È l’ora del figlio

Non li vedo, ma immagino che i tg italiani vi stiano già inondando di notizie su quanto fa caldo in Italia e si stiano aprendo le danze dei grandi reportage televisivi su come proteggersi dalla canicola estiva, bere tanto, mettersi il cappello, prendere il fresco al centro commerciale. Immagino, eh, che la televisione qui dice più o meno lo stesso, e il tizio di TV3 Cataluña sta lì fresco fresco a farti vedere la mappa ed evidenziare la zona rossa dei 39º di Lleida e quella arancione dei 25º di Barcellona con temperatura percepita di 35º. 

Fra i consigli per evitare di morire per il caldo dovrebbero citare anche il non sedetevi sul divano con il laptop sulle ginocchia. Ma io sono temeraria e di certi consigli mi faccio un baffo. Sarà il caldo, sarà che oggi è il mio primo giorno di ciclo, ma è da qualche giorno che la mia energia vitale è andata a fare un giro e non mi ha detto quando torna. Quindi il mio fisico non risponde a solleciti mentali come scendi in spiaggia! o torna finalmente in piscina! e si ostina a rimanere seduto sul divano arancione che alle 11 del mattino raggiunge già temperature da sauna. L’unica pazzia fatta ultimamente è quella di andare a lavoro in bicicletta. Salire per il Parallelo alle 12:30 del mattino con il sole a picco sulla testa e lo smog del traffico cittadino nelle narici è la cosa meno intelligente che si possa fare, anche questo dovrebbe dirlo TV3 Cataluña. Ma si vede che il tizio del meteo non ci va, in bici all’ora di pranzo. Oggi passo, opterò per la metro e il fresco artificiale dei tunnel. 

Così arriverò in Clinica con la pelle che sa di aria condizionata, pronta per 8 nuove ore di amabili chiacchiere sulla programmazione dei figli altrui.

La gente è molto organizzata in questo periodo, gli italiani poi, figuriamoci se non si programmano bene le ferie. E questo è il periodo che molta gente ha aspettato per un anno, è il momento di concepire il figlio a Barcellona

La chiamata tipo di queste giornate lavorative contiene frasi del tipo

abbiamo le ferie dal 1º al 15 di agosto, la donatrice sarà pronta per quel periodo?

prima del 30 luglio non possiamo venire, perché siamo alla casa al mare 

o

voglio venire subito, perché poi dopo mi devo rilassare e abbiamo già affittato una casetta al mare

A me questo ammasso di voglio, devo, programmo, faccio e disfo, quando si parla di un concepimento, un po’ di incazzo me lo fa venire, che ve lo dico a fare. Ma sicuramente è un problema mio, eh, che ultimamente non riesco nemmeno a programmare quello che mangerò a colazione la mattina. 

In ogni caso l’effetto immediato di questa programmazione italiana delle vacanze è che arrivo al lavoro la mattina e ho una media di 200 mail a cui rispondere. E una trentina di messaggi in segreteria. E vado via la sera che il risultato non cambia. 

Mi scoraggio un po’, a pensare a queste cose. Non tanto alle mail e alle chiamate, quanto al tono delle pazienti. Vero che tanto si può organizzare in laboratorio al giorno d’oggi, ma molte sembrano dimenticare che da questa parte del Mediterraneo c’è una ragazza che magari la casa al mare non se la può pagare e passerà 15 giorni a pungersi la pancia, venire in Clinica ogni 2 giorni a farsi fare un’ecografia di controllo e farsi infine operare di modo che i suoi ovociti siano donati alla paziente. 

Stiamo contribuendo a far perdere naturalezza anche alla cosa più naturale del mondo, la maternità, frutto di un calcolo e di un buco in agenda fra il lavoro e le ferie di agosto. È davvero così che deve andare?

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25 commenti

  1. Lo trovo molto snaturante, ma sono stata molto fortunata e non posso giudicare… Soprattutto continuo a credere che le donne non siano adeguatamente informate sui rischi che corrono.

    1. Anche secondo me. Io una volta negli Stati Uniti sono andata in iperstimolazione perché mi hanno bombardata il triplo che in Italia e ho rischiato grosso! L’ovodonazione penso abbia meno rischi, almeno per la ricevente, per la donatrice chiaramente di più. Comunque alla fine il mio bambino non è arrivato con pma. 🙂

      1. Peró tutte quelle che hanno complicanze grosse al parto che io vedo (e sono mica poche) sono uovodonate. Se poi arrivano a termine eh, ché non è mica detto per nulla.

        1. Ma dai, questo non lo avevo mai preso in considerazione, ho conosciuto ovodonate e non hanno avuto complicazioni al parto ma il mio campione è ovviamente irrisorio. Le complicazioni grosse le vedi in ovodonate ma anche in fivet/icsi? Insomma in donne che hanno fatto pma?

          1. Sì.

        2. Non è mica detto, no. Io purtroppo vedo soprattutto le casistiche negative: un po’ come in tanti ambiti della vita, tendono ad arrivare più le notizie negative che quelle buone. Quindi fra tanti bambini concepiti in clinica che nascono senza problemi o complicazioni, quelli di cui veniamo a sapere sono soprattutto gli altri. Non posso fare statistiche per questo motivo, però sì che posso dire che di casi complicati in seguito a ovodonazione ne ho visti molti. Però, ripeto, sarà che se una paziente che ha fatto ovodonazione ha un problema durante la gravidanza, la prima cosa che fa è chiedere conto alla clinica che ha scelto la sua donatrice.

          1. O sarà anche che capita di più, dammi retta.

          2. Mi fido Spersa, il mio “non è mica detto” si riferiva alla tua frase sul portare a termine la gravidanza. Secondo te perché succede? Che cosa rende diverso il decorso di una gravidanza ottenuta con FIV da una ottenuta naturalmente? Centra la stimolazione ovarica? O è proprio diverso il post-impianto? Va beh, per non parlare dei casi in cui i bimbi nati da ovodonazione presentano qualche problema ereditario…

      2. Cavolo, con l’iperstimolazione non si scherza… Quanti ovociti volevano tirarti fuori triplicando la stimolazione?!?

        1. Fecero un ragionamento molto elementare (tipicamente americano) e superficiale: hai 30 anni, in Italia produci sui 10 ovociti con 150 di gonal F, noi te ne diamo 450 e così vedrai che almeno 20 ovociti li farai!
          Risultato? 10 ovociti degenerati e lieve iperstimolazione. Alla fine risultato negativo, 35000 € spesi (fra icsi in Usa e permanenza a New York di un mese e mezzo) e una diagnosi tutta loro di cattiva qualità ovocitaria, quindi consigliavano ovodonazione. Follia!
          A Bruxelles, centro di eccellenza a cui mi rivolsi l’anno successivo, giudicarono pazzi gli americani, e nei successivi cicli con i soliti 150 (ma anche 100) di gonal io feci i miei soliti 10/12 ovociti di qualità bellissima. Poi non sono rimasta incinta lo stesso, ma quella è un’altra storia. 🙂

          1. uhhhh mamma mia! mi spiace che ne abbia dovuto passare tante… meno male che c’è il lieto fine! 🙂

          2. Un meraviglioso lieto fine, dopo 7 anni di inferno! Buon lavoro cara. Sii paziente con queste donne, che di base sono davvero disperate. È la disperazione abbrutisce, quasi sempre.

          3. Cara, sono la regina dello zen, te lo giuro. Poi ho bisogno di scriverne nel blog per questo, se no implodo. È un lavoro difficile anche per noi che stiamo dall’altra parte della cornetta. Mettere da parte i tuoi problemi mentre ascolti i loro, cercare di non identificarti nelle loro relazioni complicate e provare a non sentire l’orologio biologico che ti dice che i 30 scorrono in fretta…

          4. Ti capisco benissimo Giulia, infatti non era una critica a te. Avere a che fare con donne alla ricerca di un figlio che non arriva non è facile, e tu mi sembri una persona molto empatica e sensibile. Se ripenso a come ero io in quegli anni, mi stupisco di come qualcuno non mi abbia mandata a quel paese, tanto rompevo! 😉

    2. Eh Spersa, qui tocchi un punto dolente…

  2. Io sono incinta grazie alla pma, ho smesso di piangere davanti a test negativi grazie alla pma quindi per me ben venga la pma!!!
    Ovviamente però non capisco certe pretese; non ho fatto ovodonazione ma i miei vari tentativi li ho programmati in base alle nostre esigenze e a quelle della clinica. L’anno scorso ho semplicemente bypassato l’estate preferendo non stare con l’ansia. Con l’ovodonazione non so se si possa fare però..

    1. Si può fare anche con l’ovodonazione, puoi decidere di iniziare il mese che vuoi. Le pretese su quando venire nascono sulla date per fare il transfer. Se la donatrice si sta stimolando in fresco (cioè sta facendo lo stesso trattamento che immagino abbia fatto tu con la FIV) non si può sapere con anticipo quando sarà pronta. Sappiamo quando farà il pick-up solo 2 giorni prima.

  3. Ciao cara, sí, le mie otto ore giornaliere le passo in una clinica di riproduzione assistita 🙂 lo sfogo di questo post nasce dal fatto che per la ricevente è possibile decidere più o meno in che periodo venire per fare il transfer degli embrioni. Non riusciamo a concordare il tutto mesi prima perché andiamo passo passo, aspettiamo che venga il ciclo, che passino le settimane necessarie per la preparazione endometriale…e intanto aspettiamo che anche la donatrice giusta sia pronta. Molte pazienti non capiscono appieno come funzionano i tempi del trattamento e si fanno i loro programmi di ferie prima di parlare con noi e di accertarsi che i loro spostamenti siano compatibili con il nostro modo di lavorare. Ormai so quanto possano essere frustranti quei 10-12 giorni di attesa…il problema è che da questa parte il lavoro è TANTO e accontentare tutte e far quadrare i piani per tutti può essere un po’ frustrante.

  4. una domanda devo farla, perdona l’ignoranza: ma la donatrice viene pagata?

    Comunque, sarò orribile, ma penso che donne del genere non debbano avere un figlio. sarà selezione naturale, sarà che io sono davvero pessima, ma non è una vacanza, non è una cena o l’ultimo oggetto da comprare…. è una vita.
    Molti credo non sappiano cosa comporti avere un figlio/essere genitore, perchè mi sembra che si facciano “tanto per”, perchè così fanno tutti, perchè dopo una certa età ….

    Io non son mai stata interessata a diventare madre, però di una cosa devo rendere atto al mio ragazzo, che di figli ne vorrebbe: li considera il frutto di un’unione, il risutato di due persone, una vita nata dall’amore, insomma, tante cose che si sanno ma a cui non facciamo più caso. ed è vero. Se mai cambiassi idea, dovrebbe avere i suoi occhi e i suoi capelli, magari pure i suoi denti che i miei son storti, le mie gambe e la mia curiosità.

    Tutto il resto non ha assolutamente senso.
    Se la natura certe cose le impedisce e tu vuoi diventare madre a prescindere, pensa all’amore che puoi dare a bambini che ne avrebbero bisogno, invece che confezionarti il figlio per le vacanze come se fosse un pacchetto su amazon.

    E qui chiudo la filippica che la gente mi odierà.

    1. Inneschi un discorso molto lungo Elly e fai molte domande che dopo tre anni di lavoro in clinica continuo a farmi anche io. Rispondo alla prima domanda, che è un dato di fatto: le donatrici ricevono un rimborso spese di circa 1000€. Il mio post era volutamente generalista, non voleva essere un giudizio su TUTTE le donne che fanno dei trattamenti di riproduzione: con il tempo ho imparato a capire che non è giusto liquidare la questione con “lo fanno tanto per”. Di casi ce ne sono tanti, ci sono donne avanti con l’età che per i motivi più disparati arrivano solo ora a questa scelta e ci sono anche molte donne appena trentenni che per varie sfighe della natura sono impossibilitate a procreare. Insomma, c’e tanta roba su cui discutere, e penso che molte considerazioni meritino un post a parte. Detto questo, c’è anche la percentuale di pazienti che mi fa incazzare e di cui parla questo post, quelle che vogliono impacchettare tutto e farlo coincidere tipo un tetris nella loro vita.

      1. che sono le peggiori, probabilmente, dato che di solito, chi genera un figlio “perchè si fa” e lo sceglie impacchettato come se fosse l’ultimo vestito alla moda su Yoox, lo educherà come se fosse un piccolo robot. Almeno, questa la mia esperienza. Certe persone non lasciano troppo spazio ai sentimenti, alla natura umana nè al tempo necessario per crescere, fare esperienze e diventare “grandi”, ma pretendono la perfezione dell’apparenza. Ripeto, la mia esperienza, e mi trovo d’accordo con te su tutto

    2. Scusa Elly se mi intrometto…lo faccio perché io sono una donna pma…..non so se il tuo discorso è generalizzato a tutte le donne che fanno pma o solo a quelle che hanno delle assurde pretese (come quelle descritte da Giulia)…nel secondo caso potrei anche essere d’accordo, ma nel primo no. Non siamo donne che vogliamo il figlio confezionato e ti posso assicurare che si soffre e pure tanto a provare a fare un figlio semplicemente facendo l’amore con il proprio marito ma non riuscirci…se poi come noi non c’è nessunissimo problema fisico la cosa ti fa impazzire….
      Sulla questione dell’aiutare bimbi che ne hanno bisogno…beh forse allora dovrebbero rendere più semplici le adozioni….
      Non voglio far polemica, lungi da me…volevo solo chiarire il punto di vista di chi c’è passato…. 🙂

  5. […] pazienti sono le stesse che già ti avevano snocciolato ben bene i loro impegni lavorativi e ti avevano chiesto di coordinare il concepimento con la loro agenda. Il tema della scelta della donatrice rimane comunque un punto di discussione inevitabile con la […]

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