A volte mi sento un bancomat

Uno di quegli sportelli ai lati delle strade, c’è chi ha il suo preferito, c’è chi ogni volta cambia. Io posso essere il tuo bancomat preferito, quello a cui vai quando sei a corto di contanti. Un codice, due carezze alla tastiera, ricevuta no grazie – sei uno che ha a cuore la natura – e spluff, ecco quello che mi hai chiesto, buona giornata, torna presto a trovarci. Nel senso metaforico del termine, sono un bancomat. Ci sono quando qualcuno ha bisogno di succhiarmi energie, raccontarmi i patemi della sua vita, chiedermi un prestito, un favore o un’opinione sulla sua situazione sentimentale, lavorativa, farmi sapere cosa ne pensa del mondo, lamentarsi della gente che popola questa città, l’ufficio, la famiglia, il suo letto. Assorbo codici e restituisco ascolto o parole di conforto o infilo 20 € sotto la porta di casa tua, così li trovi la mattina prima di andare a lavoro.

Mi sento stanca ora, non sono un buon bancomat ma uno di quelli che si guasta presto. Credo di essere vicina al punto di presentare il messaggio “fuori uso” quando meno te l’aspetti, proprio la mattina in cui vai di fretta e devi pagare in contanti l’idraulico che ti ha sostituito la caldaia.

Mi sento stanca e vorrei che mi si restituisse il favore – lo so che non si fanno favori agli altri per poterli poi chiedere indietro – ma vorrei anche io qualcuno che mi sta ad ascoltare per un’ora mentre gli vomito addosso i miei problemi e le mie preoccupazioni, che mi chiede come sto con vero interesse, che mi offre un prestito, che si offre di accompagnarmi in una commissione quotidiana, che magari…

La verità è che nemmeno riesco a immaginarmi una situazione del genere perché chiedere non mi piace e non ho bisogno di favori da nessuno, mi arrangio io, prendo la bici e mi sposto, maneggio con cura i miei soldi, compro un martello e mi appendo un quadro, mi prendo cura di me stessa e vado a lavorare, 8 ore al giorno, con dedizione, per ascoltare i problemi di decine di donne ogni giorno e provare a rispondere alle loro domande e richieste. Sono stanca. E oggi mi permetto di usare 372 parole per dirlo almeno qui.

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3 commenti

  1. Oh se ti capisco…

  2. ridi, tesoro e sii felice di come hai avuto la fortuna di essere, perché se provi solo per un attimo ad immaginarti dall’altra parte, dalla parte di quelli che si appoggiano sempre…. ecco…. lì non è proprio il tuo posto. Ma lo sfogo ci sta, per recuperare un po’ di energia e rimettersi là… dove tanti si appoggiano. Un abbraccio solidale. Elena

  3. […] ti porti a casa, ma mi sbagliavo. Già qualche post fa avevo avuto il sospetto ed effettivamente era da un po’ che mi sentivo un attimino privata di energie vitali. Il lavoro fisicamente finisce ma la testa continua a lavorare, e non posso evitare di portarmi […]

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