Di quando il ginecologo mi ha ricordato che sono una giovane trentenne

agustina guerrero una giovane trentenne

Se c’è una cosa sulla quale cerco sempre di essere puntuale, pur nella mia crescente procrastinitudine, sono le visite ginecologiche.
In qualsiasi città mi ritrovi a vivere, mi organizzo sempre per compiere il mio dovere di donna coscienziosa nei confronti della sua salute: cerco di fare almeno una visita ginecologica all’anno.
Oh, mi hanno educato così, e ne sono contenta.
Tre anni di lavoro in una clinica di fertilità poi hanno fatto il resto. In termini di paranoie e lavaggio del cervello, intendo.
Nel corso della mia vita da giovane trentenne sono quindi passata sotto le mani di molti ginecologi.
Che mi hanno ispezionata, ecografata, pap-testata e a volte anche giudicata. Che una bella dose di cazzi degli altri non fa ma mai male, soprattutto quando hai un camice bianco addosso e quella sottile linea tra privacy e salute è molto labile.

Comunque.
Esattamente due anni fa, con i miei sgargianti 32 anni, avevo fatto una visita ginecologica nella clinica di Barcellona in cui lavoravo. Come avevo raccontato qui, il caro ginecologo che mi seguiva aveva emanato la sua sentenza, facendo quel famigerato 2+2:
se hai 32 anni e hai una vita sessuale attiva, o ti sbrighi a figliare o ti vitrifichi gli ovuli.

Sa, signorina, non è più una giovincella ―mi aveva detto.

I miei sgargianti 32 anni dopo quella visita avevano iniziato ad apparirmi un po’ polverosi. Parlare poi con decine di donne che si trovavano dall’altro lato della barricata, in una posizione in cui non avevano più possibilità di scelta e dovevano ricorrere per forza alla fecondazione artificiale, non mi ha particolarmente aiutata.
E lo ammetto, è pure la ragione principale per cui ho cambiato lavoro.

Uno dei teoremi che ti insegnano appena siedi dietro le quinte di una clinica di fertilità è che 35 anni è l’età limite.
L’età massima per essere una donatrice di ovuli, perché dopo perdono di qualità.
Perché dopo la qualità ovarica peggiora esponenzialmente e a delle percentuali così alte che le ho dovute rimuovere dalla memoria per stare serena.

Fatto sta che ora di anni ne ho 34 e mezzo (tic tac) e ho trovato a Genova un centro convenzionato per fare la mia puntuale visita ginecologica. Sono arrivata prevenuta, pronta a sentirmi chiedere a che punto ero con il progetto di maternità e indecisa se rispondere in maniera secca o fingendo di non sentire.

Invece mi siedo di fronte a questo signore sulla sessantina con gli occhiali spessi, alto e magrino, capello brizzolato, una vaghissima somiglianza con il mio professore di chimica al liceo.

― Eccoci signorina, mi dica.

già con il ‛signorina’ mi sento a mio agio, bravo

― Ecco, niente, vengo a fare una visita di controllo.

― Molto bene, ha da riferirmi dei disturbi particolari?

― Direi di no, ma sa, ci tengo a essere puntuale con le mie visite ginecologiche…d’altronde ho 34 anni

metto le mani avanti, pensando che converrà con me sul fatto che la mia età fertile avanza

― 34 anni! Che giovane!

― Si? Lo pensa davvero? È che…in passato mi è stato detto il contrario, dottore…

― Ecco, se vuole sentirsi dire che a 34 anni è già vecchia ha sbagliato consulta, non sono uno di quei dottori. Lei è giovanissima!

momento di commozione, ma non esageriamo, insomma, decidetevi…sono confusa, però mi piaci dottore, bravo per l’ottimismo

Questo dottore mi è piaciuto molto. Non solo perché mi ha detto che sono giovane, anche se un po’ sì.
Ma perché non mi ha fatta sentire sull’orlo del baratro, non mi ha giudicata per le scelte fatte finora e per la confusione che ho verso il mio futuro riproduttivo.

Il punto è che, per come sono fatta io, non mi puoi dire in faccia che mi devo decidere perché il tempo sta scadendo e l’orologio biologico ticchetta verso l’inesorabile momento X.
Per quanto confusa e con un futuro più o meno incerto davanti, non ho bisogno di censori che mi dicano cosa dovrei fare con i miei ovociti.
E lo so, lo soooo, che il momento X arriva davvero, ma per quanto ne so potrebbe anche essere già arrivato e non l’ho saputo.
Non è un forse un diritto anche quello di andare incontro alla propria natura accettandola con serenità?

Quindi, ginecologo di Barcellona, per te le revisioni finiscono qui.
Ginecologo di Genova, con te ―se mai dovessi vivere ancora qua, ci rivediamo l’anno prossimo.

—☆—

E comunque, che di anni ne abbiate 25, 35 o 55, se passate di qua ed è da tanto che non fate una visita ginecologica o un pap-test, smettete di procrastinare. Male non vi fa.

—☆—

Da poco sono tornata a parlare della mia esperienza alla Clinica sul sito di Parole Fertili, una community dedicata al dialogo sul tema della fertilità e della ricerca della maternità, da qualsiasi punto di vista lo si voglia approcciare.
Qui trovate la mia storia su come sono arrivata a essere un’insider in una clinica di PMA, e qui l’intervista.

Illustrazione in copertina by Agustina Guerrero.

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6 Replies to “Di quando il ginecologo mi ha ricordato che sono una giovane trentenne”

  1. Una volta feci una visita ginecologica a MIlano d’urgenza: la ginecologa mi diede della vecchia (29 anni da compiere dopo un mese) e della cicciona… praticamente secondo lei ero destinata a non avere figli per sempre a causa di queste due cose: vecchiaia e ciccia.
    Sperando che nel frattempo un fulmine l’abbia colpita riportandola sulla retta via, dopo di lei ho trovato solo ginecologi seri che ste cose non si permettevano nemmeno di pensarle…

    1. Un bouquet di sensibilità per questa dottoressa.
      Meno male che la maggior parte delle volte si tratta appunto di casi isolati; peccato che siano le loro parole quelle che marcano di più.

  2. Questo argomento mi tocca particolarmente per svariati motivi.
    A parte il fatto che a 33 anni mi sono già sentita vecchia più di una volta, ho avuto negli anni incontri ravvicinati con diversi ginecologi. Il mio (che cambierò molto presto, mi sa) ha l’età dei miei genitori e non ha mai fatto un millimetro più dello strettamente necessario. Di buono c’è che non mi sono mai sentita dare della vecchia, però a volte quando ci si rivolge ad un medico si vorrebbe anche un accompagnamento, un suggerimento… invece molte volte ho avuto l’impressione di essere più attenta io di lui. E direi che non è proprio un bene!
    PS: 🙂 Splendide come sempre le illustrazioni di Augustina Guerrero, la adoro!

    1. Si, è vero, un buon medico dovrebbe anche avere quella capacità di sensibilità necessaria per dare anche dei consigli ogni tanto, senza attenersi rigorosamente allo schema diagnosi-cura. Capisco che molte volte ci facciamo più domande del necessario, ma forse questo succede perché appunto non siamo abbastanza guidate e certe cose le ignoriamo fino a che non ci scontriamo con i problemi 🙁

      Agustina Guerrero è mitica, una delle mie preferite in assoluto!

  3. bello il sito rinnovato!

    1. Grazie! Ogni tanto la sera mi metto a disegnare 😀

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