Ma perché venire a vivere a Genova?

i miei motivi per vivere a genova

È già passato quasi un anno.
Ad Aprile dell’anno scorso ero tornata a Barcellona dopo quasi due mesi fra Parigi, Sardegna e la cittadina di V, e avevo maturato la decisione: avrei lasciato Barcellona nel giro di un mese per raggiungere il Guerriero in Italia.
L’idea era di rimanere per poco, giusto il necessario per sbrigare delle noiose pratiche burocratiche.
E invece sono passati 11 mesi e sono ancora qui.

In questo quasi-anno di ritorno in Italia molte persone mi hanno fatto la stessa domanda:

Ma perché hai deciso di vivere proprio a Genova?

Non c’era esattamente un motivo pratico per scegliere questa città. Io e il Guerriero la conoscevamo già, entrambi ci siamo stati durante viaggi separati e poi ci siamo tornati insieme. Ci abbiamo passato il Capodanno 2016 senza sapere che eravamo a pochi metri dal posto in cui poi avremmo trovato un appartamento.
Ma non c’era una motivazione pratica che ci chiamava qui.
Abbiamo semplicemente fatto una scelta: essendo entrambi liberi di muoverci e dovendo pensare a un posto in Italia in cui passare almeno 4-5 mesi (ingenui, noi), abbiamo fatto una selezione a priori partendo da questi presupposti:

1. Doveva essere una città vicino al mare

Perché da quando ho cambiato vita quattro anni e mezzo fa, mi ero ripromessa che avrei fatto sempre il possibile per rimanere a vivere vicino al mare.

2. Doveva essere una città con collegamenti comodi e relativamente a buon prezzo

Quindi non troppo lontana da un aeroporto o un porto e con buoni collegamenti via treno. Siccome non abbiamo una macchina o altro mezzo di trasporto, questo punto era da non sottovalutare.

3. Doveva essere una città non troppo cara

Dopo l’esperienza di vita a Milano e a Barcellona, città entrambe care anche se in modo diverso, era arrivato il momento di vivere in una città con affitti ancora abbordabili.

4. Doveva essere una città solare

Almeno più di quelle in cui ho vissuto prima di Barcellona, cioè Milano, la cittadina di V, il nord della Francia… Poi è stato comunque un inverno lungo e abbiamo scoperto che non c’è tutto ‘sto gran sole a Genova, ma sempre meglio di altre città del nord.

5. Doveva essere una città “poco fighetta

Che per noi vuol dire con una popolazione eterogenea, internazionale, non omologata in stile e modo di pensare come la cittadina di V, con il corso in cui passeggiare e farsi belli, i negozi gioiellerie e via dicendo. Avevamo bisogno di una città più terra terra, che non ci facesse sentire eccessivamente la nostalgia di Barcellona e dei posti che frequentavamo lì (illusa, io).

vivere a genova - spuntini in riva al mare

Dopo aver vagliato alcune possibilità, di cui tante al sud Italia, che purtroppo ha perso soprattutto per via del punto 2, eravamo d’accordo sul fatto che Genova faceva al caso nostro.

Dammi una città interculturale, e io mi ci sistemo

Visti i gusti miei e del Guerriero, il motivo principale per cui siamo innamorati di Genova è la sua eterogeneità.

Sono i suoi quartieri che con una passeggiata a piedi si trasformano sotto i tuoi occhi; spaziano dal quartiere elegante di residenze di alto borgo come Carignano, al borgo di pescatori di Boccadasse, dal corso dello shopping di Via XX Settembre alle viuzze dei mestieri storici del Centro Storico. Fino ad estendersi alla trasandatezza romantica dei vicoli e arrivare al Suq di Prè, dove l’interculturalità raggiunge il suo apice.

Adoro le città interculturali, e il porto di Genova ha da sempre favorito questo scambio; l’apertura mentale che solo il mescolarsi delle vita della gente, quelle di chi chi parte e di chi resta, non è facile da trovare. Può essere a volte fonte di problemi, ma anche di inestimabile arricchimento, e Genova in questo senso è una città che lo dimostra.

Ne parlavamo anche questo pomeriggio, mentre ci inoltravamo fra i vicoli alla ricerca di palazzi storici da visitare, oggi che si celebra il Rolli Day. Quella che un tempo era la Genova dei grandi commercianti, delle famiglie nobili che sollevavano le loro dimore cinquecentesche di fronte al mare, è ora un crogiuolo di decadenza e vita, di genovesi e migranti, di turisti che scendono dalle navi da crociera e prostitute che siedono alla porta del loro bordello in pieno giorno.

È una città in cui serve a poco scandalizzarsi. Me lo aveva detto anche un signore che ci aveva mostrato il suo appartamento in affitto, in un vicolo a due passi dal magnifico palazzo comunale di via Garibaldi, a ridosso del Palazzo Rosso:

L’appartamento è bello e luminoso; solo tenete in considerazione che si trova in un palazzo in cui abitano soprattutto “le signorine”. Ma questo, le dico, è quello che rende il vicolo sicuro.

E ha ragione. Vale lo stesso per tutti i vicoli in cui lavorano e vivono “le signorine”, come le aveva chiamate quel signore baffuto. Sono contrasti di cui ancora non ho capito bene il senso, ma forse basta ascoltare Città Vecchia di De André per capire che questa è una storia che va avanti da decenni, e non sta a noi trovare la risposta definitiva.

Cosa rende Genova una città bella da vivere?

Per la mia personale classifica, sono tanti i motivi per cui Genova è una bella città in cui vivere.
È vero che ci sono strade in cui è meglio non passare dopo il tramonto, ma molte altre sono molto più sicure di quanto sembrino.
La cosa sembra stupire i più, che hanno solitamente un’immagine della città legata esclusivamente agli arrivi portuali e all’attrazione dell’Acquario.
Ma Genova è brutta! – mi hanno detto diverse persone quando ho annunciato dove sarei andata a vivere.
Come se la città si fermasse in quella lingua d’asfalto sotto la sopraelevata, invece che continuare ad allungarsi verso Levante e Ponente, frammentandosi in quartieri storici e altri residenziali, in un collage di paeselli dentro la stessa città.

Quello che non si scopre, se non si supera la barriera cementizia del porto e si procede a camminare in direzione è collina, è che Genova è meravigliosa.

Ci sono chiese che tolgono il fiato per la loro bellezza. Come l’antichissima chiesa dei Santi Cosma e Damiano, quella di piazza delle Vigne o la sorpresa di Santa Maria in Castello e del suo loggiato superiore:

vivere a genova - santa maria in castello
Ci sono perle snobbatissime come il Museo Diocesano che ha un bellissimo chiostro interno e dei resti di affreschi medioevali come il Ciclo de Mesi. O la Commenda di San Giovanni di Prè, che si affacciava sul mare e fungeva anche da Ospedale e centro di assistenza per i pellegrini e i crociati che viaggiavano da e per la Terra Santa.

E innumerevoli altri musei che andrebbero visitati a più riprese, come il Museo del Mare di Galata – di cui finora ho visitato solo tre piani, perché ogni volta ci metto ore e mi devono mandare via alla chiusura. Il fatto è che sono tremendamente affascinata dal tema delle migrazioni, e Genova è da sempre una città che ha visto fluire culture, viaggiatori e pellegrini.

Ci sono poi quelle zone che mi ricordano La Alfama di Lisbona e il Raval di Barcellona, quell’apparenza decadente, profumo di dolce, caffé, spezie e pesce fritto, musiche orientali, le facciate colorate degli edifici.

Ci sono posti come i Giardini Luzzati, dove tutto ruota intorno agli spazi sociali: un parco libero per chiunque voglia sedersi e portare i bambini a giocare e magari coltivare un orto pubblico.
Un po’ come è successo anche con le rovine di Santa Maria in Passione, che sono rimaste abbandonate per decenni e poi la gente del quartiere le ha trasformate in spazi comuni.

vivere a genova - santa maria in passione
E poi ci sono i quartieri fuori dal centro storico, che potrebbero essere paesi a se stanti, come Nervi, Quinto, Sturla, Pegli, Voltri, Boccadasse…

vivere a genova - discesa a boccadasse

Ci sono ristoranti etnici da leccarsi i baffi, un ristorante messicano in cui il Guerriero ha trovato sapori di casa, e una varietà di piatti medio orientali che non vedo l’ora di continuare a provare. E naturalmente la focaccia in tutte le sue varietà, che mi ha regalato qualche bel kg in più per dimenticare lo stress dell’abbandono di Barcellona.

C’è infine tutta quella varietà di tradizioni, soprattutto commerciali, che mi lascia incantata, come la zona che ruota intorno a Canneto il Lungo e che sento ormai come casa. Per la mia personale classifica della qualità di vita, ho ad esempio bisogno di parlare con la gente, scegliere i miei posti preferiti, sapere in quale negozietto si vende la frutta più fresca o il pane migliore. Ho bisogno di posti in cui entri e vieni riconosciuta, dove non sei trattata come un’estranea.

Come ho detto l’altro giorno al Guerriero, mentre ammiravamo il paesaggio dalla terrazza sopra i Giardini Luzzati: se Genova non fosse messa qui, ci rimarrei a vivere ]concetto contorto, ma che riassume il mio costante galleggiare fra andare via e restare].

Ma ancora non sappiamo cosa sarà di noi, per cui al momento, godiamocela.

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21 Risposte a “Ma perché venire a vivere a Genova?”

  1. Ma chi mai può pensare che Genova sia brutta? Solo uno che c’è passato in auto senza neanche prendersi la briga di fermarsi! Da genovese ho molto apprezzato la tua “ode”

    1. Grazie!
      Eh, le persone che mi hanno detto che Genova era brutta poi hanno ammesso di non aver mai visto cosa c’è dopo porto e Acquario…quindi ecco, diciamo che gli manca un po’ quell’altro 90% da scoprire 😉

      1. Eh immaginavo! Che poi anche porto e Acquario già non sono brutti, tutt’altro… ma al di là di quelli ci sono dei luoghi splendidi. Anch’io ho sempre un piede altrove, ma dicevamo oggi con mio marito, se restiamo in Italia, Genova è forse l’unica città dove potremmo pensare di continuare a vivere 🙂

        1. Non sono per niente brutti, ma se poi la gente si immagina che Genova sia tutta lì è un peccato. Si, credo anche io che se proprio dovessimo fermarci in Italia rimarremmo qui 🙂

  2. È da quando ero all’università che vorrei andarci, ma poi mi scordo sempre dell’Italia come meta di viaggio

    1. Vero, siamo abituati a guardare più spesso fuori e a dimenticare che è bello anche fare i turisti in Italia 🙂

  3. A me Genova non fa impazzire, però non ci ho mai vissuto. Ci sono sempre e solo capitata per poco 🙂

    1. E infatti secondo me Genova risente troppo del fatto che la maggior parte delle persone viene qua di passaggio e diretta verso altre località…è veramente poco promossa come città turistica, un peccato.

  4. Genova non l’ho mai visitata, ma è da tempo sulla lista delle città de vedere… dicono che in qualcosina assomigli anche a Trieste. Chissà.

    1. Lo scoprirò presto allora, fra qualche settimana finalmente sarò a Trieste per la prima volta! 🙂

      1. Eh ma che bello! Allora se ne hai voglia scrivimi che ti porto volentieri a fare un giro e a bere qualcosa 🙂 e se no dopo mi dirai comunque che cosa ne pensi.

          1. Occhio che a Trieste “volentieri” significa… “lo farei volentieri ma… non posso” :). A presto allora!

  5. Genova è una città che si nasconde. La Superba, mica a caso. I palazzi storici da fuori non sembrano niente di che, il centro storico un ammasso di vicoli sporchi, i quartieri sulle colline sembrano normali quartieri residenziali e così via… Secondo me è una città che va scoperta a piedi, un occhio in alto per cogliere i mille particolari nascosti, come un soffitto affrescato, un loggiato, una scalinata, e un occhio a livello strada, per vedere tutta l’umanità pulsante ed eterogenea che la abita e la fa respirare. Se ci passi in macchina non capisci nulla. Se pensi che basti correre di qui e di là e che la città ti sveli i suoi tesori, te li scordi! I genovesi sono riservati e gelosi, a volte scorbutici, e i loro palazzi sono uguali. Bisogna avere l’umiltà di fermarsi un attimo e andare a cercare le mille gemme sparse per la città per capire davvero cosa sia Genova.

    Scusa lo sproloquio, il tuo post ha risvegliato una serie di emozioni sopite <3 Sono genovese d'adozione da sei anni ormai e a volte ho voglia di piangere per quanto trovo bella questa città!

    1. Quanto amore per Genova, Giulia!
      Ma ne hai fatto una descrizione meravigliosa, e sono pienamente d’accordo con te 🙂

  6. Ciao, quando ho visitato Barcellona ho proprio pensato che assomigliasse molto a Genova,nelle sue parti vecchie,non nel porto Nuovo
    Forse per quell’aria marinara e un pò usurata che regala l’aria di mare,palazzi con facciate colorate,panni stesi al sole nei vicoli,gatti che sonnecchiano al sole.
    Ciao Betty

    1. è vero Betty, è uno dei motivi per cui abbiamo scelto Genova…l’atmosfera da città portuale è impagabile 🙂

  7. Sono genovese e manco da vent’anni dalla mia città. Abitando a Milano ci torno regolarmente, ma non quanto vorrei; e se, come in questo periodo, il morale non è proprio alle stelle la malinconia per Genova diventa struggente e tornarci mi appare come uno splendido sogno di felicità. Mi hai commosso con questo post: l’hai descritta meglio di come lo avrebbero potuto fare tanti genovesi. Quanto a chi dice che è brutta sì, sono in molti, e proprio non so dove abbiano gli occhi: ma forse cercano un bello più pulito, ordinato, armonioso…boh, forse cercano la Svizzera 😉

    1. Grazie mille Francesca, sono felice che questo post ti sia piaciuto 🙂
      chissà si forse chi la considera brutta, ha decisamente altri standard in mente!

  8. io vivevo al Carmine, se ci passi salutami il quartiere

    1. Bellissimo quartiere! 🙂

Cosa ne pensi?