Quello che resta di un viaggio a Genova

Sono tornata ieri notte a Barcellona. Il volo è stato tranquillo e “L’Amica Geniale” mi ha tenuto compagnia durante il viaggio. Non mi sono addormentata un attimo e non ho avuto tempo di interessarmi alle procedure di decollo e atterraggio, che da un anno a questa parte mi mettono in ansia. Ho lasciato Genova, città in cui ho inaugurato l’arrivo del 2016.

Amo molto Genova: mi ricorda Barcellona e quella che doveva essere la sua autenticità ancora una decina di anni fa, prima che il turismo di massa ne cancellasse molti tratti caratteristici. Mi ricorda la decadenza di Lisbona. E lo squarcio di paesaggio grigio e urbano quando si esce dalla stazione di Brignole mi ha fatto ripensare a Buenos Aires.

Il viaggio a Genova è stato il primo che ho fatto dopo aver lasciato l’Italia tre anni fa. Un viaggio di una settimana, che avevo trascorso guardando il porto dall’alto di una collina e perdendomi nei vicoli – a volte anche a ore tarde della sera, catapultata in un film di Almodóvar con prostitute di mezza età sedute di fronte alla loro porta, vestite in sottane di pizzo rosso. Mangiavo focaccia e farinata nella bettola di un ligure dai capelli sale pepe e del suo cuoco sardo. Non capivano che giro stessi facendo, una sarda che viveva a Barcellona e ora si trovava in viaggio a Genova, così, perché sì.

Manco io, a volte, lo capivo.

Questa volta il viaggio è stato più breve e meno tormentato. Per niente tormentato, direi, se non dalla pioggia e il freddo di sabato. Ho brindato al 2016 in un bar bevendo mojito e ballando al ritmo di un gruppo cubano. Ho stretto forte la mano del Guerriero, felice di iniziare il nuovo anno insieme a lui. Ho riso come non facevo da mesi con una viaggiatrice incallita con una verve alla Littizzetto, parlando dei nostri viaggi e ballando in fila per il bagno. Ho aspettato un autobus notturno che non arrivava mai in un bar sotto ai portici di Caricamento.

Sono tornata a Barcellona sola, consapevole che – di nuovo – i prossimi mesi andranno affrontati piano piano. Nell’ultima settimana ho re-immaginato la mia vita milioni di volte, incerta fra lasciare o restare. Per il momento resto sospesa. O still, come questa installazione affacciata sul mare che mi sono trovata di fronte nel giardino di Villa Croce, ieri:

as still as the sea could be - viaggio a Genova

Ferma come solo il mare può essere.

Scrivo dal mio solito tavolino quadrato in modalità monaca, accompagnata dal solo rumore del frigorifero che si riavvia dopo tre settimane senza elettricità. Tre settimane di assenza dal mio balcone sul mare, e per la prima volta lo vedo con occhi diversi, anche se rimane pur sempre la vista più tranquillizzante che possa desiderare in questo momento.

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3 commenti

  1. Ti auguro un 2016 che sia come il mio 2015, l’anno in cui sono successe tante cose belle e in cui, finalmente, ho trovato il mio zen 🙂 Buon anno

    1. Che bell’anno hai avuto allora Marta, speriamo che il 2016 sia una magnifica riconferma, grazie degli auguri! 🙂

  2. Un anno di viaggi e insicurezza che se ne va · Trent'Anni e Qualcosa dice: Rispondi

    […] prima grande coincidenza dell’anno è aver aperto il 2016 a Genova, senza sapere che poi mi ci sarei trasferita quattro mesi dopo. Naturalmente il Capodanno genovese […]

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