Un anno senza Facebook e WhatsApp, o racconto di come si vive senza social network

Dodici mesi fa, a Gennaio 2017, ho preso la decisione di chiudere per sempre il mio storico account Facebook, salutare la lista di circa 400 amici, e chiudere un’era social iniziata nel lontano 2007.

👉 Avevo spiegato il perché della scelta qui.

Per una questione etica, visto che Facebook possiede anche WhatsApp, avevo eliminato anche quest’ultima app.
Bene, è quindi già passato un anno senza Facebook e WhatsApp. Vivere senza social network è possibile, sono sopravvissuta, non sono diventata un’eremita, posso ancora contare su (quasi tutti) i miei amici in carne e ossa. Ma non è stata una passeggiata, per cui in questo post vorrei tirare le somme degli ultimi 12 mesi di quasi a-socialità.

Perché è difficile vivere senza Facebook, ma soprattutto senza WhatsApp

La mia scomparsa da Facebook non ha creato grandi problemi iniziali, devo ammetterlo.
Una volta fatto l’annuncio della disattivazione del mio account, ho fatto clic sul pulsante “Cancella” e non mi sono guardata indietro.
(Se vi guardate indietro, Facebook riattiverà subito l’account e dovrete ricominciare il countdown dei 15 giorni).
Non so esattamente cosa abbia pensato la gente, soprattutto quella più lontana, che non aveva modo di farmelo sapere immediatamente.
Io, invece, ci ho messo qualche giorno ad abituarmi all’idea di non sapere cosa stesse succedendo nella mia piccola bolla Facebookiana.
Ma poi è passato, perché ho trovato altri modi di rimanere in contatto con le persone, cosa di cui parlerò più avanti.
Non avere più quella leggera ansietta da scorrimento bacheca Facebook, invece, è stato di grande sollievo.
Non mi sono più sentita ipnotizzata da una bacheca infinita, dalle opinioni non richieste, dalla orgia di immagini, foto di viaggi, racconti di vite felici, spiattellate su Facebook come se fossero vecchi album di famiglia.
La pace.

Quello che non mi aspettavo, invece, è che la decisione di lasciare WhatsApp avrebbe creato più scompiglio.

Quando ho pubblicato l’annuncio ufficiale su Facebook, dichiarando che nel giro di poco non sarei stata più disponibile nemmeno su WhatsApp ma dando comunque diverse alternative di recapito, ho ricevuto molti messaggi.
Il mio post di saluti faceva presente che non stavo sparendo dal mondo, ma che sarei stata semplicemente contattabile su altre piattaforme: un account Gmail, la chat Hangout di Gmail, Twitter, Skype e Telegram.
Oltre ai sempre cari SMS, che dico, non sono ormai così obsoleti che le compagnie telefoniche li regalano a pacchetti?!

Comunque. Sono sparita da WhatsApp ma ho dato delle valide alternative.
Eppure notavo preoccupazione.

E ora come facciamo a sentirci?

Perché vuoi sparire così?

Ma sta succedendo qualcosa?

A parte esercitare la mia libera scelta di usare una piattaforma di messaggistica diversa da quella predominante sul mercato occidentale, no, non stava succedendo nulla.
Ma era un po’ come se avessi volontariamente deciso di mandare a quel paese un sacco di gente.

Ho osservato ciò che è successo nei mesi successivi con un certo divertimento, inframmezzato da momenti di desolazione. Vi spiego.

Molte persone con cui fino a quel momento usavo solo WhatsApp mi hanno semplicemente risposto:

Ah quindi ti trovo su Telegram? Aspetta che me lo scarico.

Fine della storia. Abbiamo semplicemente cambiato stanza virtuale in cui conversare.
Il fatto che molte persone abbiano trovato normale cambiare strumento di conversazione, mi ha rincuorato molto.
Non è stato difficile né traumatico; oltretutto le prime persone che lo hanno fatto con naturalezza hanno ben più di 30 anni e poca dimestichezza tecnologica.
E ora diteglielo, a mia madre, di abbandonare Telegram e tutti gli stickers con cui arricchisce le nostre conversazioni…

uso altri social network, ma non facebook
io che faccio la lista dei modi in cui mi si può ancora contattare…

Paradossalmente, è stato più complicato rimanere in contatto con persone mie coetanee.

Le mie amiche più strette, nemmeno loro, hanno sollevato problemi (ecco, dai, magari solo una piccola lamentela, ma breve breve): con alcune di loro già era abitudine parlare tramite Hangout di Gmail, soprattutto durante l’orario di lavoro. Abbiamo semplicemente continuato a farlo anche “fuori orario”.

Ma le nuove conoscenze si sono trovate a tratti spaesate.

In che senso non usi WhatsApp?

Superato il momento della spiegazione, con un briciolo di organizzazione, abbiamo trovato il modo per comunicare, fissare un appuntamento, ritrovarci per un vinello al bar: insomma si può avere una vita sociale anche senza WhatsApp, se lo si vuole.

Ecco, se lo si vuole. La grande scrematura tra il divertimento e la desolazione viene proprio dal concetto di volontà.

Chi ha voluto, non si è allontanato solo perché ho disinstallato un’applicazione dal cellulare.
Altri pare non abbiano retto il colpo, e sono spariti.

Viene tutto così automatico quando sei su WhatsApp, organizzare un’uscita con il gruppo ad esempio…in un attimo lo sanno tutti. E chi sta fuori da WhatsApp, purtroppo a volte viene dimenticato.

Mi ha detto candidamente un’amica a inizio anno, per giustificarsi di aver organizzato una cena ed essersi dimenticata di avvisarmi.

Lo accetto, non mi offendo, può capitare.
E me ne prendo le conseguenze: perderò qualche cena di gruppo, ma anche questi episodi servono a chiarirsi le idee su chi, invece, non ti dimentica nonostante tutto.

Ma quindi il senso di solitudine aumenta quando si vive senza social network?

Se l’idea di disconnettervi per sempre dalla lista di amici di Facebook vi genera ansia e un immediato senso di vuoto, qualcosa non va.
Pensateci. Perché ci sono diversi studi che affermano che vivere sui social network ci renda in realtà più solitari.
Un paio di esempi fra i mille che trovate in rete: qui e qui. E forse non è nemmeno una novità.

Quello che sì si nota è l’assenza delle voci dal mondo esterno.
Eliminare l’account Facebook vuol dire in primo luogo godere del silenzio.
Che questo sia positivo o negativo, lo stabilirete voi.
Come ho detto, per me la prima sensazione è stata positiva, una boccata d’aria.

Ma poi sono subentrati dei momenti in cui l’assenza delle voci esterne, delle persone che vivono lontano da me e di cui mi piaceva ricevere aggiornamenti, mi ha fatto vacillare.

L’esempio più grosso e negativo è stato l’attacco terroristico a Barcellona.

Nel panico degli aggiornamenti, rendermi conto che non potevo sapere con velocità se tutte le persone care che vivono a Barcellona stavano bene, mi ha stretto lo stomaco.
E nell’ansia di quelle ore, sono stata io che ho dimenticato, in testa il vuoto cosmico: ho mandato messaggi via sms e via Hangout ad alcune persone, ma non a tutte.
In quel caso, il fatto che il Guerriero ancora usi Facebook mi ha aiutato: alcuni degli amici che abbiamo in comune stavano usando la funzione Safety Check per avvisare la loro rete di contatti che stavano bene. Era lui ad aggiornarmi.

Sarebbe stato così facile mettere un like ai quei Safety Check, far sapere a tutte quelle persone che avevo visto il loro check-in. Un like che in quella situazione vuol dire grazie per aver avvisato, sono felice che tu stia bene.

Ma a parte questi casi estremi, ho riflettuto sul modo in cui usiamo i like a un post di Facebook per delegare messaggi dai molteplici significati: dal ho letto, a mi piace davvero, al che bella notizia, fino al non-me-ne-frega-nulla-ma-sembra-che-per-te-sia-una-notizia-importante-quindi-metto-il-like.
Io ho la netta impressione che questo, alla fine dei conti, equivalga a un impoverimento della comunicazione con le persone che ci stanno a cuore.

Ora non posso più delegare i miei messaggi a una piattaforma esterna che se ne occupa per me

Da quando ho chiuso il mio vecchio account Facebook, ho smesso finalmente di delegare alla piattaforma certe comunicazioni di media importanza. Un viaggio, un trasloco, generali momenti di scoraggiamento.
Nessuno più potrà dirmi sono venuta a saperlo attraverso Facebook.
E io non ho più la scusa di lasciare che Facebook parli coralmente per me.

È vero, senza Facebook mi sono probabilmente persa eventi importanti di persone che fanno parte della mia cerchia di amici.
Purtroppo sembra che le vecchie forme di conversazione, in primis la chiamata vocale per telefono, si siano trasformate in un’intromissione grande.
Una cosa grossa, che fai quando devi dare comunicazioni di una certa portata.

Lasciami indovinare: mi stai chiamando per dirmi che sei incinta?

Mi ha incalzato subito l’amica M. quando l’ho chiamata per telefono per sapere come stava e avvisarla che ero tornata a vivere a Barcellona.
C’è veramente bisogno della notizia bomba per dedicare 10 minuti di tempo a una conversazione a voce?
Siamo diventati così gossippari?

Spesso ho avuto l’impressione che chiamare qualcuno per telefono sia diventato un impegno, qualcosa che non si può improvvisare ma è meglio programmare in anticipo. Io stessa, a volte mi sono sentita così all’idea di ricevere una chiamata inaspettata.
Nonostante questo, in questo anno ho cercato di usare di più il telefono e sentire le persone a voce.

Visto che l’assenza di una rete Facebook mi mantiene lontana anche dalle novità delle vite altrui e non mi dà più la pappa pronta, mi sono auto-applicata una regola: quando sto pensando a qualcuno e voglio sapere come sta, mando subito un messaggio. Cerco di procrastinare il meno possibile.
Che sia un Telegram, un sms o una bella email…mi costa veramente poco interrompere la mia routine per 2 minuti per scrivere un messaggio.

In questo modo, sono riuscita a mantenere contatti anche a distanza e a sedare quella voce che dice “sei tu che hai deciso di ritirarti a vita a-social, sta a te metterti in contatto con gli altri“.

Tornerò indietro?

Nonostante alcuni tentennamenti, credo che non valga la pena tornare indietro.
A conti fatti, la mancanza di un account ufficiale Facebook, con una lunga lista di amici, non mi penalizza nella vita di tutti i giorni. Sono già in contatto con le persone che mi importano sul serio, e questo mi basta.

Come avevo detto un anno fa, ho dovuto creare un account Facebook-fake, che mi serve per il mio lavoro di creazione di contenuti social per terzi, e per aiutare nella moderazione della community di Viaggio da Sola Perché.
Per il resto c’è Twitter 😉

Diverse persone, nel corso di questo anno, hanno commentato sotto il post in cui annunciavo la decisione di chiudere il mio account Facebook, dicendomi che avevano l’intenzione di fare lo stesso o avevano già compiuto il passo.
Addirittura, l’analisi delle parole chiave di ingresso a questo blog nel corso del 2017 mi rivela che, nella lista delle più frequenti, si trovano : ho deciso di cancellarmi da Facebook, chiudere definitivamente Facebook e non avere Facebook nel 2017.

Mi piacerebbe sapere qual è il vostro resoconto: voi tornereste indietro?

E se ti avvisassi quando pubblico un nuovo post?

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36 Risposte a “Un anno senza Facebook e WhatsApp, o racconto di come si vive senza social network”

  1. Anche io ho chiuso il mio account Facebook circa un anno fa, poco dopo la rottura dolorosa col mio ex. Era una cosa a cui pensavo da tempo, ma quell’episodio e’ stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Applicando il metodo KonMari a Facebook, ho deciso che non portava alcuna gioia nella mia vita e sono contenta della decisione di aver preso. Concordo con gli studi che rivelano che l’uso eccessivo dei social media danneggia il nostro benessere psichico: vedersi sbattere il faccia le vite “perfette” degli altri puo’ essere un fattore demotivante e deprimente, specie nei periodi no. Senza Facebook mi sembra di aver rimesso me al centro del’equazione. Come hai detto anche tu, se mi interessa avere notizie dei miei amici, riesco a contattarli in altri modi.

    1. Non ho letto Marie Kondo ma non so perché penso spesso al suo metodo quando devo minimizzare e fare ordine 🙂 Mi sembra applicabilissimo anche a Facebook e alle altre app che popolano i nostri telefoni. Brava!

  2. Io non ho mai avuto un account di Facebook. Sin dall’inizio mi sono discostata dall’idea e devo dire che si, a parte qualche commento perplesso da parte di qualcuno, la mia vita non ha subito grossi scossoni dal punto di vista sociale. E sono molto felice della mia scelta, credo mi abbia resa, se non più libera, sicuramente meno dipendente da molte dinamiche che invece osservo negli altri, fra cui una certa dipendenza al controllo ossessivo del telefono e via dicendo.

    1. Ottima scelta 🙂 non aver mai avuto Facebook rende sicuramente le cose più facili. Abbandonarlo dopo anni, avendolo aperto per il buon proposito di rimanere in contatto con gli amici conosciuti all’estero, è stato molto più difficile. In ogni caso quello che ho lasciato non è più certo la piattaforma in cui ero entrata nel 2007, e non avevo ormai più lo stesso scopo.

  3. Io ho un account Facebook ma lo uso pochissimo, ovvero lo apro solo sul PC una volta a settimana per controllare di non essere stata aggiunta a gruppi indesiderati. Non scorro mai le cosiddette news e se capita una sbirciata metto pochi, pochissimi like. Faccio così da oltre 3 anni e non ho la minima impressione che qualcosa manchi dalla mia vita. Forse sono un’eremita, ma in questo caso un’eremita felice direi!

    1. No cara, certo che non sei un’eremita, sei una donna libera! 🙂

  4. Bellissimo il tuo articolo, non sapevo della tua iniziativa e mi ha fatto tanto pensare. Probabilmente proverò a mettere una pausa al “Feis” perché ormai riconosco che sono ad un livello patologico. Per whatsapp non ci riuscirei perché tutti i miei studenti mi avvisano di cambi e cancellazioni proprio con questo mezzo, ma lo considero molto più digeribile

    1. Se sei a livello patologico, allora è il momento di provare!
      Inizia disattivando Facebook e Messanger dal telefono, così già ti depuri dall’abitudine di scorrere la bacheca come prima cosa la mattina e ultima la sera 😉
      La disattivazione di WhatsApp per me era legata al concetto Facebook, non volevo più dare i miei messaggi privati in pasto a Facebook, ecco perché la cancellazione di entrambi gli account.

      1. In effetti da domenica non uso più Facebook! Grazie mille, senza volerlo hai migliorato la mia vita, la mia giornata è improvvisamente diventata lunghissima. Oggi scrivo un articolo, posso citare il tuo articolo mettendolo in un link?

        1. Wow, l’hai proprio eliminato del tutto, così di getto? Complimenti, benvenuto nel club! 😀 Vero, le giornate riacquistano uno spazio tempo distinto, già solo non ritrovarsi a scorrere la bacheca nei tempi morti è un gran cambio 🙂
          Certo che puoi citare questo articolo, ci mancherebbe!

  5. Devo dire che da quando ho aperto Facebook l’ho sempre usato pochissimo. Non ci metto di sicuro le cose più importanti della mia vita e raramente guardo la cronologia, se non per divertirmi con qualche cavolata. Ho pensato diverse volte di chiuderlo, decidendomi poi a tenerlo quasi solo per gestire qualche pagina (una delle quali della Puffola) a scopo professionale… cosa che comunque non riesco a fare mai bene perché non mi entusiasmano molto le possibilità di gestione.
    L’unica cosa “buona” che ho constatato è che sono rientrata in contatto reale con due o tre persone che non sentivo da tempo e che senza Facebook non avrei saputo come rintracciare.
    Per quanto riguarda WhatsApp… bhe lo uso semplicemente per comodità, perché ce l’hanno tutti, ma non credo morirei senza averlo, tanto le persone che contatto sono bene o male sempre le stesse e potrei sentirle comunque senza drammi.

    Anche perché nonostante i social, direi che permango una Gnoma abbastanza asocial.

    1. Meglio così allora, sei già disintossicata per metà 😉

  6. Sappi che cmq Facebook si crea un profilo fantasma su te ed i tuoi interessi, ricavati dai dati passati e dalle attività dei tuoi amici.
    Io preferisco avere un profilo mio ‘vero’ e magari non usarlo … come ho fatto per diversi anni (sono iscritto dal 2006 o 2007 non ricordo più).
    Puoi scordarti di usarlo, o usarlo con molta moderazione o auto-disciplina … ma almeno hai una parvenza di controllo.

    Sull’abbandonare Whatsapp posso anche sessere daccordo … e la dipendenza da un unico messenger è noiosa, ma ci convivo sin da quando ICQ perse trazione tra le persone!

    Cmq grazie di aver condiviso il tutto!

    1. Grazie a te per il commento 🙂
      Si, avevo parlato dell’account fantasma nel mio post di un anno fa: http://www.trentanniequalcosa.com/donna-di-trent-anni-e-qualcosa/perche-chiudere-il-mio-account-facebook/
      So quali sono i risvolti dell’avere un account fake, ma continuo a preferirlo ad averne uno in cui confluisce tutto il calderone di persone “reali” che fanno parte della mia cerchia. Facebook in realtà mi ha già riconosciuta, e ha iniziato a consigliarmi come amica a familiari ed ex colleghi, pur avendo ora solo 10 contatti di lavoro.
      Ma c’è tutto il discorso sull’ansia di leggere le opinioni altrui e il marasma di notizie ad cazzum, che ho felicemente eliminato dalla mia routine, e che mi fa sentire soddisfatta della scelta.

  7. Io Facebook ormai lo uso essenzialmente per il blog, mi è molto utile per pubblicare i post ed è da lì che viene buona parte del mio traffico. Per il resto ne potrei anche fare a meno, lo preferivo qualche anno fa!

    1. Vero Gilda, per la gestione e diffusione dei post Facebook è molto utile. Infatti avevo pensato tanto al costo/opportunità di chiudere anche la pagina di Trent’Anni e Qualcosa. Alla fine ho deciso di sì perché mi rubava energie, mi era molto più facile animare una pagina Facebook che non il blog. Ma mi sono fatta due conti, e ho preferito dedicare il mio tempo di scrittura al blog piuttosto che a una ricca pagina Facebook. C’è da dire che la mia pagina era staccata dal mio profilo personale: avendo sempre mantenuto l’anonimato (e volendo continuare) non potevo sfruttare la mia rete di amici Facebook per ricevere traffico sul blog. Quindi era uno sforzo doppio nel mio caso!

  8. Ciao, innanzitutto grazie per questo articolo, mi ha fatto capire ciò che è utile veramente e ciò che non lo è.
    Ho deciso, infatti, di adottare il seguente metodo: usare il Nokia 3310 del 2017 come telefono principale e accendere lo smartphone una volta ogni tanto quando sono in casa.
    Avrei voluto eliminare tutto i social – WhatsApp compreso – ma quest’ultimo mi serve per notizie e informazioni riguardanti l’università. Non posso farne a meno, purtroppo. Lo utilizzerò con parsimonia: una volta a settimana può bastare.
    Così riuscirò anche a discernere le persone realmente importanti da quelle meno importanti. Sarebbe come dire: se ci tenete alla mia persona, chiamatemi!

    1. Hai ancora un Nokia 3310! Solo per questo, applausi 🙂
      E sì, “se ci tenete alla mia persona, chiamatemi!” è un po’ la prova del 9, considera che molto sforzo va fatto anche da chi decide di lasciare. Deve essere reciproca la cosa: “se ci tengo, li chiamo!”

  9. Brava!
    Io è da un paio di mesi che non entro su Fb, dato che l’ho disinstallato dal telefono e non ricordo più la password. In ogni caso, ho un profilo così filtrato e vuoto (se non ci pubblico qualcosa io, non può pubblicarla nessuno) che non ne sento la mancanza.
    Da tempo la mia home page è un feed di notizie dalle pagine che mi interessano (quotidiani nazionali e internazionali, e pagine di didattica) per cui non lo vedo come un problema, anzi in certi casi lo trovo uno strumento utile per venire aggiornata sulle novità (migliore di Twitter).

    Quello che tu dici e che sento spesso dire della bolla virtuale di conoscenze che pubblicano vite perfette per me è proprio il contrario.
    Ho smesso di seguire i profili dei conoscenti proprio perché il racconto incessante delle loro vite ed opinioni mi intristiva.
    Vacanze in posti simili, foto di piatti quasi uguali tra loro, serate tra amiche in cui sono tutte troppo truccate, troppo fintamente sorridenti per essere reali, commenti ignoranti sulla politica, preghiere a tutti i Santi, notizie false commentate credendoci, foto di brindisi in locali rimodernati che sono gli stessi di quando ero bambina, foto di coppia nei week end fuori porta in Toscana, commenti sullo stress di avere figli e un lavoro, foto di bambini obbligati a sembrare felici, che invece guardano l’obbiettivo perplessi, foto di pancioni su sfondo di appartamenti tutti con gli stessi mobili ikea…
    Ecco, io non ho mai invidiato quelle foto e quelle vite che cercavano di raccontarmi.
    Piuttosto ogni volta provavo una sensazione di sconforto, squallore e desolazione.
    Solo per questo non interagisco con la mia “bolla fb”. E, come dici tu, quelli che vuoi veramente sentire riesci a trovare il modo comunque.

    1. Oh no Virginia, da quello che ho scritto sembra che io invidiassi le persone che pubblicavano la loro felicità? Al contrario! Mi assaliva lo stesso senso di sconforto e a vole nausea che descrivi tu, esattamente negli stessi termini. È quello il malessere di cui ho parlato sia qui che l’anno scorso.
      All’inizio usavo molto la funzione “Nascondi”, per non ricevere più certi tipi di notifiche nella mia bacheca, ma nascondi di qui e nascondi di là…non aveva più molto senso avere tanti contatti se poi non mi interessavano le loro vite. Il problema, come avevo descritto nel mio primo post dell’anno scorso, è che volente o nolente più tu “nascondi” più informazioni stai dando a Facebook, che così adatterà ciò che vedi sullo stream per offrirti una visione che ti piaccia di più (e ti invogli a non eliminare l’account 😉 ).
      La bolla oltretutto è anche informativa, funziona con lo stesso principio, per questo preferisco Twitter, che lo fa comunque eh, ma almeno ha un potenziale più ampio e la ricerca per parole chiave funziona molto meglio.

  10. A me i social piacciono tanto quindi non mi cancellerei, però ci sono in effetti vari studi che spiegano come aumentino l’isolamento/la depressione (Ex un libro di Saskia Sassen del MIT che si intitola “alone together”)

    Però ho sempre in mente una storia molto triste. Quando vivevo a Bruxelles avevo un gruppo di 12 amici con cui facevamo tante belle cose e siamo anche andati in vacanza assieme. Poi ci siamo sparsi per il mondo e abbiamo continuato a sentirci via Facebook. Quest’estate due si sono sposati e ci siamo trovati tutti.
    Tranne uno. Perchè non aveva Facebook e non l’abbiamo più sentito per questo motivo.
    E tu dirai: vabbè, ma se non avete fatto lo sforzo di sentirlo non vi fregava molto. Ed è vero. però la verità è che nessuno di questi amici è stretto abbastanza da telefonargli con regolarità, però mi ha fatto piacere vederli di nuovo, e se non avessi avuto Facebook non l’avrei fatto.

    Con questo non voglio spaventarti, dico solo che a volte ci vuole ben più sforzo e tempo a stare senza Facebook che con Facebook, perchè devi pensare tu a mantenere certi contatti.

    1. Non mi spaventi affatto, tranquilla 🙂
      Anche perché io ho “storie tristi” anche al contrario. Es. grandi momenti della vita di persone che pensavo vicine liquidati con un post su Facebook, dalla serie “sappiatelo, che non ho tempo di parlarvene individualmente“. Sono momenti in cui pensi, ma è così difficile riappropriarci delle buone vecchie maniere in cui le belle notizie si davano a voce?
      O parliamo delle feste da cui vieni esclusa senza apparente motivo ma di cui ti rendi conto comunque, perché un gruppo di persone posta a tutto spiano foto che immortalano la serata? È possibile essere dimenticati anche quando si ha Facebook.
      Nel senso, il bello dei social lo facciamo noi come persone. Quando ci facciamo prendere la mano dal “meccanismo” invece che dal buon senso, beh, secondo me c’è qualcosa che non va.
      E sì, il senso dell’ultima parte del post è proprio quello che dici tu: ci vuole molto sforzo a stare senza Facebook e ad essere presente in altri modi. Ma come dicevo, per me è stata una riappropriazione positiva del mio tempo e dei rapporti con le persone.

  11. Ho da poco terminato la lettura de il cerchio, di dave eggers. Lo consiglio a tutti. Il cerchio è una multinazionale che somiglia tanto a google – con l’assorbimento di facebook, twitter, paypal – capace di far fuori la concorrenza e avere il monopolio della rete. Il cerchio nn permette che ci sia anonimato, le nostre identità sono certe, cosi come le nostre preferenze e transazioni economiche. La privacy è un furto e condividere è un obbligo, in una bulimia di dati, like e notizie.
    Quando tutti si adeguano alla comunicazione telematica e via web, è difficile starne fuori. Io per lavoro ho la velata imposizione di usare whatsapp. Comunicazioni 24/7 e reperibilità costante sono i motivi di usura del nuovo millennio, quelli che generano ansia, panico e il costante scollamento dalla realtà, semplicemente per il fatto che non ne esiste una sola.
    Il vecchio medico di mio nonno, quando gli dissi che ero insonne, che soffrivo di attacchi di panico e compagnia danzante, mi rispose così: spegni il telefono.

    1. Non conoscevo quel libro, me lo segno, grazie! 🙂
      Non credo siamo troppo distanti da una realtà in cui le nostre identità sono sempre più controllate e in qualche modo usate “contro di noi”, per farci consumare di più o distrarci dalla realtà.
      Spegnere il telefono è un buon vecchio metodo, non lo disdegnerei affatto 😀

  12. […] Barcellona e che è proprio brava a scrivere, e domenica ho ricevuto la notifica del suo articolo, questo. Non voglio rubarvi la sorpresa, vi consiglio di leggervelo. Mi ha fatto pensare tantissimo, al […]

  13. Brava Giulia! Scrivi sempre bene e io cerco di non perdermi neanche un tuo post. Anni fa mi cancellai fa Facebook anche io, ma poi per questioni pratiche riattivai l’account. Capisco lo sconforto di chi ti ha sempre trovato li e per cui tu scompari improvvisamente, sei stata forte a superarlo e brava a trovare vie diverse. Sono anche molto d’accordo con la riflessione generale che soggiace al post. Anche a me inquieta fornire costantemente i miei dati a una singola azienda che possiede tre social network, e spesso penso a te e ad altri che avete fatto questa scelta. Al momento cerco di guardare il lato positivo, tramite Facebook ho sconosciuto tante persone che non avrei mai incontrato in altro modo, e sono persone in carne ed ossa con cui esco molto spesso. Aspetto un nuovo post sulle conseguenze che questa tua

  14. Ti avevo scritto un lungo commento di risposta (avevo letto anche il tuo primo post sulle motivazioni, ai suoi tempi) e volevo farti i complimenti. Per il coraggio innanzitutto, ma anche per l’impegno che metti nel coltivare le relazioni offline. Se la gente è su facebook credo sia essenzialmente per pigrizia: è più facile e immediato e richiede meno sforzi. Credo sia anche il motivo per cui io sono su facebook. Poi la mia pagina mi dà soddisfazioni anche se effettivamente richiede molta cura, ma riesco a bilanciarmi.
    Da tempo però mi inquieta Facebook e il suo fagocitare qualsiasi altro social più piccolo e condivido le tue ragioni, ma non trovo il coraggio di staccare tutto perché sì, forse effettivamente sono troppo abituata a quelle home infinite e alla sicurezza di ricevere una notifica. Spesso penso anche se si può davvero parlare di dipendenza da social network. Non credo di esserlo, ma ho paura che se li lascerò entrare troppo nella mia vita poi diventerà sempre più difficile staccarsene.
    Comunque bravissima Giulia, scrivi sempre bene e mi piace leggere i tuoi post, cerco di non perdermene neanche uno: non ho bisogno di Facebook a ricordarmi che ci sono bei blog da seguire!
    Un abbraccio e a presto!

    1. Grazie Ele <3
      Facebook ha sicuramente molti lati positivi, in primis quello che ci ha portato a iscriverci anni fa: stare in contatto con le persone, soprattutto quelle che non abbiamo modo di avere vicine. Purtroppo con il tempo questo scopo si è un po' appannato, perso dietro i video divertenti, le pagine di informazione, i blog, le opinioni e mille altre cose che – alla fine – hanno finito per distanziarci, di nuovo, dalla reale comunicazione con le persone. Ecco, ci vuole disciplina anche per usare bene Facebook, e io quello slancio lo avevo perso 😉

      Sai che ricambio l'ammirazione per quello che fai tu, non mi stanco mai di leggere le tue avventure!

  15. Io ci ho pensato spesso, ma ammetto di non essere pronta per quanto riguarda Facebook. Più che altro mi chiedo come sia possibile non trovare una via di mezzo: con i social sembra essere o tutto o niente.. o ci passiamo le ore oppure scegliamo di starne fuori. Nel dubbio, probabilmente è meglio l’ultima

    1. Magari è solo questione di arrivare al punto di saturazione, come è capitato a me, dopo il quale lasciare è più facile 😉

  16. Bellissimo articolo.In effetti io sono arrivato al tuo blog cercando su google qualche impressione sul “non usare facebook”. lo uso solo sporadicamente per controllare se ho qualche messaggio privato,ma conto di chiudere a breve l’account. Secondo me facebook è solo uno sfogo per esibizionisti,,è verissimo il fatto che rende le persone piu’ tristi, non è fondamentale per mantenere contatti.Su whattsup ho un’opinione diversa ritenendolo molto utile.Poi come gia hai scritto, per il resto c’è twitter.

  17. luca cappelletto dice: Rispondi

    ciao, ho chiuso or ora facebook, per quanto riguarda w.a…. boh, è un po’ che ci penso, anche perchè ho un’amica che usa un gsm ma vedo che la sua vita è comunque strapiena… lo faccio il salto ??? perchè a quel punto nn mi servirà nemmeno più lo smrtphone ma tornerò al mio samsung con qwerty stile-blackberry…. consigli??? ah, dimenticavo…. ho 45 anni e fino a pochi anni fa vivevo da dio anche senza smartphone….

    1. Ciao Luca, beh provare non costa niente…se poi non ti ci ritrovi, puoi sempre reinstallare WhatsApp 😉

  18. luca cappelletto dice: Rispondi

    ciao,
    mah, ti dirò…. il primo smartphone l’ho preso usato nel 2014 perché era nella vetrina di un mercatino dell’usato a circa 30 eurini, e lo uso come hotspot x il pc portatile e come lettore musicale…. e visto che il mio piano telefonico prevede una quota spaventosa di sms gratis, voglio provare a stare un po’ senza smartphone…. magari creo degli adepti tra i quarantenni …. magari passo per l’ennesimo svitato che vuole fare l’alternativo a tutti i costi… seguiranno aggiornamenti.
    grazie e …. bello il tuo blog….

  19. Purtroppo mi sono dovuto reiscrivere per lavoro che stress… WhatsApp idem… ma fosse per me farei come in Cina e prenderei Facebook per quel che è: propaganda politica e manipolazione comportamentale spacciata per mezzo di comunicazione.

    1. Beh, non hai tutti i torti. Non che i cinesi siano messi meglio però, eh, in quanto a propaganda politica 😉

Cosa ne pensi?