San Fermino a Pamplona – un guest post fotografico

E mentre un bus mi porta verso il nord catalano alla scoperta di nuovi lidi, ripenso al 10 luglio di due estati fa e al viaggio verso Pamplona.

Vivere Pamplona durante la festa di San Fermino è entrare in un mondo in cui il tempo si ferma in onore del vino, di abbracci fra sconosciuti e canti corali in piazza, con l’adrenalina che sale in attesa del sorgere del sole e dell’encierro mattutino.

Ho avuto il primo contatto con questa festa – indovinate un po’? – leggendo Fiesta di Hemingway. Banalissimo modo per scoprire che cos’è San Fermino e la pazzia che gli gira intorno. Pur non avendo affatto simpatia per le tradizioni spagnole che si divertono a rinchiudere i tori in arena e a stuzzicarli crudelmente fino, spesso, alla morte, sono anche una grande amante del folclore e delle feste di massa. D’altronde sono cresciuta in Sardegna, dove i santi sono sempre una bella scusa per far caciara, mangiare per strada e mischiare sacro e profano. 

folla san firmin pamplona

Quindi sì a San Fermino, ma senza arene o corride.

Da sapere prima di andare alla festa di San Fermino a Pamplona

  • C’è il mondo. E circa l’80% della popolazione giovanile inglese, ubriaca marcia. Se siete allergici alle manifestazioni plenarie, vi da fastidio sgomitare fra la gente, odiate stare sotto il sole e gli ubriachi alla piena luce del giorno, evitate.
  • A meno che non vi organizziate per tempo (io non rientro nella categoria), trovare un alloggio a prezzi decenti sarà difficile. Come si risolve? Sacco a pelo e via! Se proprio volete dormire, i parchi cittadini offrono molto spazio. Ok, è un’esperienza molto gggiovane, ma se vi interessa il pacchetto tanto vale prenderlo per quello che è: una festa dove nessuno dorme!
  • Purtroppo molte persone prendono il concetto di “festeggiamento senza limiti” un po’ troppo alla lettera. Troverete quindi la città tappezzata di manifesti anti-violenza sulle donne e il comune di Pamplona si impegna ogni anno a sensibilizzare sul tema:
manifesto anti-violenza san fermino a pamplona
Il manifesto recita:  – la festa deve essere un beneficio di tutti – durante la festa NON tutto vale – né l’uso né l’abuso di qualsiasi droga giustifica un’aggressione – anche durante la festa, NO vuol dire sempre NO – adotta un comportamento attivo di fronte a un’aggressione sessista, non permetterla!
  • Vestitevi di bianco e portate un fazzoletto rosso. Tanto vi sporcherete comunque: è impossibile passare anche solo un’ora in giro per la città senza incappare in un gavettone o in scroscianti cascante di vinello rosso. Vedrete come la gente deambula imperterrita con i vestiti zuppi e ormai viola. Veramente, se siete schizzinosi, meglio la spiaggia.
  • Se volete vedere l’encierro, la corsa dei tori che attraversano la città inseguendo una massa di persone fra il terrorizzato e l’incosciente, svegliatevi molto presto (ma se siete barboni come me e avete dormito sul prato, non ci sarà problema). Le postazioni che costeggiano il percorso dei tori si riempiono da prima dell’alba, noi eravamo lì dalle 5 del mattino.
  • L’atmosfera che si respira nell’attesa della liberazione dei tori, che aspettano scalpitanti dentro il recinto di Santo Domingo, è satura di impazienza e preoccupazione. Secondo me vale la pena venire qui solo per vivere questo momento di trepidazione. Chi decide di partecipare all’encierro e correre davanti ai tori subirà una trasformazione nel corso dell’ora di attesa. I corridori prendono posto in un tratto degli 850 metri del percorso: alcuni fanno finta di leggere il giornale, spavaldeggiano, fanno stretching, chiacchierano. Ma quando mancano 5, 3 e 1 minuto, e si innalzano i canti propiziatori a San Fermino, molti degli spavaldi corridori si trasformano in formaggini spalmati alla parete e invece di correre rimangono immobilizzati dal terrore.

encierro san fermino a pamplona

Per chi non c’è mai stato, per chi lo pensa da anni e non si è mai deciso e per chi si trova in Spagna questo fine settimana e vuole farci un salto: il resto del mio racconto fotografico con tutte le foto sul blog di Barbara Oggero.

 

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