Tornare a sorpresa in Sardegna: sensazioni di un viaggio in treno

tornare in sardegna a sorpresa - estate

La Sardegna a luglio ti si sbatte addosso con uno schiaffo giallo di calore.
Atterriamo alle 7.15 di mattina e il sole picchia già sul collo, mentre aspettiamo l’autobus urbano per andare alla stazione dei treni.
Qualche mese fa ho trovato un volo diretto da Genova che ci ha permesso di tornare sull’Isola all’incredibile prezzo di 9,99 euro per due.
Ho pagato il volo meno che due pizze da Pino.

Attraversiamo la Sardegna in treno:

Percorriamo Olbia-Chilivani su un trenino a tre vagoni, l’aria condizionata che vacilla e alcuni vetri che non si vogliono abbassare.
Ma il vento che entra nel nostro vagone è leggero e piacevole.
A Chilivani cambiamo rapidamente per salire su un treno più grande e comodo, bianco e rosso, una temperatura gradevole.
Inizia la discesa verso il sud.
Resistendo alla voglia di dormire e recuperare le tre ore di sonno notturne, mi concentro sul giallo dei campi e il grigio delle rocce granitiche.
Mi passano davanti veloci, allargandosi in uno scorrere fluido di prati secchi e punte di nuraghes.

Guardo il Guerriero dormire; ogni tanto si riscuote e si lascia incantare dal paesaggio.
Non chiede mai dove siamo.
Ogni 20 minuti circa la voce del macchinista annuncia una fermata, ha un accento cagliaritano e strascicato.

Bolotana, Macomer, Marrubiu, Mogoro Uras, si prega di non fumare.

Indico al Guerriero una serie di domus de janas (le case delle janas) che intravedo di fronte a noi.
Sono una decina, incavate in un piccolo promontorio di granito bagnato di muschio giallo.
Le domus de janas sono uno dei segreti dell’isola che preferisco, da quando a 8 anni mi avevano regalato il libro ‟Leggende e racconti popolari della Sardegna”.
La gente credeva che questi buchi nella roccia fossero le casette di piccole donne fatate.
Donne in miniatura che vivevano in comuni matriarcali negli incavi di granito, che andavano rispettate, evitando a tutti i costi di inimicarsele.
In realtà si tratta di aree sepolcrali sotterranee di età prenuragica.

Arriviamo a destinazione verso le 13.30.
È domenica, è ora di pranzo, e non trovo un termometro che possa indicarmi quanto caldo fa: ma lo sento sulla pelle, è un’afa immobile, così conosciuta, così parte delle mie estati di bambina.

Solo mio fratello sa del nostro arrivo. Ci viene a prendere e ci porta a casa, le nostre chiacchiere che escono dal finestrino e si perdono nell’aria calda.

Era da tanto che non organizzavo un ritorno a sorpresa.

Mia madre mi abbraccia e la sua prima preoccupazione è non aver cucinato abbastanza.
In realtà c’è già abbastanza cibo per tutti, come sempre.
Dovremmo arrivare sempre a sorpresa, per evitare che cucini più del necessario.

Mi sono appena ripresa da un sonno pomeridiano sudato e pesante.
Circondata dai miei libri, cerco con gli occhi quello sui miti e leggende della Sardegna.
Voglio trovarlo per farlo leggere al Guerriero, ci sono tante cose che ancora dobbiamo scoprire insieme di quest’isola…

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2 Replies to “Tornare a sorpresa in Sardegna: sensazioni di un viaggio in treno”

  1. Che bella la Sardegna, le tue parole me la restituiscono come in cartolina, un fermo immagine in 4d! 🙂 Mi piacerebbe tanto tornarci.

    1. Torna! In qualsiasi stagione ne vale la pena 🙂

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