Dovevo arrivare in Slovenia e invece sono finita a Napoli: viaggiare in autobus lungo l’Italia.

viaggiare in autobus in italia - pausa a venezia

A volte me lo sento proprio, il signor Murphy, che mi guarda alle spalle e se la ride sotto i baffi (si, secondo me ha i baffi) mentre faccio programmi. Se la ride e pensa “aspetta un attimo, che ti faccio vedere io come si sconvolgono i piani“.
Oh, ci sono abituata: per questo il mio talento procrastinatore arriva ad alte vette ormai e l’idea di fare programmi per il lungo termine, che siano viaggi, spostamenti o traslochi, mi mette una certa ansia. Negli ultimi quattro anni, diciamo, il signor Murphy si è fatto alle mie spalle così tante risate che ci ho fatto il callo.

E infatti anche stavolta è successo. Le cose sono andate più o meno così:
verso febbraio ho iniziato a dare segni di inquietudine di fronte a un calendario con diverse date prenotate fino a giugno: pur sempre viaggi, certo, ma con uno sfondo lavorativo alle spalle. I ritmi di lavoro sono andati crescendo, poi le spese impreviste, una certa burocrazia a cui stare dietro, molti andi-rivieni in treno, il Guerriero che si mette a dieta…e io che sbotto «ho bisogno di qualche giorno di stacco!».

Il periodo post pasquale sembrava essere il migliore, così segno una bella settimana di ferie sul calendario lavorativo e con il Guerriero inizio a pensare a soluzioni low cost per ricaricarci le batterie.
Visto che prendo spesso l’aereo per lavoro, quando penso a un viaggio di puro piacere l’idea del tragitto lento mi rilassa, è importante.
Viaggiare su rotaia o su mezzi a quattro ruote (dove io non guidi, però, se no che relax è) mi piace un sacco, e mi pregusto quel momento come parte integrante del viaggio.
Per questo ultimamente sono una gran fan di Flixbus, con cui posso fare viaggi in autobus lenti – anche lentissimi, come in questo caso – e a buon prezzo.

Doveva essere la Slovenia…

L’idea di andare in Slovenia ci allettava da un po’; non ho mai viaggiato bene verso l’est Europa (escludo uno stressantissimo viaggio Cagliari Praga in bus quando avevo 18 anni, di cui ho ricordi non troppo piacevoli) e questa settimana di ferie primaverili sembrava l’ideale per iniziare lo sconfinamento nei Balcani.

Una mattinata intera per confrontare itinerari, prenotare bus, b&b, diverse combinazioni di viaggio: ne usciamo trionfanti con un Genova – Trieste – Lubiana – Maribor e dietro front.
Archiviate tutte le prenotazioni in una cartella “Viaggio in Slovenia”, continuiamo con la nostra vita, ingenuamente fiduciosi.

Solo che ecco, avevamo soprasseduto su alcuni dettagli burocratici, tornati puntuali a mettere il bastone fra le ruote, travolgendo il nostro ottimismo e i nostri piani sloveni.

È a questo punto che la voce del signor Murphy inizia a echeggiare da lontano, con un effetto simile alle risate cavernose dei film horror di bassa lega.
Dobbiamo annullare la parte estera del viaggio.
[Se le ascoltassi di più, le vocine che mi mettono in guardia, magari]

E allora ciao Slovenia, alla prossima…

…e quindi andiamo in autobus a Trieste e a Napoli!

Queste sono le idee geniali che mi vengono quando sono di fronte alle mappe degli itinerari Flixbus.
Non volevo cancellare il viaggio a Trieste perché la città mi aveva sempre incuriosito (e il pernottamento in b&b non era rimborsabile), ma allo stesso tempo dovevo trovare un modo per riutilizzare il buono per la restante parte del viaggio annullata.

Se c’era una destinazione italiana che io e il Guerriero desideravamo da tanto vedere insieme, era Napoli.
Perché no, allora?
Un bel viaggio in autobus per l’Italia, toccando due città meravigliose ai due poli opposti.

Due città portuali, due città di mare, due città patria del caffè.

Il nostro itinerario si trasforma in un Genova – Trieste – Napoli – Genova.
Tutto in bus, dove la tratta più lunga è stata la direttissima Trieste – Napoli, 14 ore in notturna tutte di filato.
È stato un viaggio da piccola fiammiferaia, ma che ci volete fare, sono questi viaggi lenti quelli che mi piacciono di più.

vista di trieste dal castello di miramare
vista di trieste dal castello di miramare

E ora che sono tornata,  lo confermo: io sono fatta per vivere in una città portuale.
Datemi viuzze strette, un accesso al mare, le barchette dei pescatori, la gente che parla da un balcone all’altro, e piatti tipici da mangiare per strada, e basta – mi avete fatto felice.

E poi viaggiare lentamente mi dà tempo di cambiare le priorità, senza dare nomi alle cose.

Per esempio, sono riuscita a leggere tutto Purple Hibiscus di Chimamanda Ngozi Adichie .
[se non la conoscete, bisogna rimediare, subito!]
Complice il fatto di essere partita con un tont-phone, molto lento e poco smart, mi sono crogiolata nella lettura per gran parte degli spostamenti in bus.

E sono stata con le mani in mano, come non faccio mai a terra, guardando dal finestrino.
Senza dare nomi alle cose.

Perché è così che da un po’ di tempo a questa parte sto vivendo, molto semplicemente.
Evitare di dare un nome alle cose spesso le rende più facili, leggere, superabili o anche semplicemente permette loro di rimanere lì dove sono, senza che pesino troppo.

passeggiando per via dei tribunali a napoli
passeggiando per via dei tribunali a napoli

Me ne sono resa conto sul viaggio in bus che in 9 ore ci ha riportato a nord verso Genova.
Dal finestrino ho visto scorrere colline verdissime, nuvole che si addensavano su un cielo che poco prima era color zucchero, e ho riconosciuto la Toscana. Ma non avrei saputo dire quale zona esattamente, e nemmeno mi è interessato saperlo.
I nomi di quei posti sono sfrecciati troppo veloci dentro i cartelli verdi di Autostrade per l’Italia, non ho fatto in tempo a decifrarli.
Non ho potuto far altro che godermi il paesaggio mentre lo vedevo passare, nessun dettaglio in più, nessuna etichetta.
«Passerebbero comunque – ho pensato – anche se sapessi come si chiamano».
Lo stesso sta succedendo con la mia quotidianità, dove ho smesso di cercare definizioni, ridotto l’uso delle etichette.
A volte me li dimentico proprio, i nomi delle cose, e mi accorgo di quanto mi faccia piacere ritrovarli per caso, pensare con un guizzo di piacere «Ah, è successo davvero».
Realizzare che se io non uso etichette, spesso non lo fanno nemmeno gli altri, in una sorta di tacita regola. Non ci sono aspettative, allusioni o definizioni perché “ora deve andare così”. È tutto più leggero, se non cerco per forza il nome delle cose
Non perdono il loro profumo — lo diceva anche William, no?

—☆—

Foto di copertina: io a Venezia.
Eh perché il bus infinito di andata Genova – Trieste prevedeva anche diverse ore di sosta a Venezia; non te la fai la visita lampo? 😉

—☆—

Leggi anche:
Riflessioni da un treno che attraversa l’Austria
Di quelle volte in viaggio… #confessionidiunaviaggiatrice
Prima di partire per un lungo viaggio

E se ti avvisassi quando pubblico un nuovo post?

✩ Aggiungi il tuo indirizzo email per ricevere i nuovi post direttamente nella tua casella di posta ✩

Il tuo indirizzo email è al sicuro, non lo condividerò con nessuno. Puoi decidere di cancellare il servizio quando vuoi.

6 commenti

  1. Io chiamo questo tipo di viaggi “i viaggi della speranza” e ne sono fan incallita. Sono i migliori 🙂

    Bellissimo Purple Hibiscus, lei è una delle mie scrittrici preferite.

    1. Anche viaggi della speranza render l’idea! haha 😀

  2. Bellissimo il viaggio e bellissimo purple Hibiscus (io pero’ in bus non riesco a leggere quindi…)

  3. Viaggio della speranza davvero! Diciamo che per come sono fatto io, forse così è un po’troppo.
    Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi di Napoli, io è da molti anni che non ci torno e mi sono sempre ripromesso prima o poi di fare un salto!

    1. Ups, mi era sfuggito questo commento!
      Adoro Napoli, è la città portuale per antonomasia, non può non piacere a un’appassionata di città portuali come me 😉

Cosa ne pensi?