Canto delle cicale e piccoli dubbi solitari

Devo riconoscere che era da tanto tempo che non passavo pomeriggi estivi con finestre e porte spalancate e il canto delle cicale che fa compagnia. Che poi lo chiamano canto, ma è quel suono ruvido e stridente, incessante, che sembra venire dalle cime degli alberi. Pur non trattandosi di una melodia, a me piace da morire.

Mi ricorda i pomeriggi in pineta nelle giornate al mare in Sardegna. Quando i miei genitori facevano la siesta all’ombra dei pini mentre io e i miei fratelli andavamo alla ricerca di pinoli da sbucciare e mangiare sul momento. Avevamo naturalmente l’ordine tassativo di non avvicinarci al mare, perché saremmo potuti morire di congestione. Sí, mia madre era una delle fanatiche sostenitrici della teoria delle tre ore di attesa dopo i pasti prima del bagno. Minimo tre ore e se sono quattro, anche meglio. Insomma, erano interminabili pomeriggi post-prandiali in cui raccoglievamo pinoli a secchiate.

Non avrei onestamente pensato che a Genova città ci fossero dei posti in cui sentirsi così vicini alla natura, ed è ovvio che non conoscessi bene questo posto prima di venirci a vivere. Per me Genova è sempre stato il porto, i vicoli e poche altre strade del centro storico. Ma non avevo idea di cosa ci fosse una volta percorsa la sopraelevata o che esistesse un corso Europa lunghissimo che ti porta fino a Nervi: ora quel corso lo conosco anche troppo bene, e sospiro di impazienza ogni volta che l’autobus sferragliante e puzzoso di nafta mi riporta verso casa.

Molte persone mi hanno chiesto “ma perché hai scelto Genova?“, e a volte devo essere sincera e rispondere che non lo so più tanto bene. Ma le circostanze richiedevano di tornare in Italia per un periodo indefinito e possibilmente corto, e Genova era la città italiana che più associavo a Barcellona – mare, sole, crogiolo di culture, vicoli e porto.
Ora che sono passati due mesi, posso dire che per molti, moltissimi aspetti mi sbagliavo.

Però ad esempio non sapevo che sarei finita a vivere lontano dal centro e in una zona più verde, il che è decisamente un vantaggio sia per gli occhi che per i polmoni. E per le orecchie, quando cantano le cicale.
Magari scriverò questo punto nella lista dei pro per rimanere a vivere qui ancora un po’, che io e il Guerriero ci stiamo chiedendo ormai troppo spesso cosa dovremmo fare dopo l’estate.

Rimanere, andar via di nuovo? Aspettare? E poi le cicale dove le ritroviamo?

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2 Risposte a “Canto delle cicale e piccoli dubbi solitari”

  1. Genova sa essere bella da far male, e non la si conosce in tutta una vita (posso dirlo perché ci sono nata e ci vivo da sempre e mi regala ogni giorno scorci nuovi). Mi permetto di consigliarti “Mi sono perso a Genova” di Maggiani (uno che a Genova ha scelto di viverci senza esserci nato), secondo me un libro bellissimo, che trova l’inaspettato in ogni angolo.

    1. Grazie Alexandra, lo cercherò! Ho effettivamente bisogno di capire meglio questa città 🙂

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