Il passato in due città

il passato in una città - navigli milano

Per quanto il tempo passi e sappia per fortuna curare molte ferite, ci sono dei doloretti che tornano improvvisi a farsi sentire fra le costole e l’esofago quando cammino per certe strade qui al nord. Anche con il sole, anche in un contesto completamente diverso da quello di anni fa. Quando torno a passeggio fra Milano e la cittadina di V, nonostante mi senta serena e concentrata su nuovi aspetti della mia vita, c’è una parte di me che regredisce a quell’inquietudine passata.

Tornare in queste città che mi hanno visto crescere in un’epoca speciale, destreggiandomi fra sentimenti contrastanti e fughe dietro sbattere di porte, non è tanto dissimile dal tornare a casa dei miei. Loro mi accolgono con il loro essere sempre un po’ uguali, nella casa che mantiene il suo profumo; però magari hanno cambiato la disposizione dei mobili, mi accorgo che c’è qualcosa di diverso mentre loro se ne sono già dimenticati. Ah sì, è vero, è successo mentre non c’eri.

il passato in una città - navigli milano

Così una città cambia costantemente mentre tu non ci sei, presa dal fluire delle persone e dei palazzi che crescono o che crollano, degli scorci colorati di luci al neon dove prima c’era solo aria grigia. Ma allo stesso tempo, in mezzo a tanto cambiamento e mentre ricordo quello che non c’è più, mi viene in mente come mi sentivo quando passavo per queste strade, l’inquietudine latente che scalpicciavo durante la settimana e poi mi si accomodava invadente sulle spalle la domenica pomeriggio. Quel desiderio che le cose cambiassero, senza che ancora sapessi dare un nome al cambiamento. Esattamente come quando passavo pomeriggi interi nella mia camera al paesello, aspettando il momento di crescere.

Eppure riesco a cogliere nuovi dettagli che mi attraggono, posso camminare spensierata fra l’acciottolato di Brera e sedermi su una panchina in via Paolo Sarpi ammirando il melting pot che fa la coda di fronte a una ravioleria cinese. Riesco a perdermi nella cittadina di V e a pranzare in quell’osteria che mi piaceva tanto, dove ci sono ancora il pianoforte e la bacheca con gli annunci degli studenti dell’università. Mi ricordo sorridendo di quella volta che ho passato un pomeriggio intero su una terrazza affacciata sul chiostro universitario o di quando la sera, dopo la lezione di italiano per stranieri, imbracciavo la malandata ma fedele bici e correvo sussultando fra i ciottoli del pavé, pregando che le ruote non cedessero. Identifico momenti felici e me li tengo stretti, prima che arrivi a colpire il doloretto allo sterno che mi lascia silenziosa.

Ho mal di Barcellona, lo devo ammettere. Mi manca la città che ho eletto casa mia, dove il passato è poco e quello che c’è non punge fra le costole.

 

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6 Risposte a “Il passato in due città”

  1. Chi ti capisce meglio di me! A volte mi domando come sia possibile che i cambiamenti di un luogo avvengano così velocemente e mi rammarico di non averli vissuti. Diciamo che divento abbastanza nostalgica nel ripercorrere i luoghi del mio passato. Una nostalgia che nasce dalla voglia di riprendermi e di vivermi, una sensazione generata da un forte attaccamento alla vita. Quest’effetto me lo fa sempre Napoli. È lì che mi sono persa completamente un giorno e sempre lì che mi sono ritrovata dopo tanto tempo sentendomi in piena sintonia con la vita. Ora forse vorrei essere lì come un tempo e fermarmi a quel momento, in quel luogo. Ora vorrei guardarmi negli occhi e sentirmi come allora. Sei brava, Giulia! I tuoi racconti hanno un forte potere evocativo…grazie

    1. Grazie a te per condividere sempre un pezzetto di te quando passi di qua 🙂

  2. Che bello leggerti e rileggermi in queste righe :). Credo che questo dolore accompagni un po’ tutte le nostre passeggiate nel nostro passato più amaro.. ma è bello sapere che pian piano ci riappropriamo della visuale senza i filtri di ciò che è stato. Tutto scorre…

    1. Tutto, per fortuna. E la mente è brava a filtrare e a liberarsi dei pungiglioni fra le costole 🙂

  3. A me è successo negli ultimi anni (e ancora oggi), quando torno nella mia piccola Mondovì. Lì ci ho trascorso quasi 30 anni della mia esistenza e, benchè non ne fossi innamorato, oggi è un paese che mi crea quel senso di nostalgia. Perchè molti angoli di quel paese non sono più quelli che ho vissuto io. e mi rendo conto che il tempo è passato, cancellando molto a livello visivo. Ma dentro di me c’è ancora tutto.

    1. Per fortuna Mondoví è legata a ricordi belli, e questo è l’importante. Io cerco di afferrarmi a quelli belli della cittadina di V e non pensare troppo a quelli tristi 🙂

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