Confessioni di un’emigrante: non so più parlar bene l’italiano

– Sai parlare bene l’italiano! Ma da che parte della Spagna vieni? – mi chiede la ragazza con cui condividerò il passaggio in BlaBla Car, mentre si sistema sul sedile dell’auto.

– Ehm, veramente sono italiana, originaria della provincia di Cagliari – le rispondo imbarazzata

– Ma dai! Sentendoti al telefono ero sicura di aver sentito un accento straniero…

Avvio la macchina, rassegnata, partiamo.
Questo mini-dialogo si è svolto svariate volte in decine di contesti diversi.

La prima volta che una delle pazienti italiane della clinica mi aveva detto al telefono “ma che bell’italiano che parli, non si direbbe proprio che sei spagnola!”, volevo sprofondare.

Ma come signora, sono italiana! Non lo sente un po’ di accento sardo?

Se ne accorgono dopo, dicono, come la mia compagna di viaggio BlaBlaCar, che mentre parliamo di tutt’altro all’improvviso esclama “eccolo, ora l’ho sentita, ti è venuta fuori una cadenza sarda!”.

Eh.

Partiamo con la prima delusione che do’ alla gente. Visto che non parlo come Aldo e Giovanni nella loro macchietta a suon di pattagarro, i miei interlocutori potrebbero non credere subito alla mia provenienza.

Se poi ci mettiamo diversi anni di vita lontana dalla Sardegna, tre lingue straniere di mezzo e una convivenza con un ispano-parlante, le cose si fanno più complicate.

Quello su cui comunque hanno ragione, è che, effettivamente, il mio italiano è peggiorato nel tempo.

Come dimenticare il primo grande strafalcione di una lunga serie, sempre al teatro-clinica?
Quando chiesi a una paziente, cercando di mantenere un tono più empatico possibile:

Signora, quindi il suo medico le ha confermato che ha le trombe ostruite?

Le trombe. Anziché le tube.
Mi aveva fregato il francese e il suo trompes.

O l’ultima bella figura in un pub di Genova, io che finalmente punto il dito sul menu e comunico trionfante:

Ecco, vorrei un bel vaso di questa vostra birra artigianale!

La cameriera non si scompone e mentre segna l’ordinazione mi dice che va bene, però può portarmi al massimo un bicchiere grande, vasi per la birra non ne hanno

Parlare le lingue è bellissimo. Poter comunicare con tantissime di persone, poter viaggiare senza avere la preoccupazione di non farsi capire, aiutare un numero indefinito di turisti persi per Barcellona – son soddisfazioni.

Fino a che però non ti rendi conto che il tuo italiano ne sta risentendo.

È anche uno dei motivi per cui aprire questo blog è stato utile per rimettermi in carreggiata, forzarmi a usare di nuovo l’italiano con rigore e aprire il dizionario per cercare termini e sinonimi.

Più di una volta ho pensato con un po’ di tristezza che imparare le lingue straniere abbia appiattito la mia maniera di esprimermi.

Prendete le discussioni con il Guerriero.
Io e lui parliamo spagnolo, praticamente il 99% del tempo.

È iniziata così, e non siamo mai riusciti a rispettare il proposito di usare anche un po’ l’italiano, ogni tanto.
Però la mia lingua madre viene fuori extra-contesto.
Quando sono arrabbiata, per esempio.
Quando gli spiego qualcosa con foga e non trovo immediatamente una parola spagnola che mi aiuti.
Nei momenti peggiori, insomma, il mio linguaggio diventa un spagnoliano con accento messico-sardo. Pessimo, e molto frustrante.

E anche se non parlo con lui, e quindi uso l’italiano, la mia lingua assomiglia in realtà più a un itagnolo con sporadica cadenza latina.

Intercalo con ya, affermo con vale, opino con bueno.

Mi sento una scema, ma la mia lingua va più veloce del cervello.

Il momento in cui mi sento meno a mio agio è in ambito professionale. L’italiano parlato ormai lo uso pochissimo per lavoro, cioè solamente quando mi ritrovo a qualche WordCamp e incontro altri italiani – come la scorsa settimana a Milano.
Ho dei momenti di blackout, in cui farfuglio sillabe senza poter tradurre in italiano l’espressione tecnica che mi è balenata in testa in inglese.

Per alleviare il senso di disagio, comunque, ho iniziato da diverso tempo a fare una cosa poco carina. Se la risposta sulla mia nazione di provenienza non ha poi così importanza, mi invento un Paese che mi piacerebbe visitare.

Da dove vieni? Hai un accento particolare.
Sono Cilena. (ndr. o Messicana, o Uruguayana…)
Ah, complimenti per il tuo italiano!

…lo facevo spesso a Barcellona, a volte continuo a farlo qui in Italia – soprattutto quando non ho voglia di interloquire con vicini di treno troppo loquaci.

Sono una brutta persona, lo so. Una brutta persona che parla pure un cattivo italiano.

.·¨·✰.·¨·.✰·¨·.

Ma a voi che vivete (o avete vissuto) all’estero, succede lo stesso?
Come vi rapportate al vostro italiano strafalcionato dalla lingua straniera?

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28 commenti

  1. Ne parlavo proprio ieri con un’amica che su fb si chiedeva come fosse possibile una cosa del genere. Quest’anno ho alternato due mesi in Spagna e due in Italia, ora sono di nuovo in Spagna e risentirne non è il mio spagnolo, ma il mio italiano, mi salvo solo perché scrivo (anche per lavoro) in italiano. Ma è un continuo, vaso è successo anche a me, bueno lo metto ovunque, perché claro?? Ma sono solo pochi esempi di un’infinità di parole che la mia lingua caccia (stavo per dire saca) prima in spagnolo che in italiano. Dici che è un male? Non lo so…

    1. Mah, non saprei se definirlo un male. A me solo dispiace perché sono sempre stata molto attenta al mio italiano e utilizzarlo bene ^^ ma come dici tu, quando si sono interposte le altre lingue, e lo spagnolo per me è ormai la lingua orale quotidiana in casa, le “storpiature” hanno prevalso. Claro, onnipresente, anche! Forse ora che sono di nuovo in Italia lo sto sentendo di più, proprio perché me lo fanno notare. In che parte della Spagna stai vivendo?

  2. Sono nel Regno Unito da quasi sette anni e anche io ho notato un peggioramento nel mio italiano. Parlo la maggior parte del tempo in inglese, sia a casa che al lavoro (il mio ragazzo e’ scozzese) e formulare frasi in italiano a volte mi viene proprio difficile. Poi ci sono parole che proprio non saprei come tradurre. Sara’ anche che l’inglese mi sembra molto piu’ conciso ed espressivo dell’italiano. Quello che gli anglofoni dicono con una parola, in italiano diventa un imbarazzante giro di parole.

    1. È vero, succede spessissimo non trovare l’equivalente! Credo capiti un po’ con tutte le lingue in realtà, ci sono delle espressioni italiane bellissime che in spagnolo si possono rendere solo con una parafrasi, e viceversa. Facevo degli esempi con un’amica sulla pagina FB del blog: https://www.facebook.com/trentanniequalcosa/posts/1804949459720584

  3. Non solo non sai più parlare bene l’italiano, ma sei anche diventata un’ubriacona! Un vaso di birra è memorabile!

    1. hahahaha la figura era quella più o meno! 😀

  4. Vivo in Australia da 4 anni, e il fatto che il mio ragazzo sia italiano sicuramente aiuta a mantenere decente il nostro livello di italiano! Ma ormai nel nostro parlare quotidiano frapponiamo continuamente parole in inglese, tanto che le chiacchierate via skype con i nostri genitori diventano comiche, mentre ci scervelliamo per tradurre le parole che in italiano proprio non ci vengono in mente.
    Purtroppo e’ normale!
    Anche io ho sempre tenuto molto alla mia abilita’ di argomentare in italiano, e a volte mi sembra di perderla, ma quando ti apri all’apprendimento di altre lingue ti esponi anche a questo!

    1. Hai ragione Daniela, è uno degli aspetti del multilinguismo che bisogna accettare per forza…Io per alleviare il fastidio, cerco di mantenere l’allenamento e tenere sempre a mente che devo continuare a “studiare” anche l’italiano! 🙂

  5. Confermo tutto ! Stessa confusione! Momenti di black out, mescolo lingue….

  6. Idem. Cerco di leggere in italiano per salvarmi, e quando ho tempo aggiungo sottotitoli in italiano a qualche video su YouTube: impegnarsi nella traduzione aiuta a rinfrescare la propria lingua madre! 😀

    1. Bella la tattica dei sottotitoli in YouTube, ottima idea! 😀

  7. Ciao Giulia, hai portato alla luce la mia paura. Se dimentico l’italiano vivendo in Spagna? Ci lavoro e non posso permettermelo… A mio cognato è accaduto, vive in Spagna e adesso quando parla con noi, ogni tanto butta nel mezzo parole spagnole e non sa trovare le corrispettive italiane. Capiterà anche a me? Chissà 😀

    Ps: bella la scenetta al pub, soprattutto mi chiedo la cameriera come ha fatto a restare composta sentendoti ordinare un bel vaso di birra! Magari conosce un po’ di spagnolo anche lei 🙂

    1. Nooo dimenticarlo, no! Se poi ci lavori, vedrai che rimani in allenamento. Oddio, anche io alla Clinica lavoravo con 90% pazienti italiane, però è anche vero che ero circondata da un gruppo di lavoro internazionale, quindi prova a immaginare la babele di lingue che contaminavano lo spagnolo che sentivo al lavoro 😀 Tu che lavori come freelance secondo me avrai molto meno questo problema!

      1. E’ proprio quello che spero ma sai, alcune volte mi basta leggere qualche articolo in inglese per tentennare 😀 Si vede che è la troppa immedesimazione 😉

  8. Vorrei rassicurarti su questo tema, Giulia. Non sono emigrata all’estero ma al nord Italia e devo confessarti che anche qui i regionalismi non scherzano in fatto di contaminazione di quello che pensavi essere diventato un buon livello di conoscenza della tua lingua “natìa”. Studi appassionati in ambito linguistico, infatti, non mi hanno impedito di rinunciare all’uso di termini o forme espressive bellissime tipiche delle mie parti per adottarne altre che poi tanto corrette non sono. Lo stesso discorso, però, potrei farlo anche in senso positivo perchè di sicuro mi sono depurata da altre locuzioni strettamente campane che stridevano un po’ con i diktat della nostra grammatica. Risultato: sono un’apolide. Nessuno riconosce il mio accento da nord a sud e chi mi circonda appare disorientato dell’attributo una precisa collocazione territoriale. Fortuna che sono in Italia! A complicare la faccenda il commento di qualcuno che mi ha fatto notare un livello troppo elevato del mio italiano, tale da rasentare lo snobismo. Quindi, non farti problemi per il tuo italiano che, da come scrivi, mi sembra pieno di ritmo ed eleganza 😉

    1. Grazie cara Linda, è verissimo che anche muoversi lungo l’Italia può cambiare il nostro modo di esprimerci. L’Italiano è così vario nelle sue accezioni dialettali che è facilissimo adottarle!
      Poi va beh, le persone che ti fanno notare che hai un italiano troppo alto…esagerati Non credo che tu parli in italiano aulico o latino ^^

  9. Posso raccontare storie simile anch’io sul mio spagnolo dopo 3 anni a Trieste… Sono tornata appena 2 messi e mezzo fa e ancora utilizzo “dai”, “cosa??”, “scusi”… Sopratutto mi capita quando rispondo automaticamente senza pensare. Gli altri mi fanno notare che a volte parlo strano per l’ordine delle parole…
    E quello che mi da più fastidio è che adesso tutti dicono che parlo l’inglese con accento italiano! :-O

    Ma, da un’altra parte, sono contenta perché ho ricuperato il mio accento del sud della Spagna che avevo perso abbastanza dopo 13 anni a Madrid. Si potrebbe dire che dopo 3 anni senza utilizzare molto lo Spagnolo, sono tornata al mio Spagnolo più autentico, sono tornata al “andaluz”. Adesso, mi piacerebbe imparare il catalano… più lingue, più casino ma tanto divertimento!

    1. haha no Pilar, l’accento Italiano quando parli Inglese no! 😀
      Che bella comunque questa cosa della riappropriazione del tuo accento spagnolo regionale, è curioso che sia tornato dopo tre anni all’estero 🙂
      Dai dai, buttati sul catalano, secondo me conoscendo anche l’italiano non viene troppo difficile. Io lo capisco bene se lo leggo e quasi bene se parlato, ma non mi sono mai impegnata a studiarlo per imparare a esprimermi a mia volta…

  10. Mi unisco al coro. Io l’italiano lo uso in casa (mio marito è argentino ma è bilingue), lo uso per lavoro (mi pagano per scrivere in italiano) e ovviamente per comunicare con amici e famiglia su FB. Eppure…. eppure è vero che è impossibile rimanere immuni alla contaminazione, specie se le altre lingue le parli correntemente e a un livello elevato. Per questo in casa ormai siamo abituati con il nostro slang italo-argentino: so benissimo che quando mio marito da sotto la doccia mi urla di portargli una tovaglia (toalla) in realtà non vuole apparecchiare. A volte è pigrizia, a volte è acrobatismo linguistico. Però si rischia di chiudersi in uno slang familiare che risulta incomprensibile (e antipatico) agli altri interlocutori fuori da questo gruppo ristretto (per esempio quando parlo su Skype con mia mamma e dico parole in spagnolo). Mi sono trovata a scrivere parole come “chao” (anziché ciao) oppure esperienca (un mix tra experiencia ed esperienza) perché pensavo al suono e non a come si scrive la parola. Mi sono spaventata quando mi sono riletta.

    Di sicuro noto un impoverimento del mio vocabolario italiano: non faccio grandi volteggi linguistici come ai tempi del liceo. Ho cominciato il blog anche per sforzarmi di scrivere bene in italiano (non solo correttamente, ma anche cercando di produrre una prosa gradevole) e mi rendo conto che sono sforzi vani. È come se il mio conoscimento delle lingue si fosse espanso in orizzontale (ne parlo di più), ma al compenso sia molto più superficiale (l’italiano lo parlo peggio).

    Proprio la settimana scorsa mi sono iscritta a un laboratorio di scrittura creativa in italiano che tiene una professoressa italiana che vive qui da molti anni. Prima le ho scritto dicendo che volevo migliorare lo stile della mia scrittura e lei mi ha fatto i complimenti per il mio italiano. Poi l’ho chiamata al telefono, e dopo 10 minuti mi dice dove ho frequentato il liceo ed esclama “ah ma sei italiana!”. Ci sono rimasta… per quanto qui siano popolari le scuole bilingui, quando io ho parlato con chi le ha frequentate mi sono subito resa conto dell’accento posticcio e degli errorini che un madrelingua non farebbe. Io pensavo che alla prima frase che avessi pronunciato mi avrebbe riconosciuta subito! E invece…

    Mi sa che più che preoccuparmi a camuffarmi da locale lavorando sullo spagnolo devo cercare di distinguermi come italiana “autentica” preservando l’italiano!

    1. Isa sono sicura che puoi fare entrambe le cose, lavorare sullo spagnolo e curare l’autenticità del tuo italiano. È un lavoraccio, eh, però secondo me si può fare. Soprattutto distinguere l’ambito esterno da quello domestico, dove gli acrobatismi linguistici secondo me sono più che accettabili visto che diventano parte dell’intimità di una coppia e di una famiglia.
      Leggendo il tuo blog non ho mai avuto l’impressione che il tuo italiano sia povero, anzi! 🙂

  11. Oh Giulia, sfondi un portone spalancato con questo post!
    Io sento la tua stessa paura (di perdere l’italiano) ma mi sono sempre detta che quando succederà sarà il mio segnale d’allarme per tornare in Italia!
    Anche per me c’è un sostrato regionale, il mio dialetto è stata la prima lingua che ho parlato, e l’italiano è una lingua che ho imparato e che ho migliorato con il tempo e non senza sforzi.
    Tutte le lingue del mondo in cui posso destreggiarmi non valgono la mia!
    Ogni giorno lotto con questo impoverimento del mio lessico italiano… speriamo di arrivare ad un armistizio prima o poi!
    Un abbraccio

    1. Ciao Virginia, che bello rivederti da queste parti 🙂 la parte dialettale a me purtroppo è mancata, invidio un po’ chi riesce a dialogare fluentemente nel dialetto della propria regione (o provincia come nel caso dei dialetti sardi) e poi distinguerlo perfettamente dall’italiano 🙂
      Vero, la nostra lingua madre e la più importante, ma da grande amante delle lingue straniere, adoro la sensazione di padroneggiare anche le altre. L’italiano secondo me non lo dimentichiamo, anche se ogni tanto facciamo pasticci 🙂
      In bocca al lupo per la tua bellissima avventura!

  12. La mia vita con un Messicano: la nostra coppia interculturale dice: Rispondi

    […] Il Guerriero parla abbastanza bene l’italiano, e va migliorando con il tempo. Ma come molti stranieri, si è fatto l’idea che a noi italiani piace usare i diminutivi. E siccome anche i Messicani amano le parole belline e pequeñitas (non solo pequeñas), il suo italiano è una festa di adorabili diminutivi ad cazzum. È che mi fa sciogliere quando diminuisce le parole e chiede un caffettello, o mi indica un bambinetto che corre per strada, mi chiama ragazzella o chiede agli amici un tiro di sigarretto. Poi ci sono anche quelle parole che ormai sono state ribattezzate da qui all’eternità. Tipo il pescero (pesce), la cucharella (cucchiaino), è certo? (al posto di è vero?); e a tutto questo mi unisco anche io con il mio ormai incerto uso dell’italiano. […]

  13. Io dopo 17 anni in Spagna, dato che fra l’altro insegno inglese, quando parlo italiano faccio l’accozzaglia ed è mio nipote di 6 anni a correggermi. Quando torno in Italia ci metto 4-5gg ad abituarmi, ma se parlo veloce viene fuori lo spagnolo, così come in situazioni di pericolo … E quando sonnambuleggio parlo inglese ai cuscini!

  14. Io ho studiato il cinese per 2 anni in Cina, ed adesso sono negli Stati Uniti per migliorare il mio inglese. Ammetto di cavarmela con le lingue straniere, però, confesso che dall’inizio del terzo anno il mio italiano è peggiorato, ed anche in maniera vertiginosa! Soprattutto sull’esposizione orale. Quando iniziavo a fare errori stupidi di grammatica volevo uccidermi! -.-

    1. Hai la mia piena comprensione! 🙂

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