentuale obbligatoria del 29,8 % calcolata sulla cosiddetta base de cotización, cioè un salario teorico che serve come base per il pagamento delle prestazioni sociali (assicurazione malattie o incidenti, e contributi per la pensione). Tutti i lavoratori autonomi sono obbligati a pagarla, visto che si tratta della vostra assicurazione sul lavoro.
C’è però una minima flessibilità, perché è possibile scegliere la base de cotización che vi conviene di più: si va da una base minima di 893 € e una massima di 3642 €.
Più alta è la base che scegliete, più alta la quota autonomo da pagare mensilmente, però maggiore copertura avete in caso di incapacità temporale (oltre al fatto che si mettono da parte più contributi pensionistici).
Praticamente tutti i lavoratori autonomi spagnoli che conosco, scelgono di iniziare con la base de cotización minima, in modo da pagare una quota autonomo di 267 € mensili.

Quando ho iniziato a fatturare nel Settembre 2015, sono oltretutto entrata nel regime agevolato che prevede una quota iniziale molto bassa, di 55 € al mese per i primi sei mesi; dal 6º al 12º mese la quota fissa passa a 133 € e dal 13º al 18º mese di attività la quota sale a 187 €.
Il governo spagnolo punta ad agevolare chi inizia l’attività come autonomo per i primi 18 mesi di attività, perché poi, superato questo primo periodo, la quota fissa passa appunto a un minimo di 267 € al mese.

I miei primi 18 mesi di attività stanno per finire, e anche io per il momento ho scelto la base di cotización minima, quindi presto inizierò a pagare i 267 € al mese.

Nel 2016, la mia spesa per la quota autonomo è stata di 1660 €.

Il commercialista e la gestione delle fatture

Inizialmente pensavo di potermela cavare da sola. Avendo una sorta di stipendio fisso, pensavo di non dovermi occupare di troppe scartoffie burocratiche per la dichiarazione trimestrale delle tasse. Quindi consultavo voracemente tutti i siti e i blog di consigli e tutorial per gli autonomi, ma avevo mille dubbi.
Ho aperto un account con Quipu, che è una piattaforma di gestione online delle fatture e che fra le altre cose offre un bel blog informativo e un servizio di chat diretta con i loro operatori. Il mio piano è quello minimo, da 12 € al mese.

Gestire le fatture con la piattaforma online mi è costato 145 € nel 2016.

Presto però mi sono accorta che non potevo far affidamento solo sulle cose che leggevo e sulle risposte degli operatori online, che naturalmente rimanevano sul generico, non potendo analizzare la mia situazione personale.
In particolare avevo un sacco di dubbi su regime intracomunitario e avevo il terrore di sbagliare e di dedurre imposte là dove non andavano dedotte o viceversa.
Così mi sono decisa a cercare una commercialista con un ufficio fisico, che mi assiste comunque a distanza (sono andata a trovarla solo una volta), ma che almeno è a mia disposizione via email e, volendo, al telefono.

Come ho trovato la commercialista? Con il passaparola.
Potete solo immaginare quanti risultati vengano fuori digitando “Commercialista a Barcellona“. Ecco, non avevo tempo da perdere, e allora ho semplicemente chiesto a persone che già lavoravano come freelance.

Avere una persona di riferimento a cui fare domande ogni volta che qualcosa non mi è chiaro, mi ha tranquillizzato molto. E sono disposta a pagare il giusto per questo servizio.

Volendo, si può evitare di avere un commercialista? Senz’altro.
La dichiarazione delle tasse per lavoro autonomo in Spagna non è l’inferno di cui sento raccontare in Italia. Ci sono molti servizi online che oltretutto aiutano a districarsi fra gli eventuali dubbi e a cui addirittura delegare tutta la parte burocratica della vostra attività.

Io, poiché lo spagnolo non è la mia madrelingua e non conoscendo esattamente le leggi in materia, ho preferito rivolgermi a una persona fisica. Però un servizio completamente online viene offerto per esempio da Cuéntica, di cui ho letto molto bene.

La commercialista mi è costata, nel 2016, 70 € a trimestre più 50 € per la presentazione delle tasse 2015, quindi un totale di 330 € IVA esclusa.

Includendo l’IVA, la commercialista mi è costata 399 € nel 2016.

La cifra include il loro servizio di gestione della burocrazia e versamento delle tasse trimestrali.
Si è trattato di un trattamento di favore iniziale: mi ha infatti comunicato che da quest’anno inizierò a pagare la tariffa piena, 30 € mensili (IVA esclusa).

Il versamento trimestrale delle tasse

Qui viene il bello, il grosso delle spese annuali: il pagamento delle tasse trimestrali.
Ogni trimestre, in base alle vostre entrate, dovete pagare le tasse.
Nel mio caso, le mie fatture non includono l’IVA ne l’IRPF (per via del regime intracomunitario) però quest’ultima tassa è comunque da pagare, e quindi la verso trimestralmente.
Lo faccio usufruendo del sistema di stima diretta semplificata dell’IRPF: per farla breve, ogni trimestre pago il 20% di tasse sul mio beneficio netto, calcolato in maniera elementare → Entrate – Spese deducibili = Beneficio Netto

Più guadagno, più pago, principio universale che credo valga in quasi tutti i Paesi 😊

Pagare un 20% di tasse, abituata per anni a vedere le cifre ben più alte che gravavano sul mio stipendio italiano da dipendente, mi sembra comunque un buon compromesso.

Nel 2016, ho versato all’incirca 5000 € di tasse.

A conti fatti…

Il mio primo anno pieno da freelance è stato positivo.
Ho avuto delle buone entrate fisse mensili e, nonostante le spese di tipo diverso, direi che il mio livello di entrate è rimasto più o meno simile a quello che avevo quando lavoravo in Clinica.
Non si è trattato quindi di un enorme salto di qualità in termini economici, anche se ho molto più margine di movimento e libertà nello stabilire il prezzo del mio lavoro.

A livello di costi, facendo la somma di quelli fissi che ho descritto in questo articolo, ho speso in totale circa 7200 €.

Non ho naturalmente considerato gli altri costi variabili: le spese telefoniche, quelle per formazione, aggiornamento software, trasferte…
E poi ovviamente, ci sono le altre spese fisse che però sono le stesse per tutti, che siamo lavoratori autonomi o meno: pagare l’affitto, fare la spesa, acquisti per la casa e via dicendo.

A conti fatti, registrarmi come autonoma in Spagna è stata una buona scelta e non me ne pento.

—☆—

Quando si fa un salto lavorativo importante come quello da dipendente ad autonomo, è facile trovare informazioni generiche, ma molto più complicato trovare dati concreti ed esempi pratici di costi e benefici.
Io ho voluto dare il mio contributo, e senza tabù.
Parlare di soldi sembra sia uno di questi, ma alla fine è quello a cui tutti pensiamo quando ponderiamo le nostre scelte lavorative, o no?

—☆—

Quindi ora aspetto i vostri commenti!
Se siete autonomi in Spagna, sono curiosa di sapere se più o meno vi ritrovate in queste spese.
Se siete autonomi in Italia o un altro Paese straniero, sono tutta orecchi!

—☆—

Leggi anche:

Lavorare come autonoma in Spagna, sí se puede!
La dichiarazione dei redditi in Spagna – e la paura se ne va

Di quando ho trovato un lavoro da remoto e cambiato la mia routine

—☆—

Foto di copertina: Ian Schneider

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10 Risposte a “Un anno da freelance in Spagna, un resoconto”

  1. Sei stata molto chiara!
    Io quando ero “autonoma” in Spagna, visto che tutti i miei clienti erano spagnoli, pagavo Iva e Irpf. Per la mia situazione lavorativa, era decisamente convenuto: mi ero trovata ad un certo punto a lavorare per nove clienti, con un contratto presso ognuno e ho fatto i miei conti.

    Sono pienamente d’accordo con il commercialista. Non ho nessun problema a pagare il giusto una persona che si occupa di qualcosa di così preciso (come le leggi e le tasse sono!) per me.
    Ho un amico commercialista in Italia e dice che i suoi clienti passano la vita a tirare sul prezzo dei suoi servizi. E, se ci penso, questo è uno dei problemi dei free-lance, no? Riuscire a farti pagare un prezzo accettabile.
    In bocca al lupo!

    1. Si esatto, spuntare un prezzo equo per il lavoro freelance a volte è la parte più difficile, soprattutto all’inizio.
      Non so quanto costi un commercialista in Italia, ma quello che pago per la mia mi sembra equo, per il momento. Il rischio di fare qualche errore e doverlo ripagare in multa non vale la candela!

  2. Da quando hai pubblicato questo post (che ho letto subito) continuo a ripensarci e alla fine oggi mi sono decisa a commentare. Non volevo buttare giù i miei pensieri a caldo, ma la mia opinione ancora non è cambiata: ho sbagliato lavoro! Sigh!!

    1. Sara, sai cosa penso? Che non esiste sbagliare lavoro 🙂 Esiste invece il momento sbagliato per fare un certo lavoro, per cui se quello che un tempo ti ha appassionato e per cui hai studiato, ora ha più lati negativi che positivi…sei sempre in tempo per cambiare, te lo garantisco!
      Prenditi del tempo per studiare qualcosa di nuovo che ti piaccia, e buttati su qualcosa di nuovo, una donna intelligente come te non avrà problemi a riadattarsi a un nuovo campo, ne sono sicura!

      1. Per carità, quello che faccio mi piace, ma il mio fisico non regge i ritmi di lavoro e se nel mio ambiente non lavori orari assurdi sei considerato l’anello debole e trattato da tale… Inoltre non è un lavoro che consenta a una donna di avere una famiglia, qualora in futuro decidessi di averne una (non a caso sono l’unica ragazza in ufficio!). Mi farebbe piacere parlarne più a lungo con te in privato, ma adesso non ti posso più contattare su fb 😛

        1. Su Facebook no, ma scrivimi i tuoi contatti a questo indirizzo: trentaequalcosa [at] gmail.com
          Ti contatto via Telegram (se lo usi) o con Hangouts di Gmail o con Skype…la scelta è ampia! 😛

  3. Hola!

    Hai scritto: “Se loro non sono registrati come operatori intracomunitari, non avete diritto a dedurre l’IVA dalle vostre fattura (l’operazione non viene riconosciuta come intracomunitaria, e potreste dover pagare l’IVA come se il cliente fosse spagnolo!).”

    Però visto che è come se fosse un cliente spagnolo, tu l’iva l’addebiti a lui no? Quindi è come non pagarla! Sbaglio?

    1. Ciao Claudia: se tu ignori che quel cliente straniero non è registrato come intracomunitario, e quindi dai per scontato di non dovergli inserire l’IVA in fattura, Hacienda potrebbe scoprirlo e chiederti in futuro di pagare un’IVA che non è stata dichiarata. Ho citato il caso perché a un’amica é successo anni fa, e la “bolletta“ di Hacienda é arrivata tempo dopo, con gli interessi!
      Ricorda che fiscalmente, se hai clienti spagnoli a cui addebiti l’IVA in fattura (e che quindi si, pagano loro quel 21%), hai l’obbligo di dichiararlo ogni trimestre e riempire dei moduli appositi per fare il conto del “dare-avere“ in termini di IVA.

  4. Immagino bene che non siano gentili con chi dimentica certe cose :(! Al momento ho tutti clienti intracomunitari ma di certo con i futuri e nuovi, dovrò prestare ben attenzione alla cosa! Un abbraccio

    ps: come va la vita a Genova?

    1. Qui tutto bene!
      Mi fa piacere sapere che hai già sistemato tutte le pratiche da autonoma, bravissima…e in bocca al lupo!

Cosa ne pensi?