Riflessioni da un treno che attraversa l’Austria

viaggio in treno austria

Non ho mai avuto un particolare interesse per la cultura germanica. La lingua non mi ha mai attratto nè ho mai sognato di vivere in una città germanofona. La loro storia di imperi, nazionalismi, principesse e castelli nel verde non mi ha mai affascinato. Sono sempre stata più votata all’esotico, latino, mediterraneo e solare.

Eppure ogni volta che mi ritrovo a passare del tempo in queste lande verdi, attraversandole in treno, sento una certa invidia della traspirante tranquillità di questi posti. Sarà l’illusione delle case di legno e dei tetti spioventi, ma mi sembra che in queste praterie verdi che presto si convertono in foreste, la vita possa veramente scorrere serena. Mi piace il profumo delle case, il sentore di legno delicato all’aprire la porta, come sollevato dal calpestio dei piedi sui parquet rustici. Anche le case di città hanno lo stesso profumo.

Era così a Strasburgo, che vero che è in Francia, ma è quasi più tedesca che francese; era così nell’appartamento in centro a Zurigo dell’amica Sus; nella casetta di Xaro a Schaffhausen; nell’AirBnb in cui ho alloggiato in questi due ultimi giorni nel centro di Vienna.

Per quanto non li abbia mai cercati coscientemente, questi posti finiscono per lasciarmi una sensazione calda, contraria al pregiudizio che vedrebbe le città germaniche fredde e distanti. Per me la distanza percepita è quella dei km percorse per raggiungerle su rotaie.

I miei primi viaggi in solitaria, d’altronde, risalgono proprio ai tempi della mia vita a Strasburgo, quando prendevo il Cisalpino che collegava l’Alsazia a Milano. Viaggiavo per 7 ore attraversando Germania e Svizzera, ammirando gli chalet e le Alpi, immaginando di vedere spuntare da dietro le enormi legnaie all’aperto, una capretta bianca e Heidi che le correva dietro. Erano viaggi verdi e bianchi, durante i quali parlavo spesso con vecchietti italiani in gita e li aiutavo a destreggiarsi con il cambio treno a Basilea e l’attraversamento del confine franco-svizzero; oppure incontravo ragazzi un po’ più grandi di me, che avevano già preso la loro strada e mi parlavano di lavori in grandi compagnie in cui venivano trattati bene e potevano aspirare a una carriera di successo. Erano ancora i tempi in cui pensavo di volere lo stesso.

E invece eccomi qua, a scrivere da un treno regionale OBB che collega Vienna a Innsbruck, passo in questo momento a Straswalchen e non ho la minima idea di dove potrei collocarlo nella mappa. Ho lasciato da parte il sogno di una carriera di successo e mi sono lasciata andare a una vita che di certezze ne ha abbastanza meno ma che mi permette di riempire lo zaino e di portarmi il lavoro in giro. E di incontrare persone che fanno esattamente lo stesso, lavorando sul web e creando una comunità virtuale che qualche volta all’anno diventa assolutamente reale e si incontra in sempre diverse città europee.

Il cielo si sta abbassando di nuovo e tra poco il grigio si fonderà con i prati verdi. Pur non volendolo, e desiderando sempre tornare vicino al mare, mi rendo conto che quell’odore delicato di legno all’entrare in casa, il profumo del burro fuso la mattina quando compri il pane, le foreste e i laghi che si intravedono da questo finestrino, potrebbero eventualmente essere un altro bello scenario per una vita felice.

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2 commenti

  1. “mi sono lasciata andare a una vita che di certezze ne ha abbastanza meno ma che mi permette di riempire lo zaino e di portarmi il lavoro in giro.”
    Mi piace moltissimo questa scelta. Spero di riuscirci, un giorno o l’altro.
    Ti vedremo in una baita in montagna?

    1. Non credo di essere portata per la vita da eremita in baita di montagna. Però vero che non finisco mai di sognarmi in posti diversi 🙂

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