Riscoprire Milano

Piazza Gae Aulenti Milano

La prima volta che sono tornata a Milano dopo lo strappo, circa 6 mesi dopo il mio trasferimento a Barcellona, il groppo in gola che mi si era formato appena atterrata all’aeroporto di Orio al Serio era esploso in Stazione Centrale, al tavolino di un bar. Il cielo lattiginoso, il turbinio di gente fra il sali-e-scendi su metro bus treni, i venditori di biglietti per lo shuttle aeroportuale, la nube mattiniera di tubi di scappamento e aroma di cornetti alla crema. Era troppo. Era una sensazione di fretta dimenticata, di cappa sopra la testa che appesantiva i pensieri e teneva vicini i ricordi, quelli che facevano più male.

Mai avrei pensato che il ritorno in una città potesse essere così assimilabile alle sensazioni nel rivedere una persona amata che si era persa per strada. Eppure.

Da quella volta, di viaggi a Milano ne sono seguiti altri 3 o 4. E durante ogni capatina in città ho progredito, superando diversi gradi di resistenze mentali e barriere sentimentali. Lentamente, ha iniziato a fare meno male sbucare dalla metro che si affaccia sul Duomo, scendere lungo via Torino, attraversare le Colonne di San Lorenzo, avvistare l’arco di Piazza XXIV Maggio o passeggiare sul Naviglio Pavese. Ritornava l’orientamento, come se non fossi mai andata via da qui, le vie del tram che si dispongono in una mappa mentale disegnando l’itinerario per andare da un punto all’altro della città.

Guglie Duomo Milano Madonnina

Con fare furtivo ripercorrevo gli stessi cammini di una volta, quasi con la paura che qualcuno mi vedesse e chiedesse che cosa ci fai qui, che Milano non ti appartiene più?

Murale Corso Porta Ticinese

Stavolta mi rendo conto invece che cammino a testa alta, la cappa grigia si alterna a ore di sole e i ricordi ci sono ma si dilungano con tenerezza, perché poi gli occhi sono catturati dal nuovo. Ma quanto è cambiata Milano in questi 3 anni? La vedo bella, viva, caotica come sempre, ma in senso buono. Non so se sia l’effetto Expo e non voglio cadere in questo cliché. Magari sono cambiati i miei occhi, e il velo di tristezza che mi accompagnava nelle toccate e fuga milanesi finalmente si è alleggerito.

Piazza Gae Aulenti Milano

Ci sono poi quelle cose che non mancano mai, e alcune di queste – pur sapendo che non dovrò viverle – mi disturbano comunque, come i lunedì mattina annebbiati quando vai in ufficio e l’odore della galleria della metro mentre aspetti sulla banchina.

         Palazzo Unicredit Milano   Portale Corso Porta Ticinese

Mi concedo il lusso di concentrarmi lentamente sugli odori e i profumi che si mescolano. Il profumo della colazione al bar che si fonde con l’odore di catrame in attesa del verde al semaforo di viale Cassala. Un panzerotto di Luini appena sfornato e l’odore di pop corn al cinema Odeon. Il profumo elegante di una signora che esce da una boutique e si imbatte con il tanfo di hamburger bruciata all’entrata di un fast food. Lo sfrigolio di arrosticini al Mercato Metropolitano. Il profumo delle risate di birra con gli amici, della testolina bionda di un bimbo arrivato da poco, del profumo di Felce Azzurra nella doccia, degli abbracci con persone che mancavano da tanto.

Mercato Metropolitano Trattoria Antonietta

 Avete una città che riesce a produrre un effetto simile sui vostri sensi?

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17 Risposte a “Riscoprire Milano”

  1. Sono convinto che sia “quel velo di tristezza” che si è dissolto. Milano è forse più vivace per effetto dell’Expo, ma sempre Milano è.
    Bentornata (per un po’) in Italia.

    1. sempre milano è, è vero 🙂 grazie per il bentornata, vediamo un po’ come va questa permanenza italiana 🙂

  2. Ah, la mia Milano! Ci sono nato e vi ho vissuto fino al 2009.

    Amo questa città. Non penso che tornerò a viverci, poiché adoro vivere nei pressi del Lago di Garda.

    Però, nella vita: “Mai dire mai”.

    Comunque, quando ci torno anch’io la trovo molto vivace.

    Molto, sinceramente, è dovuto all’Expo. Basta salire sul Suburbano 5 per rendersene conto o qualche altro treno del Passante che va nell’area di Rho-Fiera.

    1. Ho avuto questo sospetto Federico, soprattutto quando la gente mi dice “dopo l’Expo non sappiamo cosa succederà!”. Però intanto ce la godiamo così, speriamo che ci sia un po’ di lungimiranza e che si abbia imbroccato il cammino giusto.

  3. In che anno te ne sei andata? Io un cambiamento deciso l’ho visto sull’effetto Pisapia, e molto meno per l’Expo, devo dire.
    Sulle città che suscitano le sensazioni che evochi, Milano, ovviamente, perché la città in cui hai fatto le scuole non si dimentica. E poi il paese-che-è-casa, Cambridge e Berlino.

    1. Grazie ‘povna, ma sai che ancora non sono mai stata a Cambridge e Berlino? Devo rimediare!
      Da Milano sono andata via nell’estate 2012, di Pisapia ho vissuto il suo primo anno, forse poco per legare a lui i cambiamenti che ho visto quest’anno.

  4. Io Milano la conosco poco, ma la tua descrizione e le tue foto sono bellissime. Sono felice che sia riuscita a tornarci tenendo lontani i ricordi tristi e godendo di quello che invece di bello c’è e c’è stato. Mi riguardo ancora un po’ le foto. 😉

  5. Io li chiamo i “luoghi del cuore”. Quelli che in un modo o nell’altro, lasciando emergere ricordi positivi o negativi, scatenano lo stesso effetto delle madeleine che Proust descriveva così poeticamente nella “Ricerca del tempo perduto”: le intermittenze del cuore. Che ben venga, dunque, che il cuore batta così da farci accorgere di essere vivi e di provare ancora delle emozioni. Ho sempre riflettuto molto sullo stretto rapporto tra l’uomo e i luoghi. Ad oggi non ho ancora sciolto i miei dubbi su quale delle due componenti incida prevalentemente sull’altra. Quando mi capita di provare quello che anche tu hai vissuto nel tornare a Milano, istintivamente sono portata a ripercorrere quegli stessi luoghi che mi hanno lasciato brutti ricordi per rimpiazzarli con esperienze piacevoli e positive che poi inevitabilmente si trasformano in bellissimi ricordi difficili da dimenticare. Ti confesso che ogni volta è una sfida a dir poco entusiasmante, un gioco divertente con me stessa che mi permette di guardare con occhi nuovi anche le situazioni più dolorose. E quando ritorno in un “luogo del cuore” mi sento più viva che mai.

    1. È una bella interpretazione la tua, Linda. Accorgerci di essere vivi, nel bene e nel male, anche a questo servono i luoghi del cuore, hai perfettamente ragione 🙂

  6. La mia città Magdalene è Padova, mi fa prendere coccoloni ogni volta che ci passo, centinaia di ore a studiare, ettolitri di spritz, bei ricordi con amici che romani non lo sono più :’-)

    1. Uh le città universitarie poi hanno un capitolo a parte. Sai che io non sono mai più passata a Siena, dove mi sono laureata? È da anni che ci penso, e vorrei proprio vedere che effetto mi farebbe tornarci!

  7. Io ho studiato a Milano, ma facevo la pendolare. Ogni volta che rimpatrio mi attende quindi la Centrale e vedere di nuovo tutto il caos, il casino della città, le persone che guidano in qualche maniera, la gente che si prepara a scendere dal treno dieci minuti prima creando traffico pure sul treno…è tutta un’emozione! E quando poi devo tornare in Austria, sono lì da sola sotto il tabellone ad aspettare il treno per Venezia, a guardare i piccioni e i millemila turisti che passano e non si curano di travolgerti con le loro valigie…
    La sensazione di essere un estraneo dove invece qualche anno fa eri “uno di loro” non è per nulla gradevole, come dicevi tu: “che cosa ci fai qui, che Milano non ti appartiene più?”

    1. Si è vero, si creano sentimenti contrastanti, ti fai travolgere dall’emozione del ritorno e poi poco dopo subentra lo straniamento. Mi sa che è un po’ la sorte di tutte le persone che fanno scelte simili alle nostre, Laura.

  8. ENRICA CORENGIA dice: Rispondi

    Che belle cose hai scritto! Sono milanese di nascita, vivo da 35 anni a Verona perchè ho sposato un veronese.Verona è bellissima ma per me è come l’esilio dorato, con il cuore sono rimasta a Milano, dove torno appena posso. Non potrò mai dimenticarla, con le sue bruttezze e le sue inprevedibili bellezze!

    1. Grazie Enrica! Sono contenta che – da milanese doc – ti sia piaciuto il modo in cui ho parlato di Milano, città con cui ho avuto per anni un rapporto amore-odio che forse, dico forse, si sta pian piano risolvendo 🙂 Capisco la tua sensazione riguardo alla tua città adottiva, non c’è niente da fare, ci sono città che ispirano nostalgia anche dopo anni e anni di lontananza!

  9. Depilazione e ansia da prestazione dice: Rispondi

    […] mi sono trasferita a Milano e le cose si sono fatte più difficili. Vivevo e lavoravo a Milano sud-ovest-molto-ovest, fra circonvallazioni trafficate, energumeni di cemento e marciapiedi […]

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