Di quando ho trovato un lavoro da remoto e cambiato la mia routine

lavoro da remoto: pro e contro

Qualche giorno fa JB, uno dei miei “capi”, mi scrive su Slack (la nostra chat di lavoro):
“Ehi, buongiorno! Ma lo sai che oggi compi già un anno di lavoro con noi? Come è passato in fretta il tempo! Ricorda che a fine mese dovrai aggiungere alla tua fattura l’incremento di stipendio che ti spetta per questo primo gradino di anzianità.”
È così che i miei capi annunciano gli aumenti di stipendio, ti scrivono in chat, come se fosse la cosa più normale del mondo.

E comunque ha ragione, è passato già un anno da quando ho iniziato a lavorare da remoto e cambiato definitivamente la mia routine.
Ma torniamo un po’ indietro nel tempo:

Come ho trovato lavoro da remoto?

Era metà settembre e stavo scrivendo un articolo per il blog. Avevo da poco lasciato il lavoro in Clinica, spossata da quasi tre anni di conversazioni al limite della psicoterapia con pazienti in cerca di una gravidanza. Avevo bisogno di una pausa prima di tornare alla ricerca di un nuovo lavoro a tempo pieno.
Era metà settembre e stavo scrivendo un articolo per questo blog, quando ho avuto un problema tecnico. Cerca che ti ricerca nella documentazione di WordPress, a un certo punto dall’angolo destro del mio schermo viene fuori una finestrella di chat.
È Christopher, viso sorridente e capello nordico racchiusi in un cerchietto avatar, che vuole sapere se mi può aiutare in qualche modo; ha visto che è da qualche minuto che rovisto la documentazione WordPress in cerca di risposte.
Si Christopher, mi puoi aiutare. Qualche domanda e risposta dopo, il problema risolto e la mia conversazione con Christopher finisce lì.

Io però rimango con una domanda in testa, niente a che vedere con il mio problema tecnico: come ha fatto Christopher a trovare questo lavoro su WordPress?

Se dovessimo cerca il momento clou in cui ho dato l’ennesima ventata di novità alla mia vita, direi che è questo: quando ho aperto la pagina degli annunci di lavoro su WordPress e ho trovato quello della start-up per cui lavoro da un anno a questa parte.
Da lì, tutto è successo molto in fretta: ho risposto all’annuncio, sono stata contattata il giorno stesso via email, il giorno dopo ho fatto un colloquio su Skype con JB e l’altro fondatore della società, e 24 ore dopo mi hanno detto che potevo salire a bordo: avevo un nuovo lavoro!
E la novità assoluta, per me, era che si trattava di un lavoro da remoto. Mi sarei unita a un gruppo di altri 13 lavoratori da remoto, sparsi tra Francia, Serbia, Germania, Canada e California.

Nel giro di 3 giorni, avevo di nuovo rivoluzionato un pezzetto di me. Tornavo a lavorare sul web, come avevo già fatto quando mi trovavo in Italia, ma dicevo finalmente addio alla vita sotto i neon dell’ufficio, come avevo sempre desiderato. Già dall’inizio della mia carriera lavorativa a Milano, avevo scoperto di non essere portata per la routine da ufficio: per me equivaleva a giornate chiuse fra le pareti divisorie di scrivanie in formica, ai 5 minuti alla macchinetta del caffè come momenti di sospirata pausa, alle vacanze obbligate ad agosto.
Era uno dei miei sogni apparentemente proibiti: abbandonare la vita sotto i neon.

Quali sono i vantaggi del lavorare da remoto per una startup?

Lavorare da remoto per una startup ha implicato un obbligato cambio nella routine delle mie giornate.
La compagnia per cui lavoro è francese e ha un’impronta molto liberale.
Per farvi capire cosa intendo, ecco come presenta la sua politica aziendale (traduco letteralmente una parte dei loro annunci di lavoro):

Incoraggiamo i nostri lavoratori a godersi la vita e a beneficiare del tempo da passare con la famiglia e i propri cari; reputiamo quindi importante mantenere un orario di lavoro flessibile e nessun limite ai giorni di vacanza durante l’anno. Ciò che più ci interessa è che il lavoro venga portato a termine, non quante ore ci metti per farlo.

Crediamo molto nella cultura della trasparenza, sia all’interno del nostro gruppo di lavoro che verso l’esterno, per cui:

  • Pubblichiamo tutti i risultati economici della società
  • Abbiamo una politica di salario pubblica [e a questo punto si può accedere al Google Doc che presenta gli stipendi di tutti i dipendenti, dove nell’ultima linea c’è una cella chiamata “il tuo salario di ingresso”]
  • Avrai un bonus una tantum di 750 €  una volta l’anno, in occasione delle tue vacanze estive

Cioè, voi capite che quando ho letto l’annuncio non potevo non mandare il mio cv.

La mia lista di vantaggi per cui mi trovo benissimo a lavorare da remoto si può riassumere così:

Libertà organizzativa

Nessun cartellino da timbrare, nessun capo che entra in ufficio come un razzo chiedendo un lavoro urgente alle 18.

Qualsiasi posto in cui possa appoggiare il mio pc e che abbia una connessione internet stabile può potenzialmente diventare il mio ufficio di lavoro.

Niente più ansie per chiedere le ferie. Posso decidere di stare via una settimana random in qualsiasi mese dell’anno solo perché sì, prendermi due settimane in estate, altre due a Natale e altri tot giorni quando mi viene comodo: basta appuntarlo sul nostro calendario condiviso.

Trasparenza

Ho avuto ben chiara da subito la politica salariale della società: sapevo dal momento del colloquio quanto avrei guadagnato (basta contrattazioni, basta giochi al rialzo per spuntare qualche soldo in più), e in che occasioni mi sarebbe stato aumentato lo stipendio (scatti di anzianità, produttività, distribuzione di una parte dei profitti ai dipendenti).

Flessibilità

Non ho nessun obbligo di puntare una sveglia a un orario preciso e a nessuno interessa a che ora inizio a lavorare: basta che quando arrivo saluto sul nostro canale Slack —che alla gentilezza sì, ci tengono.

Posso tendenzialmente iniziare a lavorare in pigiama, fare colazioni lunghissime mentre leggo le mail della giornata, concedermi un’ora in qualsiasi momento del giorno per pulire casa, andare a fare la spesa o una passeggiata.

Quando vado in pausa pranzo posso stare via un’ora come due, oppure non far pausa e chiudere tutto alle 4 del pomeriggio.
L’importante è non lasciare lavoro arretrato ed evitare che il peso del lavoro che io non faccio ricada sui miei altri colleghi.

Auto-responsabilità e comunicazione

La mia produttività dipende esclusivamente da me e dalla mia motivazione.
Il lavoro di squadra e la comunicazione fra colleghi diventa, in questa situazione, di vitale importanza.

Non ci sono colleghi in carne ossa intorno a me, solamente nomi che spuntano in chat. Sono persone vere, che sento anche al telefono e vedo in video due volte a settimana, ma non sono obbligata a farci pausa insieme o a seguirli in aperitivi dopo-ufficio.
Ci vediamo di persona alcune volte l’anno, quando partecipiamo a qualche WordCamp in giro per l’Europa, o una volta l’anno durante la nostra “settimana di ritiro” [che quest’anno abbiamo organizzato sull’isola di Mallorca: qui e qui alcune immagini e pensieri sull’esperienza].
Per me è la situazione ideale, pochi contatti ma buoni.

Trovare lavoro da remoto è entrare nel Paradiso del lavoratore? Calmi, gli svantaggi ci sono…

Detta così, sembrerebbe l’ambiente in cui tutti vorrebbero lavorare.
Naturalmente non è così, e lo dico con gran cognizione di causa, perché durante questo primo anno di lavoro ci sono stati i momenti di scoraggiamento.
Pensateci un attimo.

La flessibilità oraria è un’arma a doppio taglio

È vero, non avete una sveglia la mattina, ma più tardi iniziate a lavorare, più tardi finirete. Il che è un bene se siete persone meno produttive al mattino, un male se – come me – carburate meglio all’inizio della giornata.

Dalla mia esperienza ho poi notato che da quando lavoro da remoto, finisco per lavorare molto di più.
La facilità con cui puoi aprire il pc ed essere “in ufficio”, fa si che manco te ne accorgi e stai rispondendo alla domanda di un cliente in piena notte o la mattina di un giorno di ferie (“ci metto due minuti, è una risposta veloce” e scusanti simili vanno per la maggiore).
La gestione del tempo e dell’organizzazione del lavoro quando è tutto nelle nostre mani è molto più complicata, e questo è il motivo per cui non tutti sono adatti a lavorare da remoto.
C’è chi ha bisogno di orari imposti, di sapere che deve entrare alle 9 e uscire alle 18 dall’ufficio —e non c’è nulla di male in questo, siamo tutti diversi anche nel modo in cui approcciamo il lavoro.

Se oltretutto vi piace quello che fate, la tentazione di accettare progetti extra, che magari permettano di guadagnare qualcosa in più a fine mese, è molto alta. A scapito però del vostro tempo libero.

Non ci sono limiti fra casa e ufficio

Lavorare dal divano, in pigiama, sotto una copertina, mentre fuori piove: una figata non dover uscire per forza di casa.
Ma se ci prendete la mano, vi ritroverete in uno stato di imbruttimento tale che la vostra produttività potrebbe fortemente risentirne.
E non è bello che, se condividete gli spazi vitali con un’altra persona, questa vi veda quotidianamente in stato pigiamoso, suvvia.

Oltretutto se la vostra casa è mediamente piccola, e non avete uno studio in cui lavorare, o un tavolo comodo, o un ambiente che vi faccia rimanere concentrati, di casa dovrete uscire comunque. Se volete lavorare bene.

La solitudine

Vero, non avete colleghi antipatici che dovete vedere in faccia tutte le mattine.
Ok, ma questo vuol dire che non avete nemmeno colleghi simpatici: siete soli.
Ci siete solo voi, nello spazio che avete scelto per lavorare, e una chat – dietro cui sapete esserci i vostri colleghi.
E cosa succede quando avete dubbi, domande, non sapete come rispondere a un cliente o avete fatto un casino su un sito web e dovete rimediare nel più breve tempo possibile?
Non avete nessuno a cui chiedere direttamente, una scrivania amica a cui avvicinarvi, un collega da chiamare perché si avvicini un attimo al vostro pc e vi spieghi dove avete sbagliato e come rimediare.
No.
Dovete scrivere in chat e aspettare che qualcuno risponda.
Certo, teoricamente potete anche chiamare qualcuno dei vostri colleghi e chiedere aiuto, ma per un’implicita netiquette del lavoro da remoto, non si preme con nonchalance il tasto “chiama” senza prima un preavviso per iscritto.
In questi 12 mesi mi sono fatta certe sudate fredde di fronte a siti web di clienti che, mentre avevo le mani in pasta dentro il loro FTP, di improvviso si “rompevano”, pagina bianca al posto del loro sito. Meno bianca comunque della mia faccia, terrorizzata al pensiero di aver fatto un casino di proporzioni colossali. E in quei pochi secondi che aspetti la risposta del collega che ti verrà in aiuto, non te la passi proprio bene, ecco. Si sente forte più che mai il peso della solitudine lavorativa.

Il senso di solitudine può crescere poi nei giorni in cui il lavoro è veramente tanto, e non avete vicino nessuno che possa capire il perché del vostro stress. Ho pensato spesso con nostalgia ai momenti in cui la pesantezza di una giornata piena veniva perlomeno smorzata dalle battute fra colleghi e dai pochi minuti di pausa caffè.

La flessibilità contrattuale

C’è poi tutto il lato contrattuale, molto importante da considerare.
Molto spesso le compagnie che utilizzano la struttura di lavoro da remoto cercano dipendenti sparsi per il mondo, in modo da avere un gruppo di persone sempre attivo in tutti i fusi orari.
È anche il nostro caso: la mia compagnia è francese e noi che lavoriamo fuori dalla Francia siamo stati assunti come contractors.
Cosa vuol dire? Vuol dire che non esiste un “contratto di lavoro internazionale” che permetta a una società di assumere lavoratori stranieri unendoli tutti sotto l’egida di un’unica legislazione di diritto del lavoro; ogni società che ha sede legale in un Paese ma voglia assumere dipendenti che lavorino nei rispettivi Paesi di residenza, dovrà quindi farlo come se assumesse dei “consulenti indipendenti”.
Diventiamo legalmente dei freelancers, ed è così che sono arrivata a lavorare con status di autonoma in Spagna.
Non c’è altra strada, se non trasferirsi nel Paese di origine della società, se proprio si vuole essere assunti con contratto a tempo indeterminato (e se la società è d’accordo, ovviamente).
Questo è uno dei lati più controversi del lavoro da remoto e che appunto metto fra i contro: perché non tutti hanno voglia di diventare autonomi, cambiare regime fiscale, rinunciare alla comodità di un’azienda che calcola per te stipendio, contribuzione pensionistica, etc.
Da quando lavoro da remoto, sono ufficialmente freelance, ho il corrispondente di una partita IVA spagnola, e pago trimestralmente le mie tasse grazie all’aiuto di un commercialista.
Direi che questo è stato uno dei cambiamenti più importanti nella gestione della mia routine e della mia economia personale [e sto pensando a un post a parte sul tema].
A me va più che bene, perché il mio stipendio è comunque fisso e fatturo alla mia società ogni fine mese. In più, ho la possibilità di avere anche clienti esterni, lavorare per mio conto su altri piccoli progetti.

Per chiudere, ci sarebbero anche le leggende urbane, quell’aria di mito e mistero che vaga sopra il concetto di lavoro da casa.

Miti da sfatare sul lavoro da remoto

Ecco i miei due principali:

Se non lavori, si nota comunque

Con questa, voglio contestare un’idea che aleggia spesso nella mente di chi viene a sapere che lavoro da casa: lavorare da remoto è comunque un lavoro.
Ho degli obiettivi da portare a termine, un carico di lavoro da smaltire, dei clienti che aspettano dei risultati. Il fatto che faccia tutto da casa (o da un co-working di Barcellona o in una caffetteria di Vienna…) non significa che le mie giornate siano divertenti e spensierate, e che nessuno si aspetti dei risultati da parte mia.

Bisogna avere delle competenze, come per qualsiasi altro lavoro

Altro mito da buttare giù. Per entrare in questa società ho mandato un curriculum, un riassunto delle mie competenze tecniche. Che esistono e sono state valutate prima di essere assunta.
Cioè, mi hanno assunto perché sapevo fare delle cose che alla società tornavano utili.
Nello specifico, parlare diverse lingue straniere e avere competenze tecniche su WordPress.

No, perché una delle conversazioni che affronto più spesso quando spiego a qualcuno che lavoro da casa per una società che produce plugins per WordPress è la seguente:

“Ma che figata lavorare da casa! Puoi chiedere se stanno cercando personale in questo momento?”
“Ah, non sapevo che anche tu lavorassi su WordPress”
WordPress? E che è? No, io voglio lavorare in remoto, come fai tu, poi quello che c’è da fare lo imparo, però intanto potrei viaggiare, girare il mondo, fare un sacco di cose durante la giornata…”

Capite, la concezione è proprio distorta.

.·¨·.·¨·✩.·¨·.·¨·✩.·¨·.·¨·

E voi avete mai lavorato da remoto? Come vi siete trovati? Avete voglia di raccontare la vostra esperienza?
Se invece avete domande o curiosità sul mondo del lavoro da casa, scrivetemele nei commenti!

.·¨·.·¨·✩.·¨·.·¨·✩.·¨·.·¨·

Leggi anche:
Un anno da freelance in Spagna, un resoconto
Lavorare come autonoma in Spagna, sí se puede!
La dichiarazione dei redditi in Spagna – e la paura se ne va

.·¨·.·¨·✩.·¨·.·¨·✩.·¨·.·¨·

Photo Credit: Henry McIntosh

E se ti avvisassi quando pubblico un nuovo post?

✩ Aggiungi il tuo indirizzo email per ricevere i nuovi post direttamente nella tua casella di posta ✩

Il tuo indirizzo email è al sicuro, non lo condividerò con nessuno. Puoi decidere di cancellare il servizio quando vuoi.

30 commenti

  1. Credo tu abbia ben descritto i limiti e i vantaggi del lavoro da remoto, ne avevo parlato anche io qui: https://versioneargentina.wordpress.com/2016/07/05/due-giorni-di-pausa/

    Adesso mi trovo in un momento stranissimo: ho avuto una serie di emergenze familiari che mi hanno impedito di lavorare per un mese (ovviamente quando ti capitano queste cose non sai mai quanto ti potranno durare, lo scopri giorno per giorno). Uscivo di casa alle 9 e rientravo alle 21 per correre tra uffici, ospedali, farmacie, parenti, e soprattutto avevo in testa solo quelle situazioni. In più avevo da consegnare un progetto enorme a cui lavoro ogni anno, un progetto che da solo vale il 10% del mio fatturato.

    Io non lavoro per una impresa, sono una freelancer “pura”, ma anche io ho un cliente principale che normalmente genera tra il 50 e il 90% del mio reddito mensile, più quest’altro cliente che mi dà un unico, enorme progetto all’anno. Ho avvertito subito il mio cliente principale che avevo problemi a casa e non so come si sarebbe messa… ma mi sono sforzata di completare il progettone (pur terrorizzata di aver fatto qualche castroneria vista mia testa “altrove”).

    Ho scoperto che quello che già sapevo sugli orari (non esistono più), si estende anche anche ai giorni. Inutile dire “non ci sono”, ti scrivono lo stesso. E se non rispondi se la prendono pure. Se dovessi tracciare un parallelo con la vita da ufficio, nessuno avrebbe continuato a tempestarmi di chiamate se ero assente. Semplicemente, avrebbero VISTO (letteralmente) che non andavo al lavoro da giorni e avrebbero desistito.

    Ho realizzato che la vita personale si annulla nel lavoro da remoto, anche se sei un entry level o una persona con un giro modesto. Nella vita d’ufficio ci immaginiamo il “capo” che lavora sempre ed è reperibile 24/7 ma aggiungiamo “e vorrei ben vedere con quello che guadagna!”, ma non ci immaginiamo così il dipendente di basso livello.
    Nel lavoro da remoto, invece, non c’è nessuno che subentra per te e a nessuno gliene importa realmente di te perché non c’è empatia (del resto, nessuno sa la tua situazione personale, sei solo un nome e un cognome e un avatar). Come dicono i clienti, sei “un provider” e come te ce n’è una sfilza. Anzi, già che ci siamo, perché non abbassi le tue tariffe? Così potrai entrare nel nostro di team di “preferred provider”.

    Spesso parlo con amici dei loro programmi per il futuro e anche io mi sento dire “Vorrei trovare un lavoro come il tuo: vivere un po’ qui un po’ lì, andare in vacanza quando mi pare, non dovere andare in ufficio, non avere un capo.” e poi la solita domanda “Come faccio per fare il tuo lavoro? A chi devo scrivere?”. Beh, gli dico sempre “tu hai le mie competenze? sai che cos’è questo questo programma? sai la differenza tra X e Y?” e la risposta è sempre un boccheggiare.

    Sto cominciando a pensare a come reimpostare il mio lavoro perché – PER ASSURDO – penso che mi sarebbe impossibile andare in palestra (è qui a lato ma non ho tempo) eppure il fisico comincia a risentire di 12 ore sedute di fronte al computer, avere una famiglia (ma hai presente che settimana ho avuto? non ho neanche avuto il tempo di lavarmi e pulire casa), studiare un’altra lingua (già sto dimenticando quelle tre che conosco, e non ho neanche finito di leggere il libro di grammatica spagnola che è lì da due anni e rotti!), cercare un’altra casa (solo grattacapi, soldi che prendono il volo, fatiche di Ercole e un altro trasloco che mi spaccherebbe la schiena di nuovo).

    Invidio quelli che alle 17 o 18 escono dall’ufficio e hanno 6 ore tutte per loro. O che possono tirare in lungo la giornata e scaricare quel progetto palloso sul collega. Il mio è qui che mi guarda, ed è domenica pomeriggio ore 16:30 e mancano ancora 500 pagine. La gente “da ufficio” sta facendo la grigliata a bordo piscina, andrà a vedere una partita, magari uscirà a mangiarsi una pizza in famiglia e si guarderà un film. Il mio lavoro è invece quando loro dormono, durante i loro fine settimana, perché se lo possano trovare sulla scrivania (=in e-mail) il lunedì mattina, e poi magari dargli un’occhiata… il mercoledì.

    1. Parole sante, Isa! Essere freelance “pura”, come dici tu, è ancora più difficile in questo senso! E in piccole, le cose che dici tu le ho vissute anche io e sono stati i momenti più stressanti. Soprattutto quando facendo due calcoli mi sono resa conto che non conveniva nemmeno economicamente rinunciare al fine settimana per quei progetti.
      Quindi sì, il fastidio per chi vede la situazione freelance come rosa e fiori è completamente legittimo. E fai bene a farli boccheggiare.
      Mi spiace che abbia avuto problemi familiari, spero si siano risolti e che la situazione stia tornando alla normalità: ed è molto duro rendersi conto che chi sta dall’altra parte vede solo un indirizzo email a cui assegnare un lavoro, si riduce moltissimo il contatto umano.
      Non è una scelta per tutti; e quando ci stiamo dentro, è imprescindibile, secondo me, lavorare prima di tutto su come vogliamo organizzare il nostro lavoro, nei limiti del possibile. Mi ci è voluto quasi un anno per entrare in una sorta di routine che mi aiuti a mantenere una vita anche lontano dal pc. Ho visto che fra un mese c’è una conferenza interessante sul lavoro da remoto, magari ci saranno degli spunti di conversazione interessante, se ti interessa: http://www.outofoffice.hm/

      1. Mi sono registrata, non la conoscevo. Grazie! Mi conforta sapere che non sono l’unica che vive certi lati negativi della troppa libertà 🙂

        1. Certo che non sei l’unica! Allora ci sentiamo in streaming per questo evento 😀 Anche io mi sono iscritta, sono curiosa!

  2. Ciao Giulia, non è che la tua compagnia ha un lavoro per me? Aahah, ovviamente scherzo!
    Mi sono rivista in questo articolo, soprattutto nella seconda parte. Il mio lavoro da freelance si svolge per diversi clienti, spesso ne ho più di uno alla volta e altrettanto spesso mi capita di fare più lavori per uno solo. Ti dicevo, mi sono rivista soprattutto nella seconda parte, quando parli degli aspetti negativi (avendo modalità di lavoro differenti abbiamo anche lati positivi differenti). Mi piace da matti gestire il mio tempo, promuovermi, studiare, aggiornarmi, mi piace il contatto diretto con i clienti, mi piace includerli nel progetto perché prima che mio è loro…ma lo faccio spesso da sola alla mia scrivania e ogni tanto anche io sento la solitudine, così esco, vado a workshop, conferenze, meet up, dove vedo persone e riesco a intrattenere conversazioni faccia a faccia (e non faccia a skype!).
    Per quanto riguarda l’imbruttimento, quanto è stato difficile uscirne! A me piace tantissimo essere curata e precisa e quando lavoravo in ufficio cercavo di esserlo ogni giorno. Lavorando da casa (soprattutto se si vive da soli) si ha la scusa per starsene in pigiama o in tuta, non lavarsi la faccia o farsi la doccia troppo raramente per un essere umano. Io ho risolto creandomi una nuova routine: faccio una lunga e calma colazione, mi lavo e mi vesto come se dovessi uscire ma un po’ più comoda, rifaccio il letto, sistemo la scrivania, compilo la lista delle cose che devo fare, mi faccio un altro tè e poi accendo il computer, intorno alle 10.00.
    Per quanto riguarda il poter lavorare da qualsiasi parte del mondo, come sai, da poco ho parzialmente cambiato idea. È vero, si può lavorare in giro ma non è da tutti. C’è chi come me ha bisogno del suo spazio, della sua organizzazione precisa e della sua routine lavorativa, anche se fatta in un posto che non è un ufficio ma è un angolo della sua casa/camera. Perdere queste cose vuol dire – almeno per me – perdere la possibilità di essere la professionista che vorrei diventare.

    Quindi grazie mille per questo articolo, compagna di freelancing!

    Un bacione

    1. Ehi Dana! Vero, la parte dell’imbruttimento è la tentazione più forte, io ho deciso quasi da subito che non volevo lavorare in pigiama 🙂 Quindi anche io come te mi sono disegnata una routine che cerco di rispettare, anche se con orari flessibili, ma cerco sempre di iniziare a lavorare dopo una doccia e vestendomi come se dovessi andare in ufficio (molto più casual, per fortuna, del modo in cui mi dovevo vestire nei miei anni di ufficio milanese!).
      È molto interessante anche il tema del lavoro da remoto e il viaggio, come abbiamo già avuto modo di discutere è un concetto che sto rivalutando molto anche io, e mi piacerebbe scriverne.
      Speriamo di avere un’altra occasione per poterci rivedere presto e condividere di nuovo la scrivania per qualche ora come nella mia scatola di fiammiferi a Barcellona ❤︎

  3. Auguri per questo tuo primo anno! Sono totalmente d’accordo con te, sugli svantaggi e vantaggi di queste attività. Anche io a volte mi faccio prendere dagli stati pigiamosi, soprattutto in inverno e mi ritrovo a lavorare fino a tardi. Però è bello quando lo si fa con passione. Le ore passano più in fretta 😉

    1. Grazie Eliana!
      Si io direi che l’aspetto migliore del lavoro da freelance è proprio la passione, senza quella gli “extra” e le lunghe giornate di lavoro non sarebbero sopportabili 🙂
      Buona settimana!

  4. Ecco, io sono quello che, dopo la prima parte del post, partirebbe, andrebbe dal Direttore HR e gli dice: ciao, da oggi mi invento un lavoro da remoto.
    Poi, comincio a leggere il post con attenzione, il commento di Isa e mi dico: caspita, forse è meglio soppesare con molta attenzione i pregi e i difetti del mio lavoro da dipendente. Noioso, standard, ripetitivo a volte, ma con tutta una serie di certezze che fanno vivere tranquilli.
    Per cui, grazie per il post, aiuta molto una persona come me che sta veramente cercando di capire cosa fare del suo futuro. E grazie anche a chi ha contribuito con i commenti.

    1. haha sono contenta che il post sia utile ad avere un’idea più chiara del lavoro da remoto (e del freelance in generale, grazie a Isa). Ci sono molti miti sulla realtà del lavoro da casa, che è comunque una modalità di lavoro che va scelta e voluta profondamente, perché appunto – i contro ci sono, e a seconda di come siamo fatti possono trasformarsi in ostacoli pesanti da superare. 🙂

  5. Claudia Lemmi dice: Rispondi

    Oddio, questo post risulta pubblicato il 16, ma è apparso solo oggi sulla home del tuo blog (almeno sul mio PC), e dire che entro tutti i giorni! Detto questo, aspettavo questo tuo post! 😀

    Effettivamente il tuo ambiente lavorativo fa brillare gli occhi, sembrano persone eccellenti! Io lavoro da remoto come freelance e gli aspetti negativi, come hai ben descritto tu, ci sono alla grande. Altra nota dolente può essere quella di trovare nuovi clienti, io vado avanti a progetti occasionali e progetti fissi che seguo. Anche questa può essere una fonte di stress. Altro aspetto negativo secondo me: quando vuoi lasciare un cliente perché non lo sopporti più, ma non puoi farlo perché quei soldi ti fanno comodo e così continui a chiudere entrambi gli occhi davanti a pretese assurde.

    1. Ehi Claudia, come è apparso solo oggi?! Sarà colpa della cache del browser?! (ha-ha, deformazione professionale!)
      Le tue note dolenti vanno di pari passo con quelle di ISA e dei freelance “puri”. Ho avuto anche io esperienze con clienti che non sopportavo più, per piccoli progetti extra, e sì, li ho salutati senza troppe remore quando hanno iniziato a farmi venire l’orticaria. Ma se fossero stati una fonte di reddito importante sicuramente avrei avuto più problemi 🙁

      1. Giuro, solo oggi. Da parecchio tempo vedevo come primo articolo quello su Barcellona. Sicuramente sono le cache, ma credo che il problema era rivolto al tuo blog e basta. I misteri di internet 😀

        Per il resto, quando hai un lavoro come questo, devi accettare i pro e i contro. Preferisco concentrarmi sui primi perché sinceramente la libertà che offre il nostro lavoro è la cosa più preziosa per me!

  6. Io sono freelance, e mi ritrovo moltissimo in quello che dici. La libertà è bella, ma il rischio di lavorare troppo è alto. Sono ancora alla ricerca del mio equilibrio: soprattutto, cerco di impormi hobby lontani dal computer, anche se non sempre è facile!

    1. Esatto Elisa, sono nella tua stessa fase…in cerca dell’equilibrio giusto, speriamo di farcela! 😀

  7. Ciao Giulia,

    sono Andrea, ho 28 anni e ho trovato il tuo post per caso mentre girovagavo alla ricerca di siti che raccolgono offerte di lavoro da remoto. Tutto questo dopo una giornata in ufficio da sviluppatore senior ed un paio di editor di testo aperti per portare avanti i miei progetti personali sul web.

    Da tempo ormai ho deciso che il lavoro in ufficio non è la mia strada ma non sono ancora riuscito a trovare un posto con la “filosofia di lavoro” giusta, proprio quella che descrivi all’interno del tuo post.

    Per questo motivo volevo chiederti se hai dei consigli pratici e per poter trovare delle aziende o startup che affrontino seriamente il tema del lavoro da remoto e che non lo usino solo per poter ottenere di più a minor costo.

    Grazie mille ed un in bocca al lupo per tutto!

    1. Ciao Andrea 🙂
      Se sei uno sviluppatore web io ti direi di mantenere d’occhio la bacheca degli annunci di lavoro su WordPress: http://jobs.wordpress.net/
      Normalmente gli annunci che non si riferiscono a una città precisa, ma riportano la scritta N/A sono lavori da remoto.
      Ci sono poi tantissime altre realtà che offrono lavoro da remoto:
      https://automattic.com/work-with-us/
      https://www.siteground.com/careers
      https://buffer.com/journey
      …giusto per citarti i primi esempi che mi vengono in mente 🙂
      In bocca al lupo anche a te!

  8. Ciao , bellissimo articolo che spiega i vantaggi e i difetti sul lavoro da remoto . Io a giugno mi diplomeró e voi entrare in questo mondo di lavoro. Non è che per caso conosci aziende disposte ad assumere anche chi non ha esperienza lavorativa , ma ovviamente con le competenze richieste . Inoltre vista la mia giovane età (19 anni ) mi consigli di entrare in questo mondo del lavoro . Ultima richiesta se non do troppo disturbo e sapere la compagnia per cui lavori perché mi piace molto la politica aziendale. Mi scuso in anticipo per le molte domande , ma vorrei sapere più informazioni possibili riguardo questo tipo di lavoro.
    Grazie !

    1. Ciao Antonio, grazie per il tuo commento 🙂
      In cosa ti stai diplomando? E cosa ti piacerebbe fare come lavoro?

      Lavorare da remoto è sicuramente bellissimo, ma a mio parere vale la pena provare anche l’esperienza del lavoro presenziale in ufficio. Così avrai la possibilità di valutare quale delle due modalità di lavoro ti piace di più.
      Per lavorare da remoto ci vuole molta costanza e auto-disciplina, non avere un capo che ti controlla può essere deleterio in termini di produttività 🙂
      In più, per la mia esperienza, molte delle cose che apprezzo del lavoro da remoto vengono dalla mia precedente esperienza in ufficio.
      Detto questo, ci sono tanti lavori, come lo sviluppatore web, che si iniziano in maniera autonoma, lavorando da casa, e ho conosciuto tanti ragazzi che hanno iniziato a farlo subito dopo il diploma.
      Quindi sta a te valutare se ti sentiresti già in grado di fare questo passo o se vuoi prima vedere come funziona un’azienda “da dentro”, concetto che con il lavoro da remoto diventa più sfumato.

      Per la questione della privacy che cerco di mantenere sul blog, preferisco non menzionare la società per cui lavoro. Però ce ne sono tante che offrono modalità di lavoro simile, le ho citate nel precedente commento ad Andrea, qui sopra 🙂

      In bocca al lupo!

  9. Ciao , sto facendo il quinto anno ragioneria indirizzo programmatore , ma di informatica sto facendo argomenti che io almeno ritengo inutili . Mi piacerebbe fare il tele lavoro con assistenza ai clienti . Il lavoro da ufficio non penso proprio di trovarlo , visto la crisi e visto che io abito in un piccolo paesino del sud . Ho conosciuto il tele lavoro grazie ad un ragazzo che ha frequentato lo stesso istituto e corso mio , che ci raccontato in una conferenza a scuola della sua esperienze. I motivi che mi hanno spinto su questa strada sono : la buona retribuzione ( non voglio essere ipocrita ) la passione per la tecnologia (soprattutto console e telefoni ) e la mia voglia di conoscere persone di nuove culture e di viaggiare .
    Io attualmente ho fatto richiesta per custom service da remoto su sitegrounds , e a giorni dovrei avere la risposta . Non è che conosci altri siti simili ? I siti che hai indicato ad Andrea già li conoscevo.
    Grazie 🙂

    1. Ciao Antonio,
      per trovare dei lavori da remoto puoi dare un’occhiata a https://weworkremotely.com/, ci sono tantissimi annunci!

      Se ti sei già candidato per Siteground, un’altra realtà, oltretutto italiana e del sud!, è Yithemes: la pagina dove pubblicano gli annunci è questa -> https://yithemes.com/we-are-hiring/
      Bisognerebbe verificare se accettano collaboratori da remoto.
      In ogni caso, visto che stai concludendo gli studi superiori, se fossi in te investirei almeno un annetto a una formazione mirata sui temi di informatica che ti piacciono di più. Tipo sviluppo web, plugin, temi, web design…c’è l’imbarazzo della scelta! Ma una formazione solida è fondamentale per trovare un lavoro soddisfacente 🙂

      In bocca al lupo!

  10. Inizio col ringraziarti per la dritta: non avevo mai pensato a Wp come una possibilità lavorativa! Del resto, la mia vita da freelance, per giunta da remoto, è iniziata soltanto da pochi mesi e, per non farmi mancare nulla, l’ho infarcita di un bel ritorno alla mia terra, dopo anni di girovagare. Ma che mesi! Così è iniziata una nuova, entusiasmante avventura! Condivido tutto ma proprio tutto quel che hai descritto. Dunque, grazie di nuovo, per aver raccontato che un’altra vita è possibile, nel bene e nel male. A presto <3

    1. In bocca al lupo per la tua nuova avventura freelance, allora! …ancora più coraggiosa visto il tuo ritorno in terra natía (sei in Calabria, vero?)
      Grazie a te per aver lasciato un commento 🙂

      1. Crepi! Sì in Calabria <3 A presto!

  11. Ciao!
    articolo interessantissimo.

    Conosci qualcuno (italiano o spagnolo) che lavori per Siteground?
    Sto partecipando alle selezioni (oggi ho fatto il secondo colloquio, fingers crossed), però non riesco a trovare informazioni/testimonianze di dipendenti. 🙁

    1. Ciao 🙂
      Conosco di nome alcuni membri della community WordPress che lavorano in Sitground. Ti consiglierei di aprire un account Slack e di entrare nella community WordPress España, così puoi chiedere direttamente un feedback e parlare direttamente con le persone interessate 🙂

    2. Ciao Chemist89 !
      Anche io ho fatto domanda per siteground , a giorni ho il primo colloquio su skype , e anche io ho cercato esperienze e testimonianze di lavoratori / dipendenti , ma non ho trovato niente .
      Tu a che fase sei della selezione ? Ed hai trovato qualche testimonianza su internet ? Magari potremmo sentirci in privato per discuterne.
      Grazie !

  12. […] Pubblicità, Relazioni Pubbliche e simili. Molto generico, e come noterete anche poco attinente al mio lavoro effettivo. L’importante è comunque scegliere un codice IAE il più vicino possibile al lavoro che si […]

  13. Ciao Giulia!

    Articolo molto interessante, trovo che riassuma in modo chairo pro e contro del remote working.
    Sono una developer a tempo pieno e nell’ottica di fare quetso cambiamento, mi chiedo: come reputi la possibilità di lavorare da remoto per società italiane? E’ vero, non sono molte, ma forse potrebbe essere un buon punto di inizio per capire se il remote working fa per me, Lo stipendio sarebbe sicuramente inferiore a quelli esteri, ma la comunicazione più facile. Inoltre. avendo la potenziale società sede in Italia, probabilmente si potrebbe stipulare un vero e proprio contratto.

    Cosa ne pensi? Grazie!!

    1. Ciao Martina 🙂
      guarda sono reduce da una tre giorni di conferenze sul tema, ed è stato affrontato anche questo argomento.
      Io non ho mai lavorato da remoto come dipendente di una società italiana, ma non credo che ci sia tanta differenza con una estera, a livello organizzativo. La bellezza dell’esperienza dipende molto dalla mentalità delle persone con cui lavori, a mio parere.
      Se tutti lavorano da remoto secondo me è più facile. Se invece sei l’unica o quasi da lavorare da remoto mentre il resto dei tuoi colleghi lavora insieme in un ufficio, allora secondo me è diverso: si rischia di sentirsi forse un po’ più soli di quanto non ci si sente già, a volte, quando si lavora da remoto.
      A livello contrattuale invece non dovrebbero esserci problemi, essendo connazionali il contratto da dipendente è fattibilissimo 🙂
      In bocca al lupo!

Cosa ne pensi?