Lavorare come autonomo in Spagna, sí se puede!

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Le settimane più pesanti del mio lavoro in Clinica sono state le ultime, quelle successive all’annuncio delle dimissioni.
Arrivare al lavoro e passare otto ore al giorno sotto al neon stava diventando una tortura. Dopo alcuni episodi sgradevoli e momenti di burnout, avevo iniziato un approccio più distante con le pazienti, che mi permettesse di somatizzare meno e vivere più serenamente fuori dalla Clinica.
Ma non ci sono riuscita: auto-imporsi delle barriere quando si svolge un lavoro fondato sull’empatia e sull’ascolto, senza che qualcuno ti insegni a farlo in qualche modo, può avere l’effetto deleterio di svilire la propria mansione e meccanizzarla. Così mi sentivo negli ultimi mesi, un robot; sensazione accentuatasi nelle ultime settimane, a decisione presa, con la mia mente già altrove, fuori dai problemi della Clinica.

Una collega che va via genera sempre molta curiosità. La domanda che vince è “Quindi dove vai?”.
Le persone vogliono sapere con quale alternativa sostituirai il lavoro attuale, se andrai a lavorare alla concorrenza, che mansioni svolgerai, se il nuovo stipendio sarà buono. Tutte curiosità nel mio caso deluse dalla risposta “Non vado da nessuna parte“.

Non vado da nessuna parte, sto a casa.
Rimango a Barcellona ma per il momento metto un punto a questa vita sotto il neon. Già avevo avuto momenti di rigetto, anni fa. Se sapessero, non è mica la prima volta che lascio un lavoro a tempo indeterminato mossa dal desiderio di aria fresca e cambiamento. Però riconosco che non avere un piano B, un nuovo contratto da firmare, un nuovo stipendio su cui contare a occhi chiusi, sia qualcosa di difficile concezione al giorno d’oggi.

In ogni caso, mi sono decisa a fare il passo dell’autonoma, diventare ufficialmente freelance in Spagna.

Come diventare freelance in Spagna?

Prima di tutto – anche prima di lasciare il lavoro, naturalmente – leggere molto, più che altro per capire se ci si sta mettendo nella bocca del leone. Dai racconti di amici liberi professionisti in Italia, avevo un certo pregiudizio nei confronti della condizione di freelance. Burocrazia, IVA da versare, contributi e tasse, sono quel genere di gruppi lessicali che fanno venire i brividi.
Però insomma, una possibilità volevo dargliela. Anche perché ogni Paese ha le sue regole, e la situazione può cambiare molto varcando il confine.

Quando vi informerete su come diventare freelance in Spagna, troverete molti siti web che vi metteranno in guardia sulla difficoltà della modulistica da compilare, degli oneri da pagare e della difficoltà nell’avere risposte. Non so se – memore della burocrazia italiana – sono riuscita a vedere le cose con più facilità, ma la mia esperienza a riguardo non è stata traumatica.

Naturalmente il mio percorso riguarda la creazione di una posizione come libera professionista, senza la creazione di una società.
Si tratta di quello che in Italia viene chiamato lavoro autonomo con partita IVA.
Qui in Spagna non esiste il concetto di partita IVA, ma è necessario comunque aprire una posizione fiscale tramite la Seguridad Social e Hacienda (l’Agenzia delle Entrate spagnola di cui avevo già parlato quando ho fatto la mia prima dichiarazione dei redditi).

Una mossa utile, prima di iniziare quello che qui chiamano il papeleo – la trafila burocratica – è cercare un centro pubblico che offra un servizio di informazione gratuito, in modo da poter parlare direttamente con qualcuno che possa risolvere i vostri dubbi.
Qui a Barcellona c’è un bellissimo servizio del Comune, Barcelonactiva, che orienta le persone che vogliono mettersi in proprio, creare una società, cercare lavoro o approfondire la propria formazione. È un servizio totalmente gratuito e la gran parte degli uffici informativi si trova nella zona del Poblenou, conosciuta come il [email protected]: è il polo tecnologico della città all’ombra della famosa e colorata Torre Agbar.

Qualche settimana fa sono stata a una giornata introduttiva organizzata da Barcelonactiva, in seguito alla quale tutti i partecipanti ricevono la password d’accesso al portale. Qualche giorno dopo sono andata direttamente a parlare con un tutor per chiedere conferma delle informazioni che avevo raccolto su internet e farmi spiegare esattamente quali sono i passi da fare per diventare autonoma in Spagna.

Le fasi sono due: compilare e consegnare i moduli di Hacienda e poi portare tutto alla Seguridad Social.

Fase 1: i modelli da presentare ad Hacienda

Il modulo di cui avrete bisogno per la prima fase con Hacienda si chiama Modelo 37, che è quello più semplice e breve. In alternativa potreste avere bisogno del Modelo 36, che è un po’ più complesso e serve per chi dovrà fatturare anche all’estero (come nel mio caso, in cui i clienti non sono solo spagnoli: fatelo presente all’impiegata!). La cosa più saggia da fare è risolvere il tutto riservando un appuntamento nella sede di Hacienda più vicina a casa vostra: sul sito web dell’Agenzia si trova un bel link per prenotare la vostra cita previa, e ci si reca direttamente all’appuntamento. Lì vi diranno quale modulo andrà meglio per voi e come compilarlo.

Le informazioni di cui avete bisogno prima di andare all’appuntamento sono:

  • il vostro NIE, cioè il numero identificativo di tutti gli stranieri che vivono in Spagna [do per scontato che lo abbiate già, se vivete legalmente in territorio iberico: se così non fosse, lo si deve richiedere con una procedura a parte nell’Ufficio Immigrazione]
  • il documento di identità italiano da abbinare al NIE
  • sapere in che categoria professionale volete lavorare come freelance: ne esistono centinaia, ognuna identificata dal cosiddetto codice IAE. Io pensavo di rientrare in una, ma poi parlando con l’impiegata di Hacienda ne abbiamo trovato un’altra più adatta. In base alla categoria scelta, si applicheranno le diverse normative sul pagamento di IVA e IRPF – scelta importante al momento della vostra prima dichiarazione delle imposte trimestrali, ovvero quando sarà ora di pagare le tasse!
  • sapere in che data vorrete iniziare la vostra attività come freelance
    [Attenzione qui! Non fate il mio stesso errore: se fate le pratiche per iniziare l’attività nella seconda metà del mese (tipo 21 settembre, come me) ma sapete già che la vostra prima fattura sarà nel mese ottobre, dichiarate 1 ottobre come data di inizio attività! Questo perché altrimenti dovrete fare la dichiarazione trimestrale che si chiude a settembre (pur non avendo fatturato nulla) e soprattutto dovrete pagare gli oneri obbligatori (di cui parlo dopo) per intero, anche se mancano 10 giorni alla fine del mese.]

Fase 2: appuntamento con la Seguridad Social.

Una volta compilato il modulo con Hacienda, tenetelo ben stretto e passate alla fase 2: appuntamento alla Seguridad Social. Qui non c’è bisogno di prendere un appuntamento in anticipo.
Io sono andata direttamente in una delle sedi indicate nel sito, e mi hanno dato un numerino per aspettare il mio turno. Non c’era quasi nessuno, quindi ho aspettato una decina di minuti. Avevo già con me il modulo da compilare (il TA 0521/1), ma in ogni caso ve lo consegneranno al banco e l’impiegata vi aiuterà a riempirlo.

L’importante è portare con voi:

  • NIE e passaporto italiano
  • il Modelo 36 o 37 compilato in Hacienda
  • il numero del vostro IBAN bancario per pagare mensilmente la quota obbligatoria autonomo

Quanto costa essere freelance in Spagna?

Fino a ora non ho parlato di quanto costa lavorare come autonomo in Spagna: se lo chiedete a uno spagnolo vi guarderà strano e sicuramente vi dirà che non conviene, se non avete già dei clienti.
Il che è in parte vero: ma c’è da dire che è in vigore un regime agevolato che facilita l’entrata in attività di nuovi professionisti, e per i primi 18 mesi come freelance potrete godere di uno sconto notevole sulla quota mensile da pagare.

In Spagna infatti un lavoratore autonomo deve pagare una quota mensile minima di 267,04 € al mese (dato 2016) che copre la contribuzione pensionistica e l’assicurazione: la quota massima può variare e dipende dalla scelta del lavoratore (che si suppone disponga già di una buona entrata mensile).
Per l’assicurazione bisogna scegliere una mutua dalla lista che vi forniranno alla Seguridad Social: la scelta della mutua non è rilevante né determina un costo maggiore o minore. Il consiglio è quello di scegliere una mutua di grandi dimensioni, che sia facilmente raggiungibile nella vostra città.

Se quindi è la prima volta che vi registrate come autonomo in Spagna, godrete della famosa “tarifa plana 50 €”.
Il termine può trarre in inganno, ma si riferisce al fatto che per i primi 6 mesi di attività pagherete una quota ridotta dell’80% (pari a 50 € se la vostra base di contribuzione è quella minima di 267,04 € €), che successivamente verrà scontata del 50% e infine solo del 30 % negli ultimi 6 mesi. Passati i 18 mesi, entrerete nel regime pieno dei 267,04 € mensili. Teoricamente in questo lasso di tempo dovreste aver capito se riuscite a sopravvivere o meno come lavoratori autonomi: in caso positivo, tanto di cappello! In caso negativo, potete decidere di annullare la vostra posizione da libero professionista (darse de baja) e ritornare a lavorare come dipendente, se ne avete la possibilità.

[Per un resoconto dei miei costi nel primo anno di attività, puoi leggere Un anno da freelance in Spagna, un resoconto]

Quanto tempo ci vuole per concludere queste pratiche?

In totale un due/tre ore. Io le ho ripartite in due giornate distinte.
Una cosa da evidenziare è che potrete passare al secondo step delle Seguridad Social solo a partire dal giorno in cui volete iniziare la vostra attività lavorativa autonoma.
Se quindi andate in Hacienda il 4 ottobre, per dire, ma avete intenzione di indicare come data inizio attività il 10 ottobre, potrete andare alla Seguridad Social solo a partire dal 10 ottobre, non prima.

Ricordo di nuovo il dettaglio su cui io mi sono sbagliata: se vi iscrivete nel registro degli autonomi nella seconda metà del mese, dovrete pagare comunque la quota mensile per intero. Se potete, quindi, meglio registrarsi a inizio mese per risparmiare soldi e tempo (e non perdere il primo mese di contribuzione agevolata).

Quanto costa aprire la posizione di autonomo?

Zero.
Nessuna marca da bollo da pagare, nessuna tassa sull’attività. Niente, se non le vostre buone quote mensili (e in base all’attività che svolgerete, IVA e IRPF, ma per questo meglio rivolgersi direttamente a un gestor comercial).

Qualcuno di voi ha fatto la stessa scelta ed è diventato autonomo in Spagna o nel suo Paese di adozione? E chi invece è autonomo in Italia, come si trova?

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Un’infografica utile in cui si riassumono alcuni concetti sullo statuto per lavoratori autonomi in Spagna: http://www.europapress.es/economia/noticia-cuanto-cuesta-ser-autonomo-espana-20150218075522.html

Altri siti utili con diverse risposte a molte delle domande che mi sono fatta prima di fare questo passo:

Infoautónomoshttp://infoautonomos.eleconomista.es/ser-autonomo-o-no/

GetQuipuhttp://getquipu.com/blog/ (che è anche il sito che ho scelto per la gestione delle mie fatture online)

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Leggi anche:

Un anno da freelance in Spagna, un resoconto
La dichiarazione dei redditi in Spagna – e la paura se ne va

Di quando ho trovato un lavoro da remoto e cambiato la mia routine

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Ultima revisione: maggio 2017

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43 Risposte a “Lavorare come autonomo in Spagna, sí se puede!”

  1. Ciao Giulia, grazie del preciso contributo, è estremamente interessante vedere come negli altri Paesi vengono trattati gli autonomi. Io sono un dipendente, per cui non ho idea di cosa sia necessario fare in Italia, ma viste le continue lamentele, sono certo che aprire una posizione da noi non richieda solo due-tre ore…

    1. Infatti mi piacerebbe sapere come si tratta la questione in Italia. La Spagna in temi burocratici mi sta piacevolmente sorprendendo (solo quando si tratta di burocrazia per cittadini europei, dovrei precisare e magari pensare a un nuovo post su questo).

  2. Articolo istruttivo. Non mi può riguardare personalmente ma fa capire come funzionano le cose in Spagna. Posso solo dire: in bocca al lupo!

    1. Crepi il lupo! 🙂 L’obiettivo è che qualcuno che voglia fare la stessa scelta abbia un riassunto veloce di come iniziare a muoversi. Sei mai stato lavoratore autonomo in Italia?

      1. No, sempre dipendente…

  3. Ciao Giulia, ti ho scoperta oggi con molto piacere 🙂 e che coincidenza, anche io sto pensando di licenziarmi da un lavoro a tempo pieno, con contratto a tempo indeterminato per fare ancora non so cosa anche se un’idea ce l’ho! E quando lo dico mi prendono per matta perché non si può lasciare un lavoro come il mio :-)…che peró tutte rose e fiori non è…seguirò con piacere la tua vventura e magari imparerò qualcosa 🙂

    1. Ciao Oriana, grazie per il tuo messaggio! Cavolo ho appena scoperto nel tuo blog che bellissimo lavoro fai e ora mi stai dicendo che lo stai per lasciare…ma rimarrai a contatto con la natura? In ogni caso questa sembra proprio essere la stagione dei cambiamenti e delle nuove scelte professionali, incredibile 🙂 un grande in bocca al lupo a tutte noi!

  4. Ciao, bella questa scelta! Anch’io in Spagna ero diventata “autonoma” e devo dire che l’esperienza era stata molto positiva. Ma avevo 24 anni e dopo poco sono tornata in Italia quindi non saprei darti una versione esaustiva 🙂

    1. Mi fa piacere che abbia un bel ricordo della tua esperienza da autonoma, spero di poterlo dire anche io fra qualche mese 🙂
      In bocca al lupo per la tua scelta attuale, andiamo di grandi cambiamenti, questo autunno!

  5. Interessantissimo articolo, soprattutto perché capita proprio nel periodo in cui stavo pensando di trasferirmi all’estero e lavorare come autonoma. Mi ero orientata su Spagna e Regno Unito perché sento sempre dire che la situazione è migliore che in Italia, ma dopo aver letto le tue informazioni sinceramente sono un po’ perplessa. 265 Euro al mese mi sembrano comunque tantini, più hai scritto che ci sono l’IVa e l’IRPEF.
    Io in Italia sono libera professionista (traduttrice) e al momento godo del regime agevolato, vuol dire che per 5 anni pago solo il 5% di tasse sul fatturato annuo (ad esempio se guadagno in un anno 10.000 euro, dovrò pagare 500 euro di tasse). E fin qui tutto bene. Il problema è che poi c’è la voce di spesa maggiore, l’INPS, e lì sono dolori perché si paga il 27,72% sul fatturato. Sommando insieme le due voci, pago circa un 33% di tasse. Una follia. Anche perché questa tassa è fissa, indipendentemente dal tuo fatturato, non ci sono scaglioni per chi guadagna di più e chi di meno, tutti paghiamo questa aliquota. Ah, e poi ci sono gli acconti, ovvero a ogni dichiarazione dei redditi lo stato calcola quanto potresti guadagnare l’anno successivo, e te li fa pagare in anticipo!! Quest’anno io ho pagato più di 1000 euro solo come acconto. In teoria il prossimo anno me li restituiranno, ma al tempo stesso dovrò pagare gli acconti per l’anno successivo e così via dicendo, quindi in pratica quei soldi non li rivedo più. Finiti i 5 anni, entrerò in un regime normale, o meglio, se lo sognano, perché io a quel punto chiuderò la p.iva e andrò a intrecciare collanine sulle spiagge del Costarica.
    Scusami se mi sono dilungata, ma hai chiesto come funziona in Italia e volevo spiegare a te e chi può essere interessato. Se hai altre domande chiedi pure 🙂

    1. Ciao Chiara, grazie mille per il contributo! Questa cosa dei minimi in Italia non mi era chiara, cioè sapevo che esisteva il regime agevolato ma non pensavo che a questo bisognasse sommarci anche l’INPS. Se alla fine si salta a un 33% comunque, è altissimo! Qui in Spagna la contribuzione mensile che ti viene richiesta è inclusiva anche della previdenza sociale, ed è una quota fissa. Quindi se tu lavori come autonoma e non hai dipendenti dovrai pagare semplicemente la tua quota e basta. Per quanto riguarda IRPEF e IVA, dipende dalla tua attività e dal paese in cui risiedono i tuoi clienti. Nel mio caso, poiché sto lavorando solo con clienti non residenti in Spagna, gli scambi sono esenti da IVA, quindi non mi devo preoccupare di includere il 21% nelle mie fatture. Se invece lavorassi con clienti spagnoli sì che dovrei includerla. Hai fatto bene a dilungarti perché di queste informazioni non se ne trovano mai abbastanza 🙂 grazie!

  6. Figurati! Per precisione aggiungo che quanto ho detto sopra si riferisce ai lavoratori autonomi al 100%, ovvero chi lavora da casa, con più clienti, senza un contratto e nell’assoluta libertà. Diverso è se un’azienda ti assume con un contratto, cioè sei un dipendente vero e proprio, ma anziché percepire la busta paga fai una fattura all’azienda. In questo caso le tasse che ho citato sopra sono ripartite tra azienda e lavoratore, per cui il lavoratore paga il 15%. Molto meglio.

    Posso chiederti quanto costa in media un monolocale o bilocale a Barcellona? So che dipende da tanti fattori, ma tanto per capire, siamo ai livelli di una città come Roma o Milano, oppure meno?

    1. I prezzi degli appartamenti a Barcellona sono variabilissimi in base al quartiere e al momento attuale andiamo dai 450 € in su per un monolocale (dipende da quanto è figo l’appartamento o il quartiere). Per un bilocale in media fra i 500 e i 600 €. Ci potrei scrivere un post ora che mi ci fai pensare 🙂

      1. Siiiii please!!!

      2. Ciao…io mi sono appena trasferito in andalucia ed ho intenzione di seguire le tue orme e diventare autonomo. Se ho capito bene dopo 18 mesi si paga 265 euro al mese e questo copre l’assicurazione medica e la contribuzione pensionistica. A parte questo poi sulle entrate che produco con la mia attività dovrò pagare delle tasse vero o fino ad una certa entrata sono incluse in questi 265 euro? Ti sarei grato se mi potessi spiegare per favore

        1. Ciao Giuseppe, e in bocca al lupo per la tua avventura andalusa!
          Si esattamente così, passati i 18 mesi si entra a regime pieno con i 267,04 € al mese (aggiornata ora nel 2016).
          Le tasse che dovrai pagare dipenderanno dai clienti con cui lavorerai, se sono spagnoli o esteri.
          Nel caso in cui siano spagnoli, dovrai pagare IVA al 21% e IRPF al 7% (regime agevolato per i nuovi autonomi) che poi passerà al 15%, sul tuo fatturato. Se invece fatturi a clienti esteri, dovrai essere prima di tutto registrato nel Regime Operatori Intracomunitari, e questo ti permetterà di non fatturare ne l’IVA (regime Reverse Charge) ne l’IRPF – perché essendo i tuoi clienti non spagnoli, non ci sarebbe modo per loro di versare le imposte, quindi il tutto si annulla a zero. Ci sono comunque vari siti che spiegano bene come muoversi in questo mondo freelance in Spagna, io ti consiglio ad esempio il blog di Quipu o quello di Infoautonomos.

          1. Giuseppe dice:

            Ciao Giulia, grazie infinite per le delucidazioni. Fa sempre piacere arrivare in un paese nuovo dove non si conosce nessuno, avere mille dubbi e sapere che c’è gente come te che viene dal tuo stesso paese, si é ritrovato nella stessa situazione e può darti una mano a risolvere alcuni dubbi.

            Volevo solo un’ultima conferma se possibile nel caso io aprissi un’attività di affitto di due appartamenti per corta temporada principalmente (diciamo 90%) a clientela estera potrei rientrare nel Regime di operatore intracomunitario? Se sì mi sembrerebbe strano che non debba pagare nessuna imposta sugli utili (ammettiamo che tra spese varie arrivassi a 10-15k per anno tra i due appartamemti), cosa ne pensi? Grazie mille in anticipo:)

          2. Figurati Giuseppe!
            Per il caso che tu indichi credo che dovresti chiedere una consulenza più specifica, infatti è probabile che avviare un’attività di affitto per fini turistici richieda un altro tipo di percorso burocratico. Credo che in quel caso potresti dover aprire una società, seppure unipersonale: in ogni caso, anche se ti registri fra gli operatori intracomunitari sicuramente ci saranno altre tasse da tenere in considerazione visto il tipo di attività. Io purtroppo non ho esperienza a riguardo, ma tramite quei due blog che ti citavo ieri sicuramente è possibile avere più info. Facendo una rapida ricerca per esempio ho trovato questo: http://asesor-contable.es/fiscalidad-de-los-arrendamientos/

  7. Ciao Giulia, questo tuo articolo è stato per me molto esaustivo. Sono una freelance italiana con P.IVA e… lasciamo perdere davvero. Sono in un regime agevolato è vero, tuttavia il costo della vita è davvero troppo eccessivo qui in italia e tra tasse, affitti e cose varie, quasi non si respira 🙁

    Sto valutando con il mio fidanzato di trasfermi, senza uscire però dall’Europa. Sembra strano ma i due posti che prendo in considerazione sono Bulgaria e Canarie. Due posti tanto diversi ma per me estremamente affascinanti, per un motivo o per un altro.

    Leggere quello che hai scritto mi fa pensare aulla Spagna, credo che le Canarie potrebbero rivelarsi il posto giusto. Quindi in pratica, se posso permettermi, tu come freelance cosa devi pagare? Ho letto dei contributi previdenziali che per i primi 18 mesi sono tutti scontati (eccellente! varrà anche per le Canarie?), poi c’è il sostituo dell’IVA da pagare (io considera che lavoro solo con clienti italiani per ora) e… cos’altro dal punto di vista del tuo lavoro?

    So che non va valutato solo l’aspetto fiscale quando si sceglie di trasferirsi, ma diciamo che tutte le altre cose le ho già valutate a dovere e adesso, non mi resta che questa 🙂

    Scusami per le domande ma dopo un lungo cercare sei la prima freelance che vive in Spagna 🙂

    1. Ciao Claudia, grazie mille per il tuo messaggio 🙂
      Non vedo per niente strano che stiate cercando nuovi Paesi in cui lavorare e vivere con più serenità, non conosco la Bulgaria ma non fatico a credere che abbiate inserito le Canarie nella vostra lista dei preferiti!
      Le Canarie vengono spesso considerate in Spagna una sorta di “regione a statuto speciale” quindi alcune leggi a volte sono diverse o ci sono delle agevolazioni speciali. Facendo una breve ricerca su Google non mi sembra di leggere che lo statuto di autonomo nelle Canarie si basi su leggi diverse. Quindi: come freelance devi pagare la quota mensile alla Seguridad Social (scontata e progressiva per i primi 18 mesi) + IVA 21% e IRPF (scontato inizialmente al 7%, poi passa al 15%).
      Se i tuoi clienti sono principalmente italiani o non-spagnoli, dovrai registrarti coma autónoma operatrice intracomunitaria (ROI): questo ti permetterà di non inserire l’IVA nella tue fatture, in quanto varrà il principio del “reverse charge” (annullamento dell’IVA negli scambi fra Paesi comunitari). Di base quindi non dovrai applicare IVA nelle tue fatture, e nemmeno l’IRPF (per lo stesso motivo, visto che i tuoi clienti sono stranieri). Si tratta quindi di fatture nette: quello che fatturi, entra.
      Quello che ti consiglio di fare è comunque consultare un commercialista che ti possa seguire una volta iniziata l’attività, per non farti scappare nemmeno un modulo da compilare e sapere – almeno all’inizio – se stai facendo tutto correttamente. Io ho da poco fatto la prima dichiarazione trimestrale obbligatoria: l’IVA era solamente a credito perché ho lavorato solo con clienti stranieri, mentre per l’IRPF la situazione dipende da che tipo di lavoro fai, dal regime in cui sei inserita (io per esempio “estimación directa semplificada”) e se, in base alla classificazione della tua attività sei obbligata a effettuare un pagamento frazionato dell’IRPF oppure no. Se non hai questa obbligazione, non si paga niente e basta. Se invece sei obbligata al pagamento frazionato, anticipi trimestralmente la quota, che poi però ti verrà resa in sede di dichiarazione annuale dei redditi. Questa parte sull’IRPF è un po’ complicata e varia da caso a caso, quindi per questo meglio vederlo con un consulente.
      Per la mia esperienza finora, mi sembra che il tutto sia abbastanza fluido e che il poter operare come operatore comunitario sia un gran vantaggio. Non so se la Spagna sia il Paese più conveniente in assoluto per essere autonomo, ma decisamente se puoi contare su una base di clienti “fissa”, quindi su delle entrate che ti coprano queste spese di base (principalmente la quota mensile obbligatoria), si respira bene 🙂
      Per qualsiasi altra domanda sai dove trovarmi, in bocca al lupo!

      1. Ciao Giulia, grazie per avermi dedicato il tuo tempo per rispondermi 🙂 Sei stata molto gentile e le info che mi hai dato sono molto utili. Effettivamente anch’io avevo notato questa poca differenza tra le canarie e la spagna, anche se qualcuno le indica come ancor più convenienti. Vorrei effettivamente trovare un commercialista, ma in realtà anche qualcuno che offra consulenze già a distanza. Per la Bulgaria mi è stato possibile trovarlo e ne sono molto felice, tuttavia le idee su entrambi i regimi sono già abbastanza chiari e adesso, non mi resta proprio che valutare!

        Volevo chiederti, sempre se posso e se vuoi, una cosa che non c’entra niente, come hai vissuto il distaccamento dall’Italia e soprattutto da amici, parenti etc.?

        1. Ciao Claudia, figurati mi fa piacere aiutare. Se poi avrai bisogno di info su un commercialista a distanza in Spagna ti posso passare il contatto della mia via email.
          Come ho vissuto il distaccamento dall’Italia? Beh, nel mio caso è stato un allontanamento volontario e contestualizzato a un momento molto difficile della mia vita, la fine del mio matrimonio: ne avevo parlato un po’ qui http://www.trentanniequalcosa.com/vita-da-emigrante/il-prezzo-dellandare-via-ryanair-incluso/, e poi anche nei blog delle Amiche di Fuso e di Viaggio da Sola Perché.
          Per me è stata un’esperienza più che positiva!

          1. Claudia Lemmi dice:

            Ciao Giulia, ti sono molto grata dell’aiuto! Si certo, se puoi contattarmi via mail mi fai un grande piacere!

            Leggerò allora i tuoi post, anche se qualcosa avevo già letto nella tua presentazione. A presto!

          2. Giulia, chissà che non scopriamo a breve una nuova collega blogger dall’estero!
            Claudia, in bocca al lupo per il tuo futuro!

  8. Grazie mille stefano! Crepi il lupo 🙂 Sicuramente da qualche parte andrò a finire 😉 Stavo iniziando a valutare anche la Spagna stessa, visto che comunque le tasse sono molto buone. Stavo valutando Valencia e Ontinyent (che poi se non mi sbaglio fa parte sempre di Valencia). Mi sembrano le meno costose e poi come città mi piace un sacco! Però ho necessità della connessione internet che non può mancare per il mio lavoro!

    1. Credo che ovunque tu vada, ormai, Internet sia più presente delle panetterie.
      Sicuramente potendo permetterti lo smart working, a te interessa andare in un posto dove la tua attività sia riconosciuta dalle istituzioni e dove tu possa fare impresa a costi ragionevoli.
      Se aprirai un blog per raccontare la tua storia, fammi sapere!
      Ciao

      1. Lo spero! Per il blog, quasi certamente, prima però devo capire bene dove il vento mi porterà 🙂

        1. Si si Stefano, sento profumo di una nuova intervista per “Si viene e si va” sul tuo blog!
          Claudia, non conosco Ontinyent, ma Valencia mi aveva fatto una bella impressione, sicuramente dev’essere piacevole viverci.
          Per Internet di problemi non dovrebbero essercene, però ragazzi…il livello della connessione internet in Spagna non è paragonabile a quello di cui godiamo in Italia ahimé, ne per qualità ne per costi.

          1. Hai ragione Giulia, tengo d’occhio Claudia e tengo pronto il microfono!
            Vuoi dire che Internet in Spagna è peggio che in Italia??

          2. Oh si, in Italia siamo molto avanti in quanto a tecnologie adsl e velocità/larghezza di banda. La mia connessione in Spagna è molto più lenta in confronto a quelle che trovo in Italia nelle case di famiglie e amici.

  9. Claudia Lemmi dice: Rispondi

    Che onore, già si parla di interviste, prima però, meglio preparare le valice 😀

    In Bulgaria ad esempio, la connessione so che è molto meglio di quella italiana, per non parlare poi che costa meno della metà! Questo è un punto a favore 😀

  10. Viaggi del 2015 - le cose importanti dice: Rispondi

    […] un movimentato mese di Settembre a Barcellona: fra dimissioni, grandi decisioni lavorative e referendum […]

  11. Ciao Giulia! Grazie per questo post 🙂 devo dire che ho letto di tutto su come diventare autonomi in Spagna (io sto a Madrid) col risultato di uscirne sempre più confusa, mentre il tuo articolo mi ha illuminato!
    Avevi già dei clienti prima di lasciare il tuo lavoro? Oltre alla tassa mensile, c’è anche una dichiarazione annuale da fare con eventuale conguaglio annesso o con la tassa mensile sei a posto?
    Grazie ancora, continuerò a seguirti!!

    1. Ciao Valeria, grazie mille per il tuo messaggio 🙂 Sono contenta che ti sia stata utile. No, non avevo già dei clienti, ma sto giusto preparando un post che racconta come sono approdata al mondo dei freelance 🙂 Oltre alla tassa mensile, dovrai fare un versamento di tasse trimestrali, il cui importo varia a seconda di quanto fatturi, e della nazionalità dei tuoi clienti (se sono spagnoli, devi applicare anche l’IVA). Grazie per avermelo fatto notare, inserirò queste info per integrare l’articolo e fare in modo che sia più chiaro anche la parte relativa alle tasse. In bocca al lupo!

  12. […] che pretendono straordinari non pagati, dai colleghi d’ufficio che ti guardano di sottecchi. Volevo essere una freelance, o un’insegnante, o una web designer, o un’organizzatrice di eventi. Volevo essere […]

  13. complimenti bella recensione…sono autonomo in italia e penso faro’ la stessa cosa prossimamente in spagna

  14. Claudia Lemmi dice: Rispondi

    Ciao Giulia, che tu sappia se richiedo il NIE, devo chiudere in automatico P.IVA italiana? Il fatto è che me lo chiedono per il contratto d’affitto -_- (il NIE). Io intendo chiuderla la P.IVA ma non immediatamente (tra un paio di mesi, però non posso passarli in airbnb o alberghi), prima voglio capire bene dove stabilirmi etc.

    Grazie come sempre, Claudia!

    1. Ciao Claudia, uhm bella domanda. La motivazione per il NIE sarebbe diventare lavoratrice autonoma in Spagna? Non credo che facciano questi controlli incrociati, di certo non in maniera automatica, ma potresti chiederlo ad Hacienda, giusto per essere sicura. Il NIE ti servirà in ogni caso, se ti stabilisci in Spagna per un po’ – e in primis per cercare casa.

  15. Claudia Lemmi dice: Rispondi

    Ciao Giulia, si infatti ora come ora lo voglio per la casa 🙂 In un secondo momento per il discorso della lavoratrice autonoma… il mio commercialista italiano non ha saputo rispondermi -_-. Proverò a informarmi come mi hai suggerito! Grazie!!

    1. Figurati! Si, vai da Hacienda, secondo me non ci sono conflitti, ma non si sa mai. Se non apri la posizione autonoma e ti serve solo il NIE non dovrebbero esserci problemi. Ma a Valencia ti danno il NIE se non hai una posizione lavorativa in Spagna?

  16. Ciao Giulia,
    Ho trovato il tuo blog e mi sembra molto interessante.
    Io ho alcuni clienti in spagna ed alcuni in italia e vivo tra le Canarie e l’Italia.
    Pensavo di diventare autonoma alle Canarie, quindi mi sembra di aver capito che devo compilare il modello 37.
    Non ho capito pero’ di quando parli della differenza fra clienti spagnoli e non a livello di IVA..
    Potresti spiegarmi meglio?
    Quando faccio una fattura ad un cliente italiano devo differenziarla?
    Dove posso chiarirmi le idee?
    Grazie mille!
    Chiara

    1. Ciao Chiara, sì, quando tu risiedi fiscalmente in un Paese ma operi con clienti di altri Paesi dell’Unione Europea (quindi effettui operazioni comunitarie), le vostre transazioni sono esenti da IVA. Non dovrai addebitar loro l’IVA nelle tue fatture (se ci pensi, a cosa servirebbe? Loro non potrebbero pagare la tua IVA allo stato Italiano!). Naturalmente, per fare operazioni esenti da IVA devi avere un numero di Partita IVA accreditato per gli scambi intracomunitari, non basta avere il numero di Partita IVA semplice del tuo Paese di residenza. Più info qui: http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/Nsilib/Nsi/Home/CosaDeviFare/Richiedere/Inclusione+archivio+Vies/Scheda+Info+partite+IVA_intra/

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